✕

Settimana difficile per i mercati, vendite pesanti in attesa della Fed

Ultima seduta ancora all'insegna della debolezza, euro stabile sul dollaro sopra 1,09. Mercoledì la Banca centrale Usa è chiamata ad alzare i tassi, che sono fermi ai minimi dal 2008. Per i mercati emergenti la peggior striscia negativa da sei mesi, Tokyo riesce a recuperare un punto percentuale. Non si arresta la corsa al ribasso del greggio, che deprime Wall Street
2 minuti di lettura
MILANO - I mercati europei chiudono la settimana con una seduta in rosso, in scia agli scambi deboli in Asia, alla persistente debolezza delle materie prime e al periodo negativo degli emergenti: l'indice MSCI Emerging Markets Index a loro dedicato ha messo in fila otto sedute consecutive di ribassi, cosa che non accadeva da sei mesi. Il tutto mentre si avvicina la fatidica riunione della Federal Reserve, che mercoledì prossimo darà il suo responso sull'innalzamento o meno dei tassi Usa: secondo il mercato ci sono 78 possibilità su 100 di vedere Janet Yellen in azione con una prima stretta monetaria, al culmine di un periodo di denaro a costo zero che dura dal 2008. Milano ha esteso le perdite nel pomeriggio per poi chiudere in ribasso dell'1,84%. Parigi è arretrata dell'1,84%, Francoforte scende del 2,4% e Londra del 2,2%. Alla chiusura dei mercati Ue, Wall Street, reduce da una seduta in rialzo dopo tre cali consecutivi, tratta in calo app…
MILANO - I mercati europei chiudono la settimana con una seduta in rosso, in scia agli scambi deboli in Asia, alla persistente debolezza delle materie prime e al periodo negativo degli emergenti: l'indice MSCI Emerging Markets Index a loro dedicato ha messo in fila otto sedute consecutive di ribassi, cosa che non accadeva da sei mesi. Il tutto mentre si avvicina la fatidica riunione della Federal Reserve, che mercoledì prossimo darà il suo responso sull'innalzamento o meno dei tassi Usa: secondo il mercato ci sono 78 possibilità su 100 di vedere Janet Yellen in azione con una prima stretta monetaria, al culmine di un periodo di denaro a costo zero che dura dal 2008. Milano ha esteso le perdite nel pomeriggio per poi chiudere in ribasso dell'1,84%. Parigi è arretrata dell'1,84%, Francoforte scende del 2,4% e Londra del 2,2%. Alla chiusura dei mercati Ue, Wall Street, reduce da una seduta in rialzo dopo tre cali consecutivi, tratta in calo appesantita dal barile in picchiata: il Dow Jones perde l'1,4%, lo S&P500 l'1% e il Nasdaq l'1,57%. Sul listino americano si fanno sentire anche i ribassi di DuPont e Dow Chemical, che danno il via a una fusione da 120 miliardi. D'altra parte il momento è di incertezza massima: l'indice della volatilità, il Vix che durante la crisi finanziaria è diventato celebre come il termometro della 'paura' sui mercati, è in rialzo del 30% questa settimana.

Non si arresta dunque il ribasso del petrolio, con il Wti che è sceso sotto la soglia di 36 dollari al barile, e il Brent che è calato sotto quota 39 dollari per la prima volta dal 2009. La nuova ondata di vendite è stata scatenata dai dati dell'estrazione diffusi dall'Opec, secondo cui la produzione dell'ultimo mese ha segnato un'ulteriore crescita di 230mila barili al giorno toccando quota 31,965 milioni di barili al giorno. Un livello produttivo che gli analisti reputano eccessivo e che spingerà al ribasso il greggio ancora a lungo. Secondo James Butterfill di Etf Securities la posizione dell'Iran di non aderire ai limiti di produzione dell'Opec e la scelta del cartello di continuare a pompare greggio nonostante i prezzi bassi mettono ulteriore pressione sulle quotazioni; ma d'altra parte è difficile pensare a una ulteriore compressione dei corsi, visto che i fondamentali suggeriscono che il prezzo dovrebbe essere più alto. L'Agenzia internazionale per l'energia ha invece confermato le stime di domanda per il 2016 e pronosticato un prezzo di 80 dollari solo nel 2020. Si stabilizza, nel pomeriggio, l'oro: il metallo prezioso si attesta a 1.074 dollari l'oncia.

L'euro chiude in rialzo ma sotto quota 1,1 dollari. La moneta unica passa di mano a 1,0995, dopo un top a 1,1017 dollari. Andamento stabile per lo spread tra Btp e Bund. Il differenziale tra i titoli decennali italiano e tedesco viaggia a quota 97 punti con un tasso per il Btp dell'1,55%, analogo a quello della chiusura di ieri. La Banca centrale cinese ha nuovamente abbassato il tasso di riferimento dello yuan contro il dollaro al suo più basso livello da quattro anni. Il tasso è fissato a 6,4358 yuan contro il dollaro.

Dal fronte dell'economia reale si registra l'inflazione tedesca, che segna +0,1% a novembre e dello 0,4% annuo; si tratta dei dati definitivi che confermano le previsioni. Secondo l'indice armonizzato Ue, l'aumento dei prezzi al consumo è stato dello 0,1% su mese e dello 0,3% su anno. In Italia si registra il miglioramento della produzione industriale, mentre dagli Usa emerge che le vendite al dettaglio negli Usa sono aumentate in novembre dello 0,2%, un decimo in meno delle attese degli analisti. I prezzi alla produzione di beni e servizi sono aumentati dello 0,3% mensile a novembre, oltre le attese. Le scorte delle imprese sono risultate invariate e hanno deluso le aspettative, la fiducia misurata dall'Università del Michigan è salita a 91,8 punti a dicembre.

Chiusura in positivo per la Borsa di Tokyo: il Nikkei, dopo tre sedute negative consecutive, ha guadagnato 183,93 punti (+0,97%) a 19.230,48 punti. Nell'insieme della settimana ha perso l'1,40%. L'indice Topix ha preso lo 0,59% (+9,16 punti) toccando quota 1.549,51 punti. Gli scambi sono stati molto dinamici con 2,4 miliardi di titoli movimentati sul primo mercato.