MILANO - Nestlé va incontro a una causa sull'utilizzo di manodopera minorile nelle piantagioni di cacao della Costa d'Avorio. Come ha riportato l'agenzia Reuters, infatti, la multinazionale del cibo ha visto cadere nel vuoto il suo tentativo di appello per stoppare la causa presso la Corte suprema americana. Resta dunque in piedi il filone lasciato in sospeso nel 2014, quando ricorrenti dal Mali hanno accusato la Nestlé di aver permesso e anzi di essersi resa complice dello sfruttamento di ragazzini nei campi ivoriani.
Secondo l'accusa, la multinazionale sarebbe stata a conoscenza dell'impiego di manodopera minorile da parte degli agricoltori locali, ma avrebbe chiuso un occhio e anzi avrebbe supportato finanziariamente i produttori, pur di garantirsi la materia prima alla base di molte sue lavorazioni al prezzo più vantaggioso. All'Independent, Abby McGill dell'International Labour Rights Forum, che ha originariamente introdotto la causa, ha ricordato che l'organizzazione "ha lottato per molto tempo per rendere trasparente la catena dei fornitori e per ristorare le vittime" dello sfruttamento. Citando uno studio finanziato dal Dipartimento del Lavoro Usa, del luglio scorso, McGill dice che ci sono 2,12 milioni di ragazzi nei campi di Costa d'Avorio e Ghana, in crescita netta rispetto al milione stimato per l'anno prima. Altri dati, relativi al 2013, dicono che in media il coltivatore di cacao di quelle regioni ha sei bambini e che sopravvive grazie a un reddito reale di 40 centesimi al giorno.
Dal punto di vista tecnico, è stato confermato il rifiuto in Appello a stoppare la causa contro Nestlé, come aveva richiesto l'azienda stessa. Il fatto è che da qualche tempo simili cause faticano ad esser portate a termine, visto che nel 2013 una decisione della corte ha limitato la possibilità di ricorrere alla corte Usa su fatti che avvengono fuori dai confini nazionali. Ma, nello specifico, i guidici hanno deciso di dare margine ulteriore ai ricorrenti, concendendo loro di aggiornare la loro posizione in base ai nuovi requisiti più stringenti e quindi mantenendo in vita il caso.
Secondo l'accusa, la multinazionale sarebbe stata a conoscenza dell'impiego di manodopera minorile da parte degli agricoltori locali, ma avrebbe chiuso un occhio e anzi avrebbe supportato finanziariamente i produttori, pur di garantirsi la materia prima alla base di molte sue lavorazioni al prezzo più vantaggioso. All'Independent, Abby McGill dell'International Labour Rights Forum, che ha originariamente introdotto la causa, ha ricordato che l'organizzazione "ha lottato per molto tempo per rendere trasparente la catena dei fornitori e per ristorare le vittime" dello sfruttamento. Citando uno studio finanziato dal Dipartimento del Lavoro Usa, del luglio scorso, McGill dice che ci sono 2,12 milioni di ragazzi nei campi di Costa d'Avorio e Ghana, in crescita netta rispetto al milione stimato per l'anno prima. Altri dati, relativi al 2013, dicono che in media il coltivatore di cacao di quelle regioni ha sei bambini e che sopravvive grazie a un reddito reale di 40 centesimi al giorno.
Dal punto di vista tecnico, è stato confermato il rifiuto in Appello a stoppare la causa contro Nestlé, come aveva richiesto l'azienda stessa. Il fatto è che da qualche tempo simili cause faticano ad esser portate a termine, visto che nel 2013 una decisione della corte ha limitato la possibilità di ricorrere alla corte Usa su fatti che avvengono fuori dai confini nazionali. Ma, nello specifico, i guidici hanno deciso di dare margine ulteriore ai ricorrenti, concendendo loro di aggiornare la loro posizione in base ai nuovi requisiti più stringenti e quindi mantenendo in vita il caso.