Economia

Bce: "La ripresa continua, ma con rischi". Occupati: meglio la Grecia dell'Italia

(reuters)
Il bollettino economico della Banca centrale europea conferma le previsioni sul Pil dell'area con la moneta unica: +1,5% nel 2015, +1,7% nel 2016. In Italia la crescita dell'occupazione resta al palo
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MILANO - Si conferma il ritornello sulla salute economica dell'Eurozona, con la ripresa in atto ma i costanti "rischi al ribasso" a minacciarne le fragili fondamenta. Il copyright è della Banca centrale europea, che lo scrive anche nell'ultimo bollettino economico. Un documento che 'tira le orecchie' all'Italia, dove il mercato del lavoro sta sì dando qualche segnale di risveglio ma la crescita effettiva degli occupati è inferiore persino a quella della martoriata Gracia.

Se la ripresa dell'Eurozona ha portato a una crescita generalizzata degli occupati in tutta l'area, in particolare in Germania e in Spagna, in Italia "l'occupazione complessiva è rimasta pressochè invariata, in controtendenza rispetto all'insieme dell'area dell'euro e alle sue economie più piccole", si legge nel documento. Il confronto appare sfavorevole rispetto a tutte le economie dell'Eurozona colpite dalla crisi del debito: non solo Spagna ma anche Portogallo, Irlanda e persino Grecia, dove si è verificato invece un aumento dell'occupazione "marcato". L'economia iberica guadagna la palma di Paese dell'Eurozona che - dal secondo trimestre 2013 - ha segnato il maggior aumento degli occupati dell'Eurozona, con 724 mila addetti in più. In Italia, invece, la cifra è inferiore di quasi sei volte: 127 mila occupati in più nello stesso periodo. Ecco perché gli economisti dicono che, nel Belpaese, l'impatto della crisi è "persistente" sul mercato del lavoro. Per altro, l'aumento degli occupati in Italia, "più modesto" che in altri Paesi europei, "è dipeso per il 63 per cento da posizioni a tempo parziale".
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Sull'analisi si possono precisare alcune cose: come mostra il grafico, la Spagna ha sofferto molto di più nella prima fase della Grande Recessione, dando vita poi a un recupero che non porta ancora il Paese al livello delle altre grandi economie. Gli ultimi dati Eurostat, che si riferiscono al terzo trimestre 2015, mostrano poi un andamento italiano superiore alla media continentale.

Per quanto riguarda l'andamento economico generale, gli ultimi indicatori "segnalano la prosecuzione di una crescita moderata del Pil nei prossimi mesi" e si prevede che "la ripresa dell'attività economica continuerà, con una serie di fattori a sostegno della domanda interna". Restano ferme le proiezioni macroeconomiche per l'area dell'euro: crescita dell'1,5% nel 2015, dell'1,7% nel 2016 e dell'1,9% nel 2017. Per altro, le misure accomodanti di politica monetaria dell'Eurotower "continuano a trasmettersi all'economia reale, allentando ulteriormente le condizioni di erogazione del credito, e incentivando così maggiori investimenti delle imprese". Il basso livello dei prezzi del petrolio, che ha fatto aumentare il potere di acquisto delle famiglie e la reddività delle imprese, sta stimolando i consumi privati e gli investimenti". Tuttavia, la ripresa economica "continua a risentire delle deboli prospettive di crescita nei mercati emergenti e dei moderati scambi internazionali". Quanto all'inflazione, la Bce ricorda di avere "volontà e capacità di agire ancora, se necessario", per far salire i prezzi verso il +2% del suo mandato. In ogni caso, prevede un "significativo aumento" per i prossimi due anni.

L'Eurotower riflette anche sulla crisi dei migranti, dicendo che "l'afflusso di rifugiati dovrebbe incidere sulla posizione di bilancio di alcuni paesi". Gli economisti ricordano che "le stime dei costi potenziali necessari sono state pubblicate per alcuni paesi nell’ambito dei documenti programmatici di bilancio per il 2016, ma sono soggette a elevata incertezza. Per il 2016 vanno dallo 0,35 per cento del Pil in Austria, allo 0,2 per cento in Italia e in Germania fino allo 0,1 per cento in Belgio e in Slovenia".