Borse Ue affossate da petrolio e Cina
Raffaele Ricciardi , di RAFFAELE RICCIARDIL'export dell'economia asiatica non mostra segnali di recupero, indebolendo gli scambi in Asia ed Europa. Il greggio sfiora i minimi da sette anni. Milano la peggiore, con le banche. Il Pil dell'Eurozona confermato a +0,3% nel terzo trimestre, quello giapponese rivisto al rialzo: il Sol levante evita la recessione, ma Tokyo perde l'1%
MILANO - Per il quinto mese le esportazioni della Cina sono risultate in calo e ciò - insieme alla debolezza delle quotazioni del greggio - ha spinto le vendite sui mercati asiatici e alimentato la debolezza europea. Il Vecchio continente, se non altro, registra la conferma di Eurostat sull'andamento del Pil nel terzo trimestre: +0,3%, come da attese, nell'area con la moneta unica.
La bilancia commerciale di Pechino è sì risultata in suplus a novembre (343 miliardi di yuan, +2% su base annua), ma solo a seguito di un segno negativo sia per le esportazioni che le importazioni. La flessione è stata meno pesante del mese precedente, anche se testimonia il persistente rallentamento della seconda economia mondiale. Le Borse cinesi hanno reagito negativamente ai dati, con lo yuan che si è indebolito ai minimi da agosto 2011. Shanghai ha limato l'1,89% e Shenzen poco meno, mentre Hong Kong ha segnato -1,34%. In Europa, Milano ha chiuso in fless…
La bilancia commerciale di Pechino è sì risultata in suplus a novembre (343 miliardi di yuan, +2% su base annua), ma solo a seguito di un segno negativo sia per le esportazioni che le importazioni. La flessione è stata meno pesante del mese precedente, anche se testimonia il persistente rallentamento della seconda economia mondiale. Le Borse cinesi hanno reagito negativamente ai dati, con lo yuan che si è indebolito ai minimi da agosto 2011. Shanghai ha limato l'1,89% e Shenzen poco meno, mentre Hong Kong ha segnato -1,34%. In Europa, Milano ha chiuso in fless…
MILANO - Per il quinto mese le esportazioni della Cina sono risultate in calo e ciò - insieme alla debolezza delle quotazioni del greggio - ha spinto le vendite sui mercati asiatici e alimentato la debolezza europea. Il Vecchio continente, se non altro, registra la conferma di Eurostat sull'andamento del Pil nel terzo trimestre: +0,3%, come da attese, nell'area con la moneta unica.
La bilancia commerciale di Pechino è sì risultata in suplus a novembre (343 miliardi di yuan, +2% su base annua), ma solo a seguito di un segno negativo sia per le esportazioni che le importazioni. La flessione è stata meno pesante del mese precedente, anche se testimonia il persistente rallentamento della seconda economia mondiale. Le Borse cinesi hanno reagito negativamente ai dati, con lo yuan che si è indebolito ai minimi da agosto 2011. Shanghai ha limato l'1,89% e Shenzen poco meno, mentre Hong Kong ha segnato -1,34%. In Europa, Milano ha chiuso in flessione del 2,26%, la peggiore del Vecchio continente, appesantita dal comparto bancario. Sotto osservazione Telecom con le mosse dei grandi soci verso l'assemblea. In netto ribasso anche le altre: Francoforte è arretrata dell'1,95%, Parigi dell'1,57% e Londra dell'1,42%.
A pesare sulle contrattazioni, nel corso della giornata, ci sono i corsi al ribasso del greggio: i prezzi del petrolio hanno sfiorato i minimi da sette anni, con il Wti sotto 37 dollari al barile e il Brent sotto 40 dollari, salvo poi girare in recupero alla chiusura dei mercati Ue (le materie prime). A queste violente oscillazioni si lega l'andamento di Wall Street, che migliora dopo un'apertura in rosso: alla chiusura dei mercati europei, il Dow Jones lima lo 0,3%, lo S&P500 arretra dello 0,5%, mentre il Nasdaq riesce a tenere la parità.
I dati salienti della giornata riguardano la Gran Bretagna, dove la produzione manifatturiera ha battuto le attese di mercato con una crescita mensile dello 0,1% a ottobre e il +1,7% annuo. Nell'Eurozona, invece, sono state confermate le dinamiche del Pil: il Prodotto dell'area con la moneta unica è salito dello 0,3% nel terzo trimestre dell'anno, con una crescita dello 0,4% nella Ue. In Italia la crescita è stata dello 0,2% rispetto al secondo trimestre e dello 0,8% rispetto a un anno prima. In Germania è stata rispettivamente dello 0,3% e dell'1,7%, in Francia dello 0,3% e dell'1,2%, in Spagna dello 0,8% e del 3,4%. La Banca centrale francese ha però pre-annunciato un rallentamento del Prodotto transalpino, previsto ora a +0,3% nel quarto trimestre dell'anno dal precedente +0,4%. Dall'Ecofin è arrivato un accordo di principio sull'introduzione della Tobin Tax, ma con l'Estonia che si è sfilata restano dieci Paesi a collaborare.
L'euro è poco mosso in chiusura di giornata sul dollaro. La moneta europea non si è discostata molto dai livelli dell'avvio e continua a passare di mano contro la valuta statunitense attorno a quota 1,087 (le valute). I future sui Fed Funds mostrano possibilità al 78% di un innalzamento dei tassi Usa nel meeting che termina il 16 dicembre prossimo, dopo che il report sul lavoro di venerdì scorso ha mostrato il miglioramento dell'economia americana, che ora è pronta a sostenere una stretta della politica monetaria. Proprio oggi, per altro, l'indagine Nfib sull'ottimismo delle piccole imprese mostra che la quota di imprenditori pronta ad alzare i salari è ai massimi da nove anni. Di contro, dall'Europa al Giappone gli altri governatori sono sempre pronti a fare di più per dare stimoli alla crescita. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è in risalita oltre 95 punti base, con il rendimento dei Btp che si stabilizza all'1,55%.
In mattinata è già emerso che il Pil del Giappone è aumentato dello 0,3% nel terzo trimestre rispetto al precedente e ciò permette all'economia nipponica di sfuggire a una nuova recessione annunciata dai dati premilinari di metà novembre che stimavano un -0,2%. A livello tendenziale, il Sol levante è cresciuto dell'1% contro una stima di -0,8%. L'inversione di tendenza della crescita giapponese si spiega con l'esame di dati più completi che hanno fatto registrare un aumento dello 0,6% degli investimenti non residenziali delle imprese a fronte di una previsione di una flessione dell'1,3%. Giornata negativa per la Borsa di Tokyo: sulla quale ha pesato più il tracollo del greggio che la revisione al rialzo della crescita. Alla fine il Nikkei ha ceduto l'1,04%, stessa variazione per il più ampio Topix.
La bilancia commerciale di Pechino è sì risultata in suplus a novembre (343 miliardi di yuan, +2% su base annua), ma solo a seguito di un segno negativo sia per le esportazioni che le importazioni. La flessione è stata meno pesante del mese precedente, anche se testimonia il persistente rallentamento della seconda economia mondiale. Le Borse cinesi hanno reagito negativamente ai dati, con lo yuan che si è indebolito ai minimi da agosto 2011. Shanghai ha limato l'1,89% e Shenzen poco meno, mentre Hong Kong ha segnato -1,34%. In Europa, Milano ha chiuso in flessione del 2,26%, la peggiore del Vecchio continente, appesantita dal comparto bancario. Sotto osservazione Telecom con le mosse dei grandi soci verso l'assemblea. In netto ribasso anche le altre: Francoforte è arretrata dell'1,95%, Parigi dell'1,57% e Londra dell'1,42%.
A pesare sulle contrattazioni, nel corso della giornata, ci sono i corsi al ribasso del greggio: i prezzi del petrolio hanno sfiorato i minimi da sette anni, con il Wti sotto 37 dollari al barile e il Brent sotto 40 dollari, salvo poi girare in recupero alla chiusura dei mercati Ue (le materie prime). A queste violente oscillazioni si lega l'andamento di Wall Street, che migliora dopo un'apertura in rosso: alla chiusura dei mercati europei, il Dow Jones lima lo 0,3%, lo S&P500 arretra dello 0,5%, mentre il Nasdaq riesce a tenere la parità.
I dati salienti della giornata riguardano la Gran Bretagna, dove la produzione manifatturiera ha battuto le attese di mercato con una crescita mensile dello 0,1% a ottobre e il +1,7% annuo. Nell'Eurozona, invece, sono state confermate le dinamiche del Pil: il Prodotto dell'area con la moneta unica è salito dello 0,3% nel terzo trimestre dell'anno, con una crescita dello 0,4% nella Ue. In Italia la crescita è stata dello 0,2% rispetto al secondo trimestre e dello 0,8% rispetto a un anno prima. In Germania è stata rispettivamente dello 0,3% e dell'1,7%, in Francia dello 0,3% e dell'1,2%, in Spagna dello 0,8% e del 3,4%. La Banca centrale francese ha però pre-annunciato un rallentamento del Prodotto transalpino, previsto ora a +0,3% nel quarto trimestre dell'anno dal precedente +0,4%. Dall'Ecofin è arrivato un accordo di principio sull'introduzione della Tobin Tax, ma con l'Estonia che si è sfilata restano dieci Paesi a collaborare.
L'euro è poco mosso in chiusura di giornata sul dollaro. La moneta europea non si è discostata molto dai livelli dell'avvio e continua a passare di mano contro la valuta statunitense attorno a quota 1,087 (le valute). I future sui Fed Funds mostrano possibilità al 78% di un innalzamento dei tassi Usa nel meeting che termina il 16 dicembre prossimo, dopo che il report sul lavoro di venerdì scorso ha mostrato il miglioramento dell'economia americana, che ora è pronta a sostenere una stretta della politica monetaria. Proprio oggi, per altro, l'indagine Nfib sull'ottimismo delle piccole imprese mostra che la quota di imprenditori pronta ad alzare i salari è ai massimi da nove anni. Di contro, dall'Europa al Giappone gli altri governatori sono sempre pronti a fare di più per dare stimoli alla crescita. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è in risalita oltre 95 punti base, con il rendimento dei Btp che si stabilizza all'1,55%.
In mattinata è già emerso che il Pil del Giappone è aumentato dello 0,3% nel terzo trimestre rispetto al precedente e ciò permette all'economia nipponica di sfuggire a una nuova recessione annunciata dai dati premilinari di metà novembre che stimavano un -0,2%. A livello tendenziale, il Sol levante è cresciuto dell'1% contro una stima di -0,8%. L'inversione di tendenza della crescita giapponese si spiega con l'esame di dati più completi che hanno fatto registrare un aumento dello 0,6% degli investimenti non residenziali delle imprese a fronte di una previsione di una flessione dell'1,3%. Giornata negativa per la Borsa di Tokyo: sulla quale ha pesato più il tracollo del greggio che la revisione al rialzo della crescita. Alla fine il Nikkei ha ceduto l'1,04%, stessa variazione per il più ampio Topix.