Economia

Salva banche, accantonati gli emendamenti in attesa del governo. I risparmiatori svuotano i c/c

La commissione Bilancio, tra le polemiche delle opposizioni, accantona le proposte di modifica all'emendamento che contiene il salvataggio di Carife, CariChieti, Banca Marche e Banca Etruria. Il sottosegretario Morando: "Ok al fondo di solidarietà, ma con paletti"

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MILANO - "Abbiamo completato le votazioni incommissione sul fascicolo banche. Domani (oggi per chi legge, ndr) ripartiamo dall'impianto generale della legge di Stabilità. Le proposte di modifica all'emendamento banche del governo, che oggi sono state accantonate, permetteranno ai relatori Melilli e Tancredi di fare proposte che alla fine dei lavori in Commissione sottoporremo al voto". Così Francesco Boccia, presidente della commissione Bilancio della Camera, ha chiuso nella serata di domenica la prima seduta di votazioni alla legge di Stabilità. "Nella giornata conclusiva dell'esame della Stabilità in Commissione - ha sottolineato - ci sarà modo di tornare sul tema banche per affrontare gli aspetti più delicati, anche alla luce di quello che dirà il ministro Padoan, la cui presenza in Commissione è stata richiesta dalle opposizioni". Il testo della Finanziaria è atteso in Aula per il 15 dicembre.

Il decreto che ha salvato Carife, CariChieti, Banca Marche e Banca Etruria resta dunque al centro della scena politica, in attesa che - dopo Natale - come ha detto il premier Matteo Renzi si metta mano alla riforma della Bcc. I lavori sul salva-banche sono per altro proceduti nella giornata che ha visto manifestare in forze i risparmiatori che si sono visti azzerare gli investimenti in azioni e obbligazioni subordinate delle banche coinvolte. "Qualcuno prima specula - ha accusato il senatore grillino Alberto Airola, presente con il M5S al fianco dei manifestanti - e poi però pagano i risparmiatori. Il governo aiuta le banche ma questo decreto legge salva i delinquenti", ha attaccato. La strada individuata dai cinque stelle è infatti diversa: quello che servirebbe - mettono in evidenza i parlamentari - "è un prestito da parte del Tesoro seguito da un commissariamento".

La protesta dei risparmiatori traditi sta intanto passando ai fatti. Dopo essersi organizzati autonomamente per manifestare, fanno sapere che "stanno trasferendo in altri Istituti Bancari, o altrove, quello che rimane dei propri risparmi", precisando che erano "tutti correntisti delle vecchie" banche salvate "e che sono stati spinti - in maniera obbligata ed inconsapevole - ad acquistare obbligazioni subordinate, vendute dagli stessi dipendenti delle 4 banche, come titoli sicuri e con tassi di interesse bassi, quindi che non presupponevano alcun speculazione e rischio". Per questo, sentitisi "truffati" dal decreto, stanno spostando i depositi "in altri Istituti che non siano collegati alla dirigenza delle 4 vecchie e nuove banche e ai probabili Istituti che a gennaio acquisteranno le nuove banche. Per la maggior parte, ricorrerà ad Istituti che godono di una vigilanza più attenta rispetto a quella che è stata in grado di fornire Bankitalia".

Quanto ai contenuti delle 'toppe' che il governo sta cercando di mettere, le 'Vittime del Salva Banche' dicono che non accetteranno alcun "contentino" e si batteranno "per questa causa fino a quando non verranno risarciti agli obbligazionisti il capitale e gli interessi o titoli comparabili dalla nuova banca e agli azionisti un warrant 'sintetico' 1:1 ratio, in grado di permettere la sottoscrizione di percentuale di sconto definita, nel caso di quotazione in Borsa della nuova entità", cioè l'opzione per sottoscrivere le nuove azioni in ragione delle vecchie possedute. Mauro Marturano, azionista di Banca Etruria, è agguerrito: "Noi che abbiamo comprato i titoli non siamo certo tutti speculatori, come il governo vuole farci credere. Anzi, nel caso dell'Etruria eravamo pronti a sottoscrivere un aumento di capitale che avrebbe permesso alla banca di tornare a operare, come dicevano gli stessi commissari, prima che Bankitalia bloccasse tutto con i decreti di risoluzione".
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La via che si sta delinando per risolvere la situazione è infatti diversa da questi auspici e prevede un fondo di solidarietà da un centinaio di milioni (meno di un terzo delle perdite complessive) per risarcire gli obbligazionisti retail, cioè gli investitori privati che in molti casi hanno sottoscritto prodotti rischiosi (presentati come tali dai prospetti), ma in condizioni di inconsapevolezza. Quale sia l'ostacolo a questa impostazione è fatto capire dal sottosegretario Enrico Morando: "Il governo è favorevole alla costituzione di un fondo di solidarietà dove convergano una parte di risorse pubbliche, minoritarie, e una quota maggioritaria di risorse delle banche", ha detto, sottolineando però che "l'intervento deve avere a riferimento i più deboli, con confini e limiti". Quei confini e limiti dettati espressamente dalla Ue, che ha voluto il coinvolgimento degli investitori nel salvataggio per dare il via libera al complesso dell'operazione. Non si esclude, al momento, che si possa seguire anche la via indicata da Scelta Civica con un credito d'imposta per i danneggiati del decreto.
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Continua intanto il lavoro polemico delle opposizioni e - tra le altre voci - si sente quella di Sinistra Italiana, con il membro della commissione Bilancio, Giovanni Paglia, che attacca: "Non tutte le banche sono uguali. E tra le quattro oggetto del provvedimento una è più importante delle altre, al punto da avere un trattamento di favore. Abbiamo chiesto al Governo perché quattro emissioni di obbligazioni subordinate di Banca dell'Etruria siano state escluse dall'azzeramento, per almeno 40 milioni di euro. Si può sapere il perché di questo trattamento di favore?".