MILANO - Il salvataggio di CariFerrara, CariChieti, Banca Etruria e Banca delle Marche ha caratterizzato gli ultimi giorni dell'attività del governo, tra accuse, polemiche e difficili soluzioni tecniche. Ecco cosa è successo e che toppe si stanno mettendo.
La crisi degli istituti. Nella vicenda del salva-banche ci sono due aspetti, strettamente connessi, che vanno però dettagliati separatamente. Da una parte, infatti, ci sono quattro istituti malgestiti che sono finiti in crisi 'industriale' per le scelte operate dai manager. Vicissitudini al vaglio della magistratura, in alcuni casi, e che comunque avevano portato le quattro banche sotto il mantello protettivo del commissariamento di Bankitalia. Era il maggio 2013, ad esempio, quando la Cassa di Ferrara venne commissariata, cui fece seguito il commissariamento nel settembre 2014 di CariChieti. Discorso simile per gli altri due istituti coinvolti: nel marzo 2014 partì l'inchiesta della Procura di Arezzo sui vertici di Banca Etruria, scattata dopo le ispezioni di Bankitalia. Palazzo Koch mise stabilmente le tende ad Arezzo dal febbraio 2015, quando commissariò la banca e - tra i primi atti - ne certificò l'azzeramento del patrimonio a seguito dell'emergere di un rosso di bilancio insostenibile e della svalutazione massiccia dei crediti erogati. All'estate 2013 risale anche l'esplosione del bubbone nella Marche, con la sospensione temporanea (poi prorogata) dei vertici e l'emergere di rilievi "pesantissimi" da parte di Bankitalia sulla gestione del passato, ivi compreso il Tfr milionario per l'ex dg Massimo Bianconi.
I cambiamenti normativi europei. Mentre le banche vivono la loro agonia industriale, l'Europa si dota di nuove regole per gestire la crisi degli istituti. Come hanno fatto notare sia Abi che Bankitalia, durante gli anni peggiori della crisi gli altri Paesi hanno speso tanti soldi per salvare le loro banche. A fine 2014, gli aiuti di Stato elargiti raggiungevano la bellezza di 238 miliardi di euro in Germania (8,2 per cento del Pil), 52 miliardi in Spagna (5,0 per cento), 42 miliardi in Irlanda (22,6 per cento), 40 miliardi in Grecia (22,2 per cento), 36 miliardi nei Paesi Bassi (5,5 per cento), 28 miliardi in Austria (8,4 per cento), 19 miliardi sia in Portogallo (11,0 per cento) sia in Belgio (4,6 per cento). In Italia, alla stessa data, si era fermi a 1 miliardo. Di fatto, soltanto il Monte dei Paschi ha beneficiato di un supporto pubblico, per mezzo della sottoscrizione di bond dedicati al Tesoro (i famosi Tremonti-bond, poi Monti-bond) a fronte di laute cedole. Ma la Ue decide - con supporto diffuso e radicato ovunque - che quella storia non si sarebbe dovuta ripetere. Già dall'agosto 2013 la Commissione diffonde una comunicazione con la quale - disciplinando proprio gli aiuti di Stato - si invitavano i Paesi membri a "garantire che gli azionisti e i detentori di capitale subordinato" di una banca bisognosa di aiuti pubblici forniscano "il necessario contributo, oppure costituire il quadro giuridico necessario per ottenere tali contributi". E' il cosiddetto burden-sharing, la condivisione del rischio, per azionisti e obbligazionisti subordinati. Un quadro ancor più radicalizzato nemmeno un anno dopo, quando (giugno 2014) è approvata la direttiva comunitaria Brrd (Banking Resolution and Recovery Directive) che contiene il famoso bail-in: azionisti, obbligazionisti subordinati, obbligazionisti 'senior' (più garantiti) e depositanti sopra i 100mila euro si fanno carico di assorbire parte delle perdite (insieme ai mezzi propri degli istituti) delle banche in difficoltà, prima che scattino gli aiuti di Stato. Una direttiva che l'Italia recepisce - differendola di un anno rispetto all'intento originario - con decorrenza dal 1° gennaio 2016.
Il tentativo (fallito) di salvataggio con il Fitd. Gli istituti, si diceva, vivono la loro agonia industriale (ed emergono le loro magagne) mentre il vento regolatorio sta cambiando. Gran parte dei bond subordinati finiti ora azzerati sono stati collocati tra la fine del 2012 e l'autunno del 2013, quando queste evoluzioni erano in atto. Si arriva così ai giorni nostri: dopo l'estate, sembra evidente che la cura dei commissari non è in grado di far camminare le quatto banche con le loro gambe. I cavalieri bianchi che si affacciano alla finestra si rivelano inconsistenti (sull'Etruria, per esempio, arriva una proposta d'Opa della Vicenza, che finisce nel nulla). E così Bankitalia e Tesoro provano a studiare l'intervento del Fondo di tutela dei depositi (il soggetto privato che tutela i c/c sotto 100mila euro, alimentato con contributi obbligatori del sistema bancario). Bankitalia sostiene che l'ipotesi si sia scontrata contro la Commissione Ue, che avrebbe di fatto chiesto la testa di azionisti e obbligazionisti per risolvere il problema. Così si arriva al 22 novembre scorso, quando il governo vara il decreto con cui nascono "Nuova Cariferrara", "Nuova Banca Etruria", "Nuova Banca Marche" e "Nuova Carichieti". Sono i quattro istituti ripuliti dai crediti deterioriati, con 3,6 miliardi di capitali che arrivano dagli anticipi dei contributi al Fondo di tutela dei depositi. Il provvedimento prevede una vendita al più presto delle 4 banche 'ripulite' con l'obiettivo di massimizzare il profitto. Depositi, conti correnti e obbligazioni ordinarie sono tutelati dall'accordo deciso con l'Ue. Le perdite sono assorbite in prima battuta dagli strumenti di investimento più rischiosi: le azioni e le obbligazioni subordinate.
I risparmiatori disperati e il Fondo di Solidarietà. Queste ultime, però, non sono in portafoglio solo a fondi istituzionali e investitori navigati. Ben presto emerge che ci sono piccoli risparmiatori che si sono fidati di quanto proposto in banca, e hanno investito i loro risparmi di una vita in questi strumenti. Le Nuove banche, risanate, dettagliano che sono 12.500 gli obbligazionisti coinvolti. I relativi prospetti, sia chiaro, riportavano anche i rischi cui erano esposti, ma per molti di loro si è trattato di avvertenze incomprensibili. Per di più, la 'subordinazione' delle obbligazioni rispetto agli altri strumenti di investimento era prospettata in caso di liquidazione delle banche, mentre il decreto del governo ha cambiato il quadro regolatorio - sulla falsariga indicata dalla Ue - e chiesto il loro sacrificio pur nell'ambito di una procedura differente dalla liquidazione (elemento che svela la scivolosa 'retroattività' delle regole Ue, che si applicano a strumenti sottoscritti - in passato - con un contesto normativo diverso). Riparte dunque la polemica politica, esacerbata dal gesto estremo di un pensionato che si toglie la vita dopo aver perso tutto. Insieme alle accuse, anche il lavorio con la Commissione Ue per cercare di mettere una pezza, senza ricadere negli aiuti di Stato. La via di fuga parziale è rintracciata in Fondo di solidarietà da 100 milioni, alimentato ancora una volta con i soldi che servono a garantire i c/c. si attende ancora la definizione dei criteri per assegnare i rimborsi. L'emendamento alla Stabilità che istituisce il Fondo prevede che si operi attraverso arbitrati personali, che valutino caso per caso se c'è stato un inganno dei risparmiatori in filiale. Per i risparmiatori, riuniti nel gruppo "Vittime del salva banche", si tratta di una "risposta inadeguata".
Il ruolo dell'arbitro e la Commissione d'inchiesta. Intanto un nuovo giallo si apre in merito a chi debba giudicare i casi dei risparmiatori sul lastrico. Inizialmente, sembrava potesse esser la Consob, ma viene esclusa dal governo in quanto Autorità coinvolta (con Bankitalia) nella vicenda delle quattro banche e del collocamento dei prodotti ai risparmiatori. L'emendamento del governo stabilisce che "gli arbitri" saranno scelti con un decreto del presidente del Consiglio, tra persone "di comprovata imparzialità, indipendenza, professionalità ed onorabilità". L'eventuale arbitrato è poi subordinato all'accertamento di responsabilità per violazione degli obblighi informativi e di correttezza per il collocamento degli strumenti finanziari. Rimane poi salvo il diritto del risparmiatore al risarcimento del danno, per chi sceglie le vie legali. Si arricchisce intanto il coté giudiziario: la politica apre a una Commissione d'inchiesta per verificare quanto accaduto, la procura di Roma apre un fascicolo sulla Vigilanza dopo un esposto presentato dai consumatori.
La crisi degli istituti. Nella vicenda del salva-banche ci sono due aspetti, strettamente connessi, che vanno però dettagliati separatamente. Da una parte, infatti, ci sono quattro istituti malgestiti che sono finiti in crisi 'industriale' per le scelte operate dai manager. Vicissitudini al vaglio della magistratura, in alcuni casi, e che comunque avevano portato le quattro banche sotto il mantello protettivo del commissariamento di Bankitalia. Era il maggio 2013, ad esempio, quando la Cassa di Ferrara venne commissariata, cui fece seguito il commissariamento nel settembre 2014 di CariChieti. Discorso simile per gli altri due istituti coinvolti: nel marzo 2014 partì l'inchiesta della Procura di Arezzo sui vertici di Banca Etruria, scattata dopo le ispezioni di Bankitalia. Palazzo Koch mise stabilmente le tende ad Arezzo dal febbraio 2015, quando commissariò la banca e - tra i primi atti - ne certificò l'azzeramento del patrimonio a seguito dell'emergere di un rosso di bilancio insostenibile e della svalutazione massiccia dei crediti erogati. All'estate 2013 risale anche l'esplosione del bubbone nella Marche, con la sospensione temporanea (poi prorogata) dei vertici e l'emergere di rilievi "pesantissimi" da parte di Bankitalia sulla gestione del passato, ivi compreso il Tfr milionario per l'ex dg Massimo Bianconi.
I cambiamenti normativi europei. Mentre le banche vivono la loro agonia industriale, l'Europa si dota di nuove regole per gestire la crisi degli istituti. Come hanno fatto notare sia Abi che Bankitalia, durante gli anni peggiori della crisi gli altri Paesi hanno speso tanti soldi per salvare le loro banche. A fine 2014, gli aiuti di Stato elargiti raggiungevano la bellezza di 238 miliardi di euro in Germania (8,2 per cento del Pil), 52 miliardi in Spagna (5,0 per cento), 42 miliardi in Irlanda (22,6 per cento), 40 miliardi in Grecia (22,2 per cento), 36 miliardi nei Paesi Bassi (5,5 per cento), 28 miliardi in Austria (8,4 per cento), 19 miliardi sia in Portogallo (11,0 per cento) sia in Belgio (4,6 per cento). In Italia, alla stessa data, si era fermi a 1 miliardo. Di fatto, soltanto il Monte dei Paschi ha beneficiato di un supporto pubblico, per mezzo della sottoscrizione di bond dedicati al Tesoro (i famosi Tremonti-bond, poi Monti-bond) a fronte di laute cedole. Ma la Ue decide - con supporto diffuso e radicato ovunque - che quella storia non si sarebbe dovuta ripetere. Già dall'agosto 2013 la Commissione diffonde una comunicazione con la quale - disciplinando proprio gli aiuti di Stato - si invitavano i Paesi membri a "garantire che gli azionisti e i detentori di capitale subordinato" di una banca bisognosa di aiuti pubblici forniscano "il necessario contributo, oppure costituire il quadro giuridico necessario per ottenere tali contributi". E' il cosiddetto burden-sharing, la condivisione del rischio, per azionisti e obbligazionisti subordinati. Un quadro ancor più radicalizzato nemmeno un anno dopo, quando (giugno 2014) è approvata la direttiva comunitaria Brrd (Banking Resolution and Recovery Directive) che contiene il famoso bail-in: azionisti, obbligazionisti subordinati, obbligazionisti 'senior' (più garantiti) e depositanti sopra i 100mila euro si fanno carico di assorbire parte delle perdite (insieme ai mezzi propri degli istituti) delle banche in difficoltà, prima che scattino gli aiuti di Stato. Una direttiva che l'Italia recepisce - differendola di un anno rispetto all'intento originario - con decorrenza dal 1° gennaio 2016.
Il tentativo (fallito) di salvataggio con il Fitd. Gli istituti, si diceva, vivono la loro agonia industriale (ed emergono le loro magagne) mentre il vento regolatorio sta cambiando. Gran parte dei bond subordinati finiti ora azzerati sono stati collocati tra la fine del 2012 e l'autunno del 2013, quando queste evoluzioni erano in atto. Si arriva così ai giorni nostri: dopo l'estate, sembra evidente che la cura dei commissari non è in grado di far camminare le quatto banche con le loro gambe. I cavalieri bianchi che si affacciano alla finestra si rivelano inconsistenti (sull'Etruria, per esempio, arriva una proposta d'Opa della Vicenza, che finisce nel nulla). E così Bankitalia e Tesoro provano a studiare l'intervento del Fondo di tutela dei depositi (il soggetto privato che tutela i c/c sotto 100mila euro, alimentato con contributi obbligatori del sistema bancario). Bankitalia sostiene che l'ipotesi si sia scontrata contro la Commissione Ue, che avrebbe di fatto chiesto la testa di azionisti e obbligazionisti per risolvere il problema. Così si arriva al 22 novembre scorso, quando il governo vara il decreto con cui nascono "Nuova Cariferrara", "Nuova Banca Etruria", "Nuova Banca Marche" e "Nuova Carichieti". Sono i quattro istituti ripuliti dai crediti deterioriati, con 3,6 miliardi di capitali che arrivano dagli anticipi dei contributi al Fondo di tutela dei depositi. Il provvedimento prevede una vendita al più presto delle 4 banche 'ripulite' con l'obiettivo di massimizzare il profitto. Depositi, conti correnti e obbligazioni ordinarie sono tutelati dall'accordo deciso con l'Ue. Le perdite sono assorbite in prima battuta dagli strumenti di investimento più rischiosi: le azioni e le obbligazioni subordinate.
I risparmiatori disperati e il Fondo di Solidarietà. Queste ultime, però, non sono in portafoglio solo a fondi istituzionali e investitori navigati. Ben presto emerge che ci sono piccoli risparmiatori che si sono fidati di quanto proposto in banca, e hanno investito i loro risparmi di una vita in questi strumenti. Le Nuove banche, risanate, dettagliano che sono 12.500 gli obbligazionisti coinvolti. I relativi prospetti, sia chiaro, riportavano anche i rischi cui erano esposti, ma per molti di loro si è trattato di avvertenze incomprensibili. Per di più, la 'subordinazione' delle obbligazioni rispetto agli altri strumenti di investimento era prospettata in caso di liquidazione delle banche, mentre il decreto del governo ha cambiato il quadro regolatorio - sulla falsariga indicata dalla Ue - e chiesto il loro sacrificio pur nell'ambito di una procedura differente dalla liquidazione (elemento che svela la scivolosa 'retroattività' delle regole Ue, che si applicano a strumenti sottoscritti - in passato - con un contesto normativo diverso). Riparte dunque la polemica politica, esacerbata dal gesto estremo di un pensionato che si toglie la vita dopo aver perso tutto. Insieme alle accuse, anche il lavorio con la Commissione Ue per cercare di mettere una pezza, senza ricadere negli aiuti di Stato. La via di fuga parziale è rintracciata in Fondo di solidarietà da 100 milioni, alimentato ancora una volta con i soldi che servono a garantire i c/c. si attende ancora la definizione dei criteri per assegnare i rimborsi. L'emendamento alla Stabilità che istituisce il Fondo prevede che si operi attraverso arbitrati personali, che valutino caso per caso se c'è stato un inganno dei risparmiatori in filiale. Per i risparmiatori, riuniti nel gruppo "Vittime del salva banche", si tratta di una "risposta inadeguata".
Il ruolo dell'arbitro e la Commissione d'inchiesta. Intanto un nuovo giallo si apre in merito a chi debba giudicare i casi dei risparmiatori sul lastrico. Inizialmente, sembrava potesse esser la Consob, ma viene esclusa dal governo in quanto Autorità coinvolta (con Bankitalia) nella vicenda delle quattro banche e del collocamento dei prodotti ai risparmiatori. L'emendamento del governo stabilisce che "gli arbitri" saranno scelti con un decreto del presidente del Consiglio, tra persone "di comprovata imparzialità, indipendenza, professionalità ed onorabilità". L'eventuale arbitrato è poi subordinato all'accertamento di responsabilità per violazione degli obblighi informativi e di correttezza per il collocamento degli strumenti finanziari. Rimane poi salvo il diritto del risparmiatore al risarcimento del danno, per chi sceglie le vie legali. Si arricchisce intanto il coté giudiziario: la politica apre a una Commissione d'inchiesta per verificare quanto accaduto, la procura di Roma apre un fascicolo sulla Vigilanza dopo un esposto presentato dai consumatori.