Economia

Confindustria taglia le stime del Pil: l'evasione fiscale costa il 7,5%

I rischi al ribasso per i prossimi anni sono rappresentati dalla minaccia del terrorsimo. In calo la disoccupazione, merito anche degli "sgravi contributivi e del Jobs Act". Padoan: "Stagnazione secolare"

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MILANO - Confindustria si allinea alle recenti previsioni del presidente del Consiglio dei ministri, Matteo Renzi, e taglia al ribasso le previsioni di crescita per il Pil italiano stimando che il 2015 chiuda con un rialzo dello 0,8% rispetto al +1% elaborato a settembre. L'anno prossimo la progressione sarà dell'1,4% (+1,5% nella stima precendete) e dell'1,3% nel 2017.  "Il vero rebus è il mancato decollo dell'economia italiana" dice il Centro studi di Confindustria nell'ultimo rapporto sugli scenari economici spiegando che il Paese è uscito dalla recessione, il Pil è "in recupero", con un incremento nel 2015 che è il primo dopo tre arretramenti annuali consecutivi, "ma meno velocemente di quanto atteso".

A conferma della situazione non facile arrivano anche le parole del ministro dell'economia, Pier Carlo Padoan secondo cui "c'è la ripresa ma è debole, non c'è accelerazione. Veniamo dalla crisi finanziaria e dalla recessione. Sono tra quelli che ritiene che l'ipotesi di stagnazione secolare non sia così peregrina. Dobbiamo sostenere gli investimenti e il governo cerca di accelerare quelli pubblici". Per Padoan, poi, la sfida è quella di trovare il modo per sostenere gli investimenti, ma "il problema sono le risorse e i 'meccanismi'".

Come se non bastasse, "l'economia italiana, anzichè accelerare sta rallentando" anche perché "la ripartenza dell'economia italiana non ha avuto nei mesi estivi lo slancio atteso. Occorre constatare - aggiunge viale dell'Astronomia - che l'uscita dalla seconda recessione, pur in un quadro esterno nettamente migliore che in passato, è stata più lenta rispetto alla risalita seguita alla fine della prima (tra 2008 e 2009)". Secondo Confindustria, "le ragioni per cui non si riesce a prendere il vento favorevole sono legate al fatto che ci sono comportamenti più prudenti, si tende a essere meno risoluti. C'è un tasso di risparmio molto basso, che è ai minimi storici. Per noi resta un mistero questo rallentamento. Pensiamo che nel corso di questo autunno ci sia una ripresa di slancio legati ai giudizi sugli ordini delle imprese che producono beni di consumo". In chiave futura, poi, "ci sono anche rischi al ribasso" legati "all'eventuale escalation militare in Siria e dalla paura generata in Europa dagli attacchi terroristici che possono alimentare l'incertezza e modificare i piani di spesa di imprese e di famiglie".

Tuttavia, se si dimezzasse l'evasione e si restituissero ai contribuenti, attraverso l'abbassamento delle aliquote, le risorse recuperate, si avrebbe un 3,1% di maggiore Pil e oltre 335mila occupati aggiuntivi. Confindustria, infatti, stima che l'evasione fiscale e contributiva in Italia ammonti a 122,2 miliardi di euro nel 2015, pari al 7,5% del Pil. Mancati introiti che bloccano "lo sviluppo economico e civile" del Paese.

Tra i segnali positivi, il Centro studi di Confindustria vede in discesa il tasso di disoccupazione, che indica in calo al 12% nel 2015 (in miglioramento dal 12,2% stimato a settembre), all'11,6% nel 2016 (dall'11,8%) e all'11,1% nel 2017. Nel triennio, stima il Csc, "saranno creati 650mila posti di lavoro, che portano a 815mila il totale da quando sono ricominciati ad aumentare", dal 2014. Il merito, secondo l'associazione degli industriali, è anche degli sgravi contributivi per chi assume e delle norme del Jobs Act: "Le persone occupate in Italia - sostiene Confindustria - dopo essere diminuite di 963 mila unità dal secondo quarto del 2008 all'ultimo del 2013, hanno registrato un recupero nel 2014 (+160 mila tra quarto trimestre 2013 e quarto 2014) che, nonostante la frenata di settembre si è consolidato nel 2015 con un saldo positivo di 60mila tra fine 2014 e terzo trimestre del 2015".