Economia

Dopo sette anni tornano a salire le spese per i regali di Natale

(lapresse)
Il budget cresce del 5% a 166 euro a testa, ma resta ancora inferiore del 30% al dato del 2009. Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, mostra ottimismo, ma avverte: "La prudenza è d'obbligo per l'incognita terrorismo"
 
1 minuti di lettura
MILANO - Natale di ripresa. Per la prima volta dopo sette anni di crisi, nel 2015 spesa media per i regali tornerà a crescere. Secondo una ricerca di Confcommercio il budget degli italiani salirà del 5% rispetto allo scorso anno fino a 166 euro, pur restando inferiore del 30% al 2009. "Questo Natale potrebbe essere finalmente il primo con segno positivo, per una maggiore propensione ai consumi e ai regali delle famiglie" dice il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, ricordando che "la prudenza è d'obbligo per l'incognita terrorismo".

Secondo lo studio, degli oltre 30 miliardi di tredicesima disponibili per i consumi, 10 miliardi circa saranno destinati ai regali, con un aumento di circa 200 milioni sull'anno scorso. Per l'associazione dei commercianti ad indicare il ritorno "alla normalità" è la percentuale di chi ritiene i regali una spesa piacevole: dal 45,8% del 2011 si risale al 52,5%. Segnali positivi anche dalla percentuale di chi aspetta gli ultimissimi giorni per fare il regalo: si scende dal 47,3% dello scorso anno al 37,3%. D'altra parte, più la persona avverte difficoltà, più rimanda il momento di fare acquisti.

Fiducioso anche Sangalli secondo cui "le condizioni economiche sono favorevoli, per i prezzo de petrolio, i cambi, i tassi di interesse: la ripresa si sta lentamente concretizzando e producendo i primi effetti tangibili sulle famiglie. Ma il governo - avverte -  non ha ancora vinto la scommessa di trasformare la crescita statistica in una ripresa robusta e diffusa. Bisogna avere più coraggio nel tagliare le tasse, eliminare la spesa improduttiva, ridurre il deficit di legalità, annullare la cattiva burocrazia. Solo così nel 2016 potremo avere una crescita del Pil più forte che ci consentirebbe di eliminare le clausole di salvaguardia nel 2017".