Economia

Lavoro, quel tornio che somiglia alla playstation

I tre vincitori 
Il "Campionato tornitori 2015" a Piacenza ha permesso ai tre vincitori di conquistare un posto. E ha dimostrato come sia cambiato il mestiere dell'élite dei metalmeccanici nell'era digitale
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PIACENZA - Più che un tornio, questo Doosan Lynx 220LM sembra una playstation. Un quadro comandi con cento pulsanti, luci e monitor. "La differenza - raccontano i ragazzi che si stanno contendendo il titolo di 'Miglior tornitore italiano'- è che questa playstation ti dà da mangiare. Con la play, se sbagli, ricominci da capo e non succede nulla. Qui puoi rovinare un pezzo importante, e anche la macchina. Comunque tornio e playstation un po' si somigliano: bisogna essere svegli e attenti, non distrarsi un attimo". Un capannone del centro tecnologico Siemens nella zona industriale di Piacenza. Qui si svolge il "Campionato tornitori 2015" che non mette in palio medaglie ma posti di lavoro, e di questi tempi non è cosa da poco. Ma è anche una gara che racconta come sia cambiato il mestiere di tornitore, punta avanzata nella categoria dei metalmeccanici. "Il tornitore - dice Marco Benincasa, dell'omonima azienda bolognese che costruisce componenti per riduttori - è l'operaio specializzato più importante. E' quello che guarda il disegno dell'ingegnere e dice: questo pezzo lo faccio io. E lo fa davvero. Senza di lui non si avvia la produzione".

Ci sono altri imprenditori, nel capannone, venuti a scegliere il personale giusto da portare in azienda. Oggi c'è la finale, con dieci concorrenti. Dovrebbero essere 12, perché 12 sono state le selezioni con 140 concorrenti ma due dei vincitori sono già stati assunti e non hanno potuto staccarsi dal lavoro nemmeno per un giorno. "La fabbrica digitale del futuro - dice Fabio Rocchi, della Randstad, multinazionale olandese impegnata nella ricerca, selezione e formazione di risorse umane - necessita di professionisti qualificati non solo nella lavorazione su macchina utensile ma anche capaci di fare dialogare la macchina con il computer. E' una professionalità molto richiesta dal mercato ma non sufficientemente conosciuta dai giovani che cercano lavoro".

Dura una mattinata, l'ultima gara. I ragazzi studiano i torni di ultima generazione della Siemens, multinazionale tedesca, partner tecnologico della Randstad in questo campionato. Sponsor interessata è l'Ucimu, l'associazione dei costruttori di macchine utensili. Si chiamano i nomi dei tre finalisti che saliranno sul podio dopo un ultimo confronto. "Certo - racconta Benincasa - il tornio è cambiato ma il mestiere resta sempre quello. Un tempo si lavorava con le mani, a muovere manovelle, a cambiare punte, frese, gole, bareni. Adesso che stiamo uscendo dalla crisi per il tornitore sta tornando anche un vero mercato. In una grande industria l'uomo del tornio è pagato più dell'operaio semplice e può arrivare a 1.400-1.500 euro. Nelle piccole, o nelle medie come la nostra Benincasa, se ti formi un tornitore davvero bravo non te lo puoi lasciare scappare, e lo stipendio può arrivare ai 2.000 euro".

I tre ragazzi, uno alla volta, lavorano un pezzo di acciaio. Qualche minuto al quadro comandi e la macchina Cnc - controllo numerico computerizzato - si mette in funzione. Una lastra di vetro blindato protegge dai trucioli di ferro. Il pezzo è finito in meno di tre minuti. "Un tornitore di venti o trent'anni fa - spiega Benincasa - avrebbe impiegato dieci minuti, e doveva stare attento a non farsi male, perché il pezzo poteva sganciarsi, i trucioli potevano colpire mani o faccia.... Ma non è questa la sola differenza importante. Dopo il primo pezzo, il tornitore doveva 'costruirne' un altro uguale, e poi un altro ancora... Il lavoro di dieci minuti si ripeteva per ore, giorni, mesi. Oggi basta schiacciare un tasto e la macchina può replicare il lavoro per 10, 1.000, milioni di pezzi. Senza intervento umano, basta solo osservare che tutto fili liscio".

E qui, parlando con gli imprenditori metalmeccanici, si scopre un segreto: il vecchio tornio, nelle aziende, non è stato buttato via come un ferro vecchio. "E' una questione - raccontano sottovoce - di segreti industriali. Se devi fare un pezzo importante e innovativo, quello che ti permette di battere la concorrenza, come puoi fidarti di un tornio moderno, programmato con il computer? Bastano un clic e una e-mail e in un attimo il tuo nuovo pezzo può essere replicato dalla stessa macchina in Cina o in un'altra parte del mondo, dove il lavoro costa un accidente. Per questo, finché è possibile, almeno certi pezzi si fanno 'a mano', con il tornio tradizionale".

Sono tutti giovanissimi, i tre vincitori, appena usciti dagli istituti tecnici professionali. Per loro, una targa e un lavoro. Vince Luca Sarcina di Bollate, 19 anni. Secondo gradino per Jason Merlin, anche lui diciannovenne, di Tromello presso Pavia. Terzo posto per Singh Praminder, nato in India vent'anni fa e arrivato in Italia a 14 anni. "Sì - racconta Merlin - questo tornio Cnc può sembrare un playstation. Ma qui non devi assolutamente sbagliare. Se invece succede l'incidente e sbagli pezzo, se hai un padrone bravo hai un'altra possibilità per portarti a casa il pane. Altrimenti sei fuori". Macchine che costano fino a mezzo milione di euro fanno un po' soggezione.

Erano l'élite dei metalmeccanici, i tornitori. "Adesso ci proviamo noi", dice Merlin, tornitore 2.0. "Certo, quando parli con le ragazze e dici che vuoi fare il tornitore, quelle ti guardano male. Immaginano di vederti uscire dall'officina sporco e pieno di macchie d'olio. Spiegherò loro che adesso si può lavorare al tornio in camice bianco".