LONDRA - Il suo fondatore Mark Zuckerberg ha recentemente annunciato che donerà in beneficenza il 99 per cento del proprio patrimonio, suscitando qualche ironia e sospetto che l'iniziativa serva almeno in parte ad allontanare la scure delle tasse. Ma intanto è innegabile che Facebook continui a tenere alla larga il fisco per quanto riguarda una cospicua fetta dei suoi introiti: il Sun di Londra ha fatto i conti e scoperto che nel 2014, su un fatturato mondiale di 3 miliardi e mezzo di sterline (quasi 5 miliardi di euro), il social network ha pagato solamente 2 milioni e mezzo di sterline di imposte (3 milioni e mezzo di euro). Ancora più eclatante il dato che emerge per le tasse che Facebook ha pagato relativamente alla sola Gran Bretagna: appena 4 mila sterline (5500 euro) su guadagni lordi di 108 milioni di sterline (140 milioni di euro).
Come è possibile? Grazie alle scappatoie possibili tenendo a Dublino, in Irlanda, la propria sede legale: a ogni introito ricevuto da Facebook Ireland viene addebitata una commissione del 10-15 per cento agli altri uffici del social network nel mondo, che permette di ridurre teoricamente i profitti, per cui nonostante i 3 miliardi e mezzi di sterline di fatturato l'azienda ha calcolato un modesto attivo di 9 milioni di sterline lo scorso anno, su cui appunto ha poi pagato 2 milioni e mezzo di sterline in tasse. Qualcuno lo potrebbe chiamare truffare il bilancio oppure evasione legalizzata, ma per il momento è un'operazione perfettamente legittima, consentita dalle norme vigenti, di cui ovviamente approfittano gli avvocati della società fondata da Zuckerberg.
L'ennesima caso eclatante di questa fuga legale dal fisco segue di 24 ore la rivelazione del Sunday Times secondo cui Mappin & Webb, la società basata in Lussemburgo che è proprietaria della "gioielleria di corte", ovvero della compagnia che vende e conserva i preziosi della corona, inclusa la tiara che Elisabetta II indossa ogni anno per il suo discorso d'inaugurazione del parlamento, ha pagato zero tasse negli ultimi cinque anni nonostante profitti di 66 milioni di sterline, pari a quasi 90 milioni di euro. Anche qui, se si vuole definirla "evasione fiscale", si tratta di evasione legale, permessa dalle scappatoie delle norme in materia. Norme che la Gran Bretagna, altri paesi e l'Unione Europea hanno promesso più volte di modificare, ma finora hanno cambiato soltanto in parte.
Come è possibile? Grazie alle scappatoie possibili tenendo a Dublino, in Irlanda, la propria sede legale: a ogni introito ricevuto da Facebook Ireland viene addebitata una commissione del 10-15 per cento agli altri uffici del social network nel mondo, che permette di ridurre teoricamente i profitti, per cui nonostante i 3 miliardi e mezzi di sterline di fatturato l'azienda ha calcolato un modesto attivo di 9 milioni di sterline lo scorso anno, su cui appunto ha poi pagato 2 milioni e mezzo di sterline in tasse. Qualcuno lo potrebbe chiamare truffare il bilancio oppure evasione legalizzata, ma per il momento è un'operazione perfettamente legittima, consentita dalle norme vigenti, di cui ovviamente approfittano gli avvocati della società fondata da Zuckerberg.
L'ennesima caso eclatante di questa fuga legale dal fisco segue di 24 ore la rivelazione del Sunday Times secondo cui Mappin & Webb, la società basata in Lussemburgo che è proprietaria della "gioielleria di corte", ovvero della compagnia che vende e conserva i preziosi della corona, inclusa la tiara che Elisabetta II indossa ogni anno per il suo discorso d'inaugurazione del parlamento, ha pagato zero tasse negli ultimi cinque anni nonostante profitti di 66 milioni di sterline, pari a quasi 90 milioni di euro. Anche qui, se si vuole definirla "evasione fiscale", si tratta di evasione legale, permessa dalle scappatoie delle norme in materia. Norme che la Gran Bretagna, altri paesi e l'Unione Europea hanno promesso più volte di modificare, ma finora hanno cambiato soltanto in parte.