MILANO - Il Pd rottama il Pd. Anzi, gli ex ministri delle Finanze, Vincenzo Visco, e dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani, rottamano la manovra varata dal governo Renzi nella Legge di Stabilità senza mezzi termini: "Contrariamente a quanto viene affermato non è espansiva", poichè "in estrema sintesi, consiste in una riduzione netta di tasse di 3,3 miliardi compensata da un taglio di spesa pubblica di poco superiore: 3,5 miliardi (lo 0,2% del Pil)". Peggio: la manovra è populista perché "privilegia misure popolari a basso moltiplicatore, anziché la ripartenza attraverso gli investimenti pubblici.
A metterlo nero su bianco è l'ultimo rapporto sugli andamenti della finanza pubblica del Nens, il centro studi fondato proprio da Visco e Bersani, che passa a setaccio la Legge di Stabilità e le stime del Def. Il rapporto, in particolare, ritiene che ci sia una "sovrastima delle previsioni di crescita" e anche in confronto a tutti gli istituti internazionali, individua un "eccessivo ottimismo riguardo le prospettive di crescita".
Di qui le critiche alle scelte fatte dall'esecutivo per rilanciare l'economia: "La politica del Governo - si legge - non appare in grado di rendere strutturale l'attuale fase di accelerazione della crescita economica che sta caratterizzando il 2015. E questo non tanto per la mancanza di interventismo, quanto per la filosofia di fondo che caratterizza la politica economica dell'Esecutivo Renzi, il quale trascura volutamente la possibilità di generare maggiore crescita attraverso la ripartenza degli investimenti pubblici per privilegiare misure molto più popolari ma a basso moltiplicatore coma ad esempio il bonus 80 euro, il taglio dell'Irap sul cuneo fiscale o l'abolizione di Imu e Tasi su prime case e terreni agricoli".
Nens sottolinea la correttezza di aver eliminato gli aumenti di imposta previsti come clausole di salvaguardia, ma ricorda che l'intervento assorbe gran parte delle risorse: "Una volta eliminata la clausola di salvaguardia, per 17 miliardi circa, le spese sono previste in aumento per 4,9 miliardi e, al tempo stesse vengono ridotte di 8,4 miliardi, con un saldo di riduzione di 3,5 miliardi; le entrate si riducono invece di 7 miliardi, in buona misura compensati da un incremento di 3,7 miliardi con un saldo di riduzione pari a 3,3 miliardi".
Non abbastanza per spingere la crescitta, osserva il centro studi del Think tank di Visco e Bersani che poi dedica anche un capitolo al Sud e all'evasione fiscale. Sul fronte del Mezzogiorno si rileva che "su 28,7 miliardi di impieghi la manovra destina solo 450 milioni di euro in tre anni", mentre per quanto riguarda il Fisco il Nens sottolinea "la rinuncia all'attuazione di un'efficace lotta all'evasione fiscale che avrebbe potuto produrre una rilevantissima acquisizione di risorse tali da consentire, nel medio periodo, robuste e permanente misure di alleggerimento del prelievo sul lavoro e sulle attività produttive".
A metterlo nero su bianco è l'ultimo rapporto sugli andamenti della finanza pubblica del Nens, il centro studi fondato proprio da Visco e Bersani, che passa a setaccio la Legge di Stabilità e le stime del Def. Il rapporto, in particolare, ritiene che ci sia una "sovrastima delle previsioni di crescita" e anche in confronto a tutti gli istituti internazionali, individua un "eccessivo ottimismo riguardo le prospettive di crescita".
Di qui le critiche alle scelte fatte dall'esecutivo per rilanciare l'economia: "La politica del Governo - si legge - non appare in grado di rendere strutturale l'attuale fase di accelerazione della crescita economica che sta caratterizzando il 2015. E questo non tanto per la mancanza di interventismo, quanto per la filosofia di fondo che caratterizza la politica economica dell'Esecutivo Renzi, il quale trascura volutamente la possibilità di generare maggiore crescita attraverso la ripartenza degli investimenti pubblici per privilegiare misure molto più popolari ma a basso moltiplicatore coma ad esempio il bonus 80 euro, il taglio dell'Irap sul cuneo fiscale o l'abolizione di Imu e Tasi su prime case e terreni agricoli".
Nens sottolinea la correttezza di aver eliminato gli aumenti di imposta previsti come clausole di salvaguardia, ma ricorda che l'intervento assorbe gran parte delle risorse: "Una volta eliminata la clausola di salvaguardia, per 17 miliardi circa, le spese sono previste in aumento per 4,9 miliardi e, al tempo stesse vengono ridotte di 8,4 miliardi, con un saldo di riduzione di 3,5 miliardi; le entrate si riducono invece di 7 miliardi, in buona misura compensati da un incremento di 3,7 miliardi con un saldo di riduzione pari a 3,3 miliardi".
Non abbastanza per spingere la crescitta, osserva il centro studi del Think tank di Visco e Bersani che poi dedica anche un capitolo al Sud e all'evasione fiscale. Sul fronte del Mezzogiorno si rileva che "su 28,7 miliardi di impieghi la manovra destina solo 450 milioni di euro in tre anni", mentre per quanto riguarda il Fisco il Nens sottolinea "la rinuncia all'attuazione di un'efficace lotta all'evasione fiscale che avrebbe potuto produrre una rilevantissima acquisizione di risorse tali da consentire, nel medio periodo, robuste e permanente misure di alleggerimento del prelievo sul lavoro e sulle attività produttive".