MILANO - La settimana finanziaria riparte nell'attesa per l'avvicinarsi delle riunioni decisive delle Banche centrali (a inizio dicembre la Bce, a metà mese la Fed) con le prospettive di ampliare il programma d'acquisto di titoli di Stato nell'Eurozona e - sul versante opposto - di avviare la stretta alla politica monetaria con un primo, lieve, rialzo dei tassi. Ma l'attenzione viene catalizzata in avvio di settimana dai bilanci pubblici dei Paesi dell'area con la moneta unica: i ministri delle Finanze si riuniscono infatti per discutere dei giudizi rilasciati dalla Commissione europea sulle Finanziarie dei singoli Stati membri. Per l'Italia restano nodi da sciogliere, che comporteranno un supplemento di giudizio a primavera. Se, però, fino a poche settimane fa si discuteva della flessibilità richiesta dal governo Renzi per riforme, investimenti ed emergenza migranti (rispettivamente per (0,1, 0,3 e 0,2 punti di Pil), gli attentati di Parigi hanno spostato le priorità. Al centro, ora, c'è la richiesta francese di sforare i tetti sul deficit per finanziare la guerra all'Is. Per altro, anche Roma e il Belgio potrebbero seguire (in misura minore) la strada tracciata da Francois Hollande.
Sui mercati finanziari, invece, si oscilla tra le indicazioni provenienti dalle due Banche centrali di Usa ed Eurozona. Il presidente della Fed di San Francisco, John Williams, ha confermato che ci sono forti possibilità di un innalzamento del costo del denaro da parte della Federal Reserve, nel caso in cui i dati macroeconomici continuino ad essere incoraggianti. Il focus, anche per Williams, è piuttosto sull'entità degli innalzamenti, una volta che la prima mossa sarà fatta. Ormai, comunque, sia gli economisti monitorati da Bloomberg che i future sui Fed funds (una misura di mercato per anticipare le possibilità di cambiamenti della politica monetaria) danno per fatto il movimento dei tassi, dal livello vicino allo zero che li accompagna dal 2008. Non mancano in ogni caso le rilevazioni macroeconomiche attese. Ecco le principali.
Lunedì 23 novembre. Germania: diffusione dati Ifo sulla Fiducia degli imprenditori relativi al mese di novembre. L'Istat diffonde i dati sul reddito e le condizioni di vita relative al 2014. Markit pubblica gli indici Pmi sul settore manifatturiero, dei servizi e quindi composito nell'Eurozona. Dagli Usa si attendono l'indice dell'attività nazionale della Fed di Chicago e la vendita di case esistenti.
Martedì 24 novembre. L'Istat diffonde i dati sulle retribuzioni contrattuali, di ottobre 2015. Dal Giappone, prima, arrivano i dati sul Pmi manifatturiero. Occhio alla Germania, con il Pil del terzo trimestre. La stessa indicazione arriva anche dagli Usa, dove il sondaggio Bloomberg stima un +2,1%. In Francia si guarda alla fiducia manifatturiera, negli Stati Uniti alla fiducia al consumo.
Mercoledì 25 novembre. L'Istat diffonde i dati sul fatturato e gli ordinativi dell'industria, di settembre 2015. In Francia si guarda alla fiducia dei consumatori. Sfilza di dati dagli States: mutui ipotecari, redditi e spese personali, ordini di beni durevoli, vendita di case nuove, richieste di sussidi per la disoccupazione, Pmi composito e fiducia dell'Università del Michigan.
Giovedì 26 novembre. In Germania viene pubblicata l'indagine Gfk sulla fiducia dei consumatori, in Francia l'andamento della disoccupazione.
Venerdì 27 novembre. Dal Giappone arrivano i dati su disoccupazione e inflazione. Parigi pubblica il Pil, in Italia si guarda a fiducia di imprese e consumatori. Fiducia al consumo di giornata anche nell'Eurozona. Dal Regno Unito si attende l'andamento del Pil.
Sui mercati finanziari, invece, si oscilla tra le indicazioni provenienti dalle due Banche centrali di Usa ed Eurozona. Il presidente della Fed di San Francisco, John Williams, ha confermato che ci sono forti possibilità di un innalzamento del costo del denaro da parte della Federal Reserve, nel caso in cui i dati macroeconomici continuino ad essere incoraggianti. Il focus, anche per Williams, è piuttosto sull'entità degli innalzamenti, una volta che la prima mossa sarà fatta. Ormai, comunque, sia gli economisti monitorati da Bloomberg che i future sui Fed funds (una misura di mercato per anticipare le possibilità di cambiamenti della politica monetaria) danno per fatto il movimento dei tassi, dal livello vicino allo zero che li accompagna dal 2008. Non mancano in ogni caso le rilevazioni macroeconomiche attese. Ecco le principali.
Lunedì 23 novembre. Germania: diffusione dati Ifo sulla Fiducia degli imprenditori relativi al mese di novembre. L'Istat diffonde i dati sul reddito e le condizioni di vita relative al 2014. Markit pubblica gli indici Pmi sul settore manifatturiero, dei servizi e quindi composito nell'Eurozona. Dagli Usa si attendono l'indice dell'attività nazionale della Fed di Chicago e la vendita di case esistenti.
Martedì 24 novembre. L'Istat diffonde i dati sulle retribuzioni contrattuali, di ottobre 2015. Dal Giappone, prima, arrivano i dati sul Pmi manifatturiero. Occhio alla Germania, con il Pil del terzo trimestre. La stessa indicazione arriva anche dagli Usa, dove il sondaggio Bloomberg stima un +2,1%. In Francia si guarda alla fiducia manifatturiera, negli Stati Uniti alla fiducia al consumo.
Mercoledì 25 novembre. L'Istat diffonde i dati sul fatturato e gli ordinativi dell'industria, di settembre 2015. In Francia si guarda alla fiducia dei consumatori. Sfilza di dati dagli States: mutui ipotecari, redditi e spese personali, ordini di beni durevoli, vendita di case nuove, richieste di sussidi per la disoccupazione, Pmi composito e fiducia dell'Università del Michigan.
Giovedì 26 novembre. In Germania viene pubblicata l'indagine Gfk sulla fiducia dei consumatori, in Francia l'andamento della disoccupazione.
Venerdì 27 novembre. Dal Giappone arrivano i dati su disoccupazione e inflazione. Parigi pubblica il Pil, in Italia si guarda a fiducia di imprese e consumatori. Fiducia al consumo di giornata anche nell'Eurozona. Dal Regno Unito si attende l'andamento del Pil.