MILANO - Il caso Pininfarina torna ad aprire il capitolo dei grandi marchi italiani passati all'estero, che negli ultimi anni è stato aggiornato con nomi quali Krizia, Lamborghini, Ducati (gruppo Volkswagen) e in tempi recenti, anche da piccole case ex-artigianali come la gelateria Grom. Per non citare il cemento bergamasco dei Pesenti, Italcementi, passato ai tedeschi o Pirelli che è controllata ormai dai cinesi. Tutti episodi che hanno risollevato il vespaio di chi ritiene che l'Italia stia perdendo competitività e know how, contro coloro che sostengono la globalizzazione dei capitali senza bandiere nazionali e passaporti, come ha sostenuto lo stesso presidente di Pininfarina.
Ovviamente i settori che fanno più gola agli investitori stranieri sono quelli che maggiormente caratterizzano il Made in Italy. Moda e alimentare, dunque, non possono che recitare la parte del leone. Un catalogo aggiornato alla fine del 2013 da Eurispes e Uil ha raccolto una selezione di 130 importanti marchi, che in un vent'ennio hanno cambiato le proprietà. Il database ha messo in evidenza che proprio l'alimentare e le bevande (43 operazioni) dominano la classifica, seguiti da abbigliamento-moda (26), automazione-meccanica (16) e arredo-casa (9); sono state registrate altre 36 aziende nella categoria "altro", riguardanti i comparti della chimica, edilizia, telecomunicazioni, design, energia e gas e altre.
Alimentare. La gelateria Grom è stata l'ultima di una lunga serie di marchi acquisiti da colossi stranieri, nel caso specifico dal colosso Unilever. Il rapporto Eurispes mostra come dal 1974 la multinazionale anglo-olandese abbia iniziato lo shopping con la Algida, fondata a Roma nel 1945 da Italo Barbiani. Nel settore dei gelati ha acquisito la Sorbetteria Ranieri, ormai chiusa da 10 anni, poi la Riso Flora, azienda specialista del Riso Parboiled nata sul finire degli anni Sessanta (riacquistata successivamente dalla Colussi) e nel settore dell’olio la Bertolli, azienda alimentare fondata nel 1865 a Lucca e acquistata nel 1993, ceduta poi al Gruppo spagnolo Deoleo SOS; infine, nel settore confetture e conserve Unilever ha rilevato la Santa Rosa, azienda nata a Bologna nel 1968 produttrice di confetture e conserve di pomodoro, la quale tuttavia ritorna ad essere italiana insieme a Pomodorissimo nel 2011, grazie alla loro acquisizione da parte di Valsoia, società bolognese fondata nel 1990 specializzata nella produzione di alimenti vegetali e salutistici.
Sono solo pochissimi esempi, perché anche le altre grandi multinazionali sono iperattive nel Belpaese. Bastano pochi esempi: la Kraft acquista inizialmente diverse realtà italiane del settore lattiero-caseario: nel 1984 l'azienda Fattorie Osella, nata nel 1925 presso Caramagna in Piemonte e nel 1985 il marchio Invernizzi, rivenduto nel 2003 alla francese Lactalis. Successivamente, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, acquisisce diverse aziende fondamentali nei settori dei salumi e della pasta: la Negroni, azienda cremonese (tornata italiana nel 2002 grazie al Gruppo Veronesi), il marchio Simmenthal, fondato nel 1923 a Monza, e il Gruppo Fini, fondato a Modena nel 1912 specializzato nella produzione di pasta ripiena e salumi. In seguito, ognuna di queste tre società tornerà ad essere italiana.
Per non parlare di Nestlè, che parte dal lontano 1948 con Maggi, poi inanella tra le altre Buitoni, Perugina e la Sasso, che tornerà momentaneamente italiana per poi passare a Doleo, in Spagna. Nel secolo scorso, anche Bsn-Gervais-Danone è stata attiva con marchi come Saiwa e Galbani (poi Lactalis), o ancora il pastificio Agnesi (poi Colussi). Il colpo più grosso lo ha messo a segno Lactalis: nel 2011 ha conquistato il Gruppo Parmalat diventando così leader mondiale nel settore dei latticini con un fatturato di 14,7 miliardi di euro, superando la Nestlé (10 miliardi) e la Danone (9,7 miliardi).
Moda. Prima della cessione di Krizia era toccato ad altri grandi nomi, come Valentino passato al Qatar o Loro Piana all'americana Haworth. Ma i leader indiscussi delle scorribande sono due: Kering, di Francois Pinault, e Lvmh. Di nuovo Eurispes aiuta a ripercorrerne lo shopping. Il primo nel 1999 preleva Gucci, nata a Firenze nel 1921. Nel 2001 il Gruppo Gucci rileva Bottega Veneta, famosa in tutto il mondo per la creazione di beni di lusso caratterizzati da creatività, artigianalità e alta qualità. Un altro brand di successo oggi in mano al Gruppo Kering è Brioni, azienda romana leader nell’abbigliamento maschile su misura di qualità e successo in tutto il mondo. Nel 2013 il Gruppo Kering diventa l’azionario di maggioranza della Pomellato, al 4° posto nel panorama europeo gioielli-making presente nel mondo con 80 monomarca e circa 600 punti vendita. Quando a Louis Vuitton, dice Eurispes, tra i più recenti e rinomati si ricorda nel 2000 l’acquisto dell’azienda del Marchese Emilio Pucci di Barsento. L'anno successivo è la volta della maison di moda di lusso Fendi. L'attività è un crescendo: Bulgari viene rilevata nel 2011 dal Gruppo Lvmh con un’operazione dal valore di circa 4,3 miliardi di euro, nel luglio 2013 arriva il celebre marchio del cachemire Loro Piana per due miliardi di euro.
Altri. Nel 1984 la Zanussi, fondata a Pordenone nel 1916 e tra le migliori nella produzione degli elettrodomestici in Europa, viene acquistata dal Gruppo svedese Electrolux. La Saeco finisce nel 2004 alla francese Pai Partners, che rivenderà l’azienda nel 2009 all’olandese Royal Philips Electronics. Nell'arredo casa, negli anni Novanta le acquisizioni più importanti coinvolgono la Pozzi-Ginori, la Ceramica Dolomite e le Ceramiche Senesi, mentre più recente (2013) la cessione in mani straniere del Gruppo Marrazzi, leader internazionale nel settore delle piastrelle di ceramica. In tempi più recenti, Finmeccanica ha annunciato a sua volta la vendita di Ansaldo Sts e Ansaldo Breda a Hitachi, mentre la famiglia Benetton ha ceduto World duty free alla svizzera Dufry. Il 49% di Alitalia è da circa un anno nelle mani della compagnia degli Emirati Etihad, così come Indesit è passata dai Merloni a Whirpool; negli anni scorsi, i francesi di Edf si erano invece aggiudicati la milanese Edison.
Ovviamente i settori che fanno più gola agli investitori stranieri sono quelli che maggiormente caratterizzano il Made in Italy. Moda e alimentare, dunque, non possono che recitare la parte del leone. Un catalogo aggiornato alla fine del 2013 da Eurispes e Uil ha raccolto una selezione di 130 importanti marchi, che in un vent'ennio hanno cambiato le proprietà. Il database ha messo in evidenza che proprio l'alimentare e le bevande (43 operazioni) dominano la classifica, seguiti da abbigliamento-moda (26), automazione-meccanica (16) e arredo-casa (9); sono state registrate altre 36 aziende nella categoria "altro", riguardanti i comparti della chimica, edilizia, telecomunicazioni, design, energia e gas e altre.
Alimentare. La gelateria Grom è stata l'ultima di una lunga serie di marchi acquisiti da colossi stranieri, nel caso specifico dal colosso Unilever. Il rapporto Eurispes mostra come dal 1974 la multinazionale anglo-olandese abbia iniziato lo shopping con la Algida, fondata a Roma nel 1945 da Italo Barbiani. Nel settore dei gelati ha acquisito la Sorbetteria Ranieri, ormai chiusa da 10 anni, poi la Riso Flora, azienda specialista del Riso Parboiled nata sul finire degli anni Sessanta (riacquistata successivamente dalla Colussi) e nel settore dell’olio la Bertolli, azienda alimentare fondata nel 1865 a Lucca e acquistata nel 1993, ceduta poi al Gruppo spagnolo Deoleo SOS; infine, nel settore confetture e conserve Unilever ha rilevato la Santa Rosa, azienda nata a Bologna nel 1968 produttrice di confetture e conserve di pomodoro, la quale tuttavia ritorna ad essere italiana insieme a Pomodorissimo nel 2011, grazie alla loro acquisizione da parte di Valsoia, società bolognese fondata nel 1990 specializzata nella produzione di alimenti vegetali e salutistici.
Sono solo pochissimi esempi, perché anche le altre grandi multinazionali sono iperattive nel Belpaese. Bastano pochi esempi: la Kraft acquista inizialmente diverse realtà italiane del settore lattiero-caseario: nel 1984 l'azienda Fattorie Osella, nata nel 1925 presso Caramagna in Piemonte e nel 1985 il marchio Invernizzi, rivenduto nel 2003 alla francese Lactalis. Successivamente, tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta, acquisisce diverse aziende fondamentali nei settori dei salumi e della pasta: la Negroni, azienda cremonese (tornata italiana nel 2002 grazie al Gruppo Veronesi), il marchio Simmenthal, fondato nel 1923 a Monza, e il Gruppo Fini, fondato a Modena nel 1912 specializzato nella produzione di pasta ripiena e salumi. In seguito, ognuna di queste tre società tornerà ad essere italiana.
Per non parlare di Nestlè, che parte dal lontano 1948 con Maggi, poi inanella tra le altre Buitoni, Perugina e la Sasso, che tornerà momentaneamente italiana per poi passare a Doleo, in Spagna. Nel secolo scorso, anche Bsn-Gervais-Danone è stata attiva con marchi come Saiwa e Galbani (poi Lactalis), o ancora il pastificio Agnesi (poi Colussi). Il colpo più grosso lo ha messo a segno Lactalis: nel 2011 ha conquistato il Gruppo Parmalat diventando così leader mondiale nel settore dei latticini con un fatturato di 14,7 miliardi di euro, superando la Nestlé (10 miliardi) e la Danone (9,7 miliardi).
Moda. Prima della cessione di Krizia era toccato ad altri grandi nomi, come Valentino passato al Qatar o Loro Piana all'americana Haworth. Ma i leader indiscussi delle scorribande sono due: Kering, di Francois Pinault, e Lvmh. Di nuovo Eurispes aiuta a ripercorrerne lo shopping. Il primo nel 1999 preleva Gucci, nata a Firenze nel 1921. Nel 2001 il Gruppo Gucci rileva Bottega Veneta, famosa in tutto il mondo per la creazione di beni di lusso caratterizzati da creatività, artigianalità e alta qualità. Un altro brand di successo oggi in mano al Gruppo Kering è Brioni, azienda romana leader nell’abbigliamento maschile su misura di qualità e successo in tutto il mondo. Nel 2013 il Gruppo Kering diventa l’azionario di maggioranza della Pomellato, al 4° posto nel panorama europeo gioielli-making presente nel mondo con 80 monomarca e circa 600 punti vendita. Quando a Louis Vuitton, dice Eurispes, tra i più recenti e rinomati si ricorda nel 2000 l’acquisto dell’azienda del Marchese Emilio Pucci di Barsento. L'anno successivo è la volta della maison di moda di lusso Fendi. L'attività è un crescendo: Bulgari viene rilevata nel 2011 dal Gruppo Lvmh con un’operazione dal valore di circa 4,3 miliardi di euro, nel luglio 2013 arriva il celebre marchio del cachemire Loro Piana per due miliardi di euro.
Altri. Nel 1984 la Zanussi, fondata a Pordenone nel 1916 e tra le migliori nella produzione degli elettrodomestici in Europa, viene acquistata dal Gruppo svedese Electrolux. La Saeco finisce nel 2004 alla francese Pai Partners, che rivenderà l’azienda nel 2009 all’olandese Royal Philips Electronics. Nell'arredo casa, negli anni Novanta le acquisizioni più importanti coinvolgono la Pozzi-Ginori, la Ceramica Dolomite e le Ceramiche Senesi, mentre più recente (2013) la cessione in mani straniere del Gruppo Marrazzi, leader internazionale nel settore delle piastrelle di ceramica. In tempi più recenti, Finmeccanica ha annunciato a sua volta la vendita di Ansaldo Sts e Ansaldo Breda a Hitachi, mentre la famiglia Benetton ha ceduto World duty free alla svizzera Dufry. Il 49% di Alitalia è da circa un anno nelle mani della compagnia degli Emirati Etihad, così come Indesit è passata dai Merloni a Whirpool; negli anni scorsi, i francesi di Edf si erano invece aggiudicati la milanese Edison.