GENOVA. "Carige è una banca sana sotto il profilo patrimoniale e sta rispettando tutti gli obiettivi che si è data. Quanto è accaduto lunedì è un fatto raro, almeno per quanto ricordi nell'ultimo anno di Borsa: due banche (l'altra è ovviamente Mps, ndr) sono state pesantemente colpite a mio avviso da una manovra speculativa. Oggi il titolo è rimbalzato dello 7,68%". Piero Luigi Montani, amministratore delegato di Banca Carige da due anni, più che difendere contrattacca. E lo fa snocciolando numeri e ricordando parametri rispettati e obiettivi raggiunti da quando l'istituto genovese è uscito da una bufera finanziaria e giudiziaria senza precedenti. Montani, il crollo in Borsa di lunedì seguìto a un periodo in cui già il titolo si era deprezzato, ha rialimentato preoccupazioni sulla salute della banca.
"Abbiamo fatto due aumenti di capitale, varato due piani industriali, di cui il secondo è stato un aggiornamento del primo, abbiamo rimborsato in anticipo alla Bce nel 2014 sette miliardi di prestito Ltro, abbiamo rinnovato, in parte dall'esterno e in parte dall'interno, la dirigenza, abbiamo concordato con i sindacati l'uscita di 600 dipendenti, accompagnandoli alla pensione e certo non in modo traumatico. Poi potrei proseguire a lungo, ricordando la vendita delle compagnie assicurative e della Sgr, piuttosto che la razionalizzazione degli sportelli sul territorio e l'avvio del nuovo modello distributivo Hub & Spoke".
Una manovra speculativa, secondo voi. Ma c'è chi pensa anche a segnali negativi dei mercati sull'incertezza relativa al futuro, a aggregazioni di cui si parla ma che non si materializzano.
"Guardi, sino a questo momento nel panorama bancario le aggregazioni non le ha fatte nessuno. Non dimentichiamo, poi, quello che è successo recentemente, cioè il caso delle quattro banche cosiddette salvate con un'operazione spuntata all'improvviso in un weekend. L'unica cosa certa è che al momento le altre banche, comprese noi, stanno pagando per il risanamento di quegli istituti. Poi, circa trattative che ci riguardano, sinora ci sono state solo chiacchiere".
Ma secondo lei Carige è in grado ancora di camminare da sola?
"Dobbiamo procedere con un occhio guardando la punta del piede e con l'altro rivolgendoci in fondo alla strada. Attualmente, l'obiettivo è mantenere la Banca in equilibrio, e nel frattempo siamo disposti a esaminare qualsiasi soluzione importante. Ma mi lasci dire una cosa...".
Quale?
"Se la Liguria dovesse perdere Carige, sarebbe una enorme disgrazia per tutta l'economia della Regione. Quindi, l'importante è che la banca vada avanti, da sola o se in compagnia di qualcuno forte, meglio ancora".
Però, nel frattempo, il crollo del valore del titolo genera ansia nei risparmiatori. Molti dei quali hanno sottoscritto per la loro parte gli aumenti di capitale.
"Gli aumenti di capitale sono stati sottoscritti in larga misura dagli investitori istituzionali e ci sentiamo fortemente impegnati anche nei confronti dei piccoli risparmiatori che hanno creduto e investito in Carige. Comunque la banca in questi due anni si è fortemente rafforzata. Vorrei evidenziare che a settembre 2013 il il Core Tier 1 ratio era del 5,13% mentre a settembre 2015 il Cet 1 ratio era allo 12,2%, più che raddoppiato".
"Abbiamo fatto due aumenti di capitale, varato due piani industriali, di cui il secondo è stato un aggiornamento del primo, abbiamo rimborsato in anticipo alla Bce nel 2014 sette miliardi di prestito Ltro, abbiamo rinnovato, in parte dall'esterno e in parte dall'interno, la dirigenza, abbiamo concordato con i sindacati l'uscita di 600 dipendenti, accompagnandoli alla pensione e certo non in modo traumatico. Poi potrei proseguire a lungo, ricordando la vendita delle compagnie assicurative e della Sgr, piuttosto che la razionalizzazione degli sportelli sul territorio e l'avvio del nuovo modello distributivo Hub & Spoke".
Una manovra speculativa, secondo voi. Ma c'è chi pensa anche a segnali negativi dei mercati sull'incertezza relativa al futuro, a aggregazioni di cui si parla ma che non si materializzano.
"Guardi, sino a questo momento nel panorama bancario le aggregazioni non le ha fatte nessuno. Non dimentichiamo, poi, quello che è successo recentemente, cioè il caso delle quattro banche cosiddette salvate con un'operazione spuntata all'improvviso in un weekend. L'unica cosa certa è che al momento le altre banche, comprese noi, stanno pagando per il risanamento di quegli istituti. Poi, circa trattative che ci riguardano, sinora ci sono state solo chiacchiere".
Ma secondo lei Carige è in grado ancora di camminare da sola?
"Dobbiamo procedere con un occhio guardando la punta del piede e con l'altro rivolgendoci in fondo alla strada. Attualmente, l'obiettivo è mantenere la Banca in equilibrio, e nel frattempo siamo disposti a esaminare qualsiasi soluzione importante. Ma mi lasci dire una cosa...".
Quale?
"Se la Liguria dovesse perdere Carige, sarebbe una enorme disgrazia per tutta l'economia della Regione. Quindi, l'importante è che la banca vada avanti, da sola o se in compagnia di qualcuno forte, meglio ancora".
Però, nel frattempo, il crollo del valore del titolo genera ansia nei risparmiatori. Molti dei quali hanno sottoscritto per la loro parte gli aumenti di capitale.
"Gli aumenti di capitale sono stati sottoscritti in larga misura dagli investitori istituzionali e ci sentiamo fortemente impegnati anche nei confronti dei piccoli risparmiatori che hanno creduto e investito in Carige. Comunque la banca in questi due anni si è fortemente rafforzata. Vorrei evidenziare che a settembre 2013 il il Core Tier 1 ratio era del 5,13% mentre a settembre 2015 il Cet 1 ratio era allo 12,2%, più che raddoppiato".