Economia

Rischio crescita per Pil: Renzi si scontra con l'effetto Parigi, consumi ed export

La crisi del mercato interno, dovuta al clima di terrore dopo gli attacchi terroristici, si aggiungerebbe al rallentamento degli emergenti, che sta già affossando le esportazioni, mettendo a rischio l'obiettivo di crescita per il 2015 stimato dal governo al +0,9%

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MILANO - Rischio crescita per l'Italia. Dopo gli allarmi lanciati da più parti, si teme il rallentamento dei consumi a seguito degli attacchi terroristici di Parigi. Il governo potrebbe presto rivedere l'obiettivo di un Pil in crescita dello 0,9% per il 2015, nonostante le smentite del premier Matteo Renzi e del ministro all'Economia Pier Carlo Padoan.

Il balletto delle cifre, del resto, si riprone, puntuale ogni anno. Dicembre è tempo di bilanci, anche per il governo che dal Parlamento aspetta il via libera alla Legge di Stabilità 2016. Un disegno di legge che Palazzo Chigi definisce "espansivo", nonostante le critiche delle minoranza Pd e delle opposizioni. Anche perché la legge è stata varata su stime - relative alla crescita del 2015 - che sono proprie solo dell'esecutivo: il +0,9% del Pil atteso per fine anno si scontra con le stime più prudenti dell'Ufficio Parlamentare di Bilancio, della Commissione Ue, del Fmi e di Bankitalia. Peggio: si scontra anche con i numeri certificati dall'Istat (+0,6% la variazione acquisita a fine settembre) e con un contesto internazionale in profonda mutazione.

Gli choc economici positivi - dal crollo del prezzo del petrolio al costo del denaro ormai sottozero - hanno lasciato spazio alla paura alimentata dai tragici attentati di Parigi e la frenata delle economie emergenti. Con un duplice effetto negativo: il terrorismo impatta sui consumi interni, la paura ci chiude in casa e zavorra i consumi. La difficoltà dei paesi in via di sviluppo, invece, si traduce in un calo delle importazioni: tradotto l'Italia esporta di meno. 

Il governo, però, tira dritto. Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, ha confermato le stime: "La crescita reale - ha sottolineato - viene confermata dalle nostre valutazioni e non smentita come qualche polemica del weekend potrebbe far pensare". Il premier Matteo Renzi ha rassicurato: "Nessun timore per il Pil, continuerà a crescere". Anche il sottosegretario Pierpaolo Baretta ha ribadito che non cambiano le previsioni del Pil: "Le stime sono quelle previste. Anzi, nelle ultime settimane avevamo avuto dei miglioramenti che ci potevano far sperare di crescere ulteriormente - ha aggiunto -. Non c'è dubbio che lo scenario internazionale che si è verificato dopo i fatti di Parigi pone dei problemi nuovi e delle nuove emergenze - dice il sottosegretario - sui quali il Governo pone la propria attenzione e valuta eventualmente come intervenire. Non prevedo effetti immediati sui dati della ripresa che si sta consolidando".

Eppure solo nel fine settimana non tutti sembravano sicuri che l'effetto Parigi non si sarebbe fatto sentire sui conti: "C'è preoccupazione, come ha detto il ministro Padoan, che il nuovo clima creato dagli attentati di Parigi e i rischi per la sicurezza arrivino a frenare la ripresa dei consumi in Italia, ma per ora si confermano le previsioni di crescita del Pil", ha detto lo stesso Renzi lanciando un appello all'Italia: "I cittadini non la diano vinta ai terroristi, chiudendosi in casa". I rischi però ci sono. Per il direttore generale di Bankitalia, Salvatore Rossi, "il clima di paura e di prudenza nei consumatori,  può pesare sulla domanda. E' un rischio, non è ancora una realtà. Dobbiamo tutti lavorare perché non lo diventi".

I numeri però sembrano voltare le spalle alla fiducia di Palazzo Chigi. Con loro anche industriali e impreditori. La prima a sollevare timori sull'effetto degli avvenimenti terroristici era stata Confindustria, mentre oggi Confesercenti rincara i timori, dopo i dati negativi sul rallentamento dei prezzi: la frenata dell'inflazione registrata a novembre "è superiore alle aspettative. Sul versante prezzi, infatti, novembre è solitamente un mese freddo, spesso caratterizzato da flessioni congiunturali; ma il calo di 0,4 punti registrato quest'anno su ottobre fa riflettere, anche perché è la diminuzione più ampia registrata in novembre negli ultimi due anni". Annota sul punto Anna Grimaldi di Intesa Sanpaolo: "Non può escludersi del tutto che gli attacchi di Parigi abbiano indotto i consumatori a limitare le uscite e gli spostamenti. Generalmente l'effetto di eventi terroristici è maggiore sul consumo di servizi ricreativi e turismo che su altri capitoli di spesa". Sono proprio le voci che hanno depresso i prezzi nel mese di novembre.

E lo stesso Padoan, sempre in tema di inflazione, ha rimarcato un altro risvolto negativo: "Un livello più alto sarebbe più utile per favorire il percorso di discesa del debito" in termini reali. Quanto al risparmio dal calo degli spread, secondo la responsabile Maria Cannata quest'anno "le spese per interessi sul debito pubblico ammonteranno a 5 miliardi in meno, di cui 3,3-3,5 miliardi legati ai derivati: un livello analogo a quello del 2014".

Indicazioni più chiare arriveranno domani quando l'Istat pubblicherà i conti economici trimestrali finali che potrebbero certificare la crescita del Pil allo 0,2% nel terzo periodo dell'anno, in rallentamento rispetto al +0,4 e +0,3% dei primi due trimestri. Quando è emersa la prima stima sull'andamento del Pil nel terzo trimestre, si sosteneva dal Tesoro, l'Istat non aveva ancora pubblicato l'andamento del settore dei servizi, quello che dovrebbe scontare la ripresa turistica del Belpaese e l'effetto-Expo più di ogni altro. Pochi giorni fa, però, il dato pubblicato non è stato esaltante: "Nel terzo trimestre del 2015 l'indice destagionalizzato del fatturato dei servizi (valore corrente che incorpora la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi) è aumentato dello 0,1% rispetto al secondo trimestre 2015, mostrando segni di rallentamento della crescita rispetto a quanto registrato nei precedenti quattro trimestri". Anche da questo punto di vista, pur consolidandosi la ripresa, non ci sono accelerazioni, anzi.

Non è l'unica crepa nella costruzione della ripresa. L'export, infatti, è tra gli altri tasti dolenti. D'altra parte il rallentamento cinese e delle economie emergenti, ancora non pienamente riflesso nelle statistiche, insieme al ridimensionamento di buoni clienti come il Medio Oriente, dove il crollo del greggio sta facendo stringere i cordoni della borsa. E nel terzo trimestre dell'anno le esportazioni hanno registrato un calo congiunturale del 2,3%. L'Ufficio Parlamentare di Bilancio, che ha rilasciato uno degli ultimi studi sulla situazione dell'Italia nel Rapporto sulle politiche di bilancio del 2016, ha ricordato che mentre "nel primo semestre dell'anno le esportazioni hanno beneficiato del deprezzamento del cambio e del maggiore orientamento geografico verso i mercati in crescita del Nord America e dell'Europa", il quadro poi è cambiato "a causa della decelerazione dei paesi emergenti" e nel terzo trimestre i volumi dell'export sono calati. A dimostrazione che il rallentamento della Cina e del Brasile pesa sull'Italia e sull'intera Eurozona.

Il problema, dunque, è che molti degli elementi di sostegno alla ripresa dell'Italia stanno cedendo e un'ondata di pessimismo da parte delle famiglie (la cui fiducia era, prima di Parigi, ai massimi storici) potrebbe minare lo zoccolo duro della crescita economica, quello dei consumi interni. Anche nel terzo trimestre, infatti, grazie al recupero del potere d'acquisto determinato dall'inflazione a zero e dai leggeri miglioramenti sul fronte del lavoro, le spese delle famiglie sono progredite, in linea con quanto accadeva in primavera. Sintetizza l'Upb: "Gli attacchi di Parigi del 13 novembre incidono su questo quadro, da un lato, aumentando l’incertezza e scoraggiando alcune tipologie di consumi, dall'altro, portando ad aumenti di spesa per le esigenze di difesa e sicurezza". Nel Pil, d'altra parte, entrano anche i famosi 2 miliardi che Renzi vuole dedicare alla sicurezza, flessibilità Ue permettendo. Perdere il treno della ripresa dei consumi, mentre gli altri appigli già son venuti a mancare, rischia di rendere vano l'obiettivo di crescita dello 0,9% indicato dal governo come elemento di base della Finanziaria. Già per l'Upb, infatti, è più sensato puntare a un +0,8% grezzo (che diventa +0,7% destagionalizzato e tenendo conto dei tre giorni lavorativi in più del 2015 rispetto al 2014).