MILANO - La legge di Stabilità taglia le tasse alle imprese per 6 miliardi nel 2017 e 6,9 miliardi l'anno dopo. E' questo l'effetto aggregato delle principali misure inserite nella Finanziaria dal governo, che offre così una riduzione della pressione fiscale - dal prossimo anno - di oltre un terzo di punto percentuale. Più della metà dell'intervento avverrà grazie alla riduzione dell'aliquota Ires, dal 27,5 al 24%, favorendo così le società di capitali.
Fonte: elaborazioni Upb su dati della Relazione tecnica dalla legge di Stabilità per il 2016
Il conteggio arriva da uno studio dell'Ufficio parlamentare di bilancio, opera di Francesca Gastaldi, Maria Grazia Pazienza e Corrado Pollastri, che incasella in poche esaurienti parole l'azione dell'esecutivo: bene l'alleggerimento dei carichi sulle imprese, in accordo con l'invito europeo di diventare più competitivi dal punto di visa fiscale. Bene anche, attraverso i provvedimenti corollari al taglio Ires, la "tutela delle imprese minori", che da sole hanno meno armi rispetto alle grandi società per combattere il mostro fiscale a molte teste. Bene, infine, le politiche di sostegno agli investimenti per sostenere la ripresa. "Tuttavia", c'è un rovescio della medaglia, "l'insieme di queste misure contribuisce a produrre un'ulteriore frammentazione del sistema di imposizione rispetto a quella già esistente. Si tratta di un'inversione di tendenza rispetto alle politiche ispirate alla neutralità e alla uniformità di prelievo sostenute in passato, accettando e assecondando, anche da un punto di vista fiscale, la complessità e la differenziazione del mondo delle imprese".
POLICY. Il bilancio della Renzinomics
La nota dell'Upb si concentra in particolare sugli effetti delle misure a sostegno degli investimenti. Si tratta quindi della possibilità di ammortizzare al 140% del valore d'acquisto gli investimenti in nuovi impianti e macchinari (acquisiti tra metà ottobre 2015 e fine 2016) e del credito d'imposta per le aziende del Sud che investono in beni strumentali (con un decalare dal 20 per cento della cifra stanzaita per le piccole imprese, al 15% per le medie e al 10% per le grandi e con un tetto massimo di rispettivamente di 1,5, 5 e 15 milioni di euro). Costruendo queste misure, il governo ha ipotizzato 80 miliardi di investimenti agevolati nel 2016 e stimato complessivamente una riduzione del gettito dalle imprese (in termini di Irpef o Ires, a seconda della natura giuridica dell'impresa) di 800 milioni quest'anno, 1,5 miliardi il prossimo, 19 miliardi nel 2018 e di nuovo a calare fino a 1 miliardo nel 2022.
La ricognizione degli addetti ai lavori conclude che i risparmi d'imposta offerti non sono proporzionali agli investimenti effettuati. Visto che riguardano gli esborsi per impianti e macchinari, sulla base del comportamento delle aziende si evince che più del 60 per cento degli investimenti rientra tra quelli agevolabili nei settori dell'industria manifatturiera, mentre questa percentuale cade ad appena il 20 per cento in quello dei servizi. Ricordano poi che "il risparmio di imposta risente dei diversi coefficienti di ammortamento e quindi della tipologia dei beni agevolabili all'interno delle imprese e nei vari settori. In particolare, mentre i due settori menzionati si dividono equamente circa l'80 per cento dell'investimento agevolabile complessivo, in quello dell'industria si concentra una quota più elevata del risparmio di imposta (48,2 per cento, contro il 34,3 per cento)".
Da considerare anche la questione dimensionale: complessivamente, circa tre quarti delle imprese nel campione beneficerebbe di una riduzione del carico tributario. Secondo il campione analizzato, alle imprese più grandi, in cui si concentra quasi la metà del totale degli investimenti agevolabili, andrebbe oltre il 41 per cento del risparmio di imposta complessivo.
| 2016 | 2017 | 2018 | |
|---|---|---|---|
| 1^ tipologia di interventi | |||
| Riduzione aliquota Ires | 0 | -2.978 | -3.970 |
| Addizionale IRES per gli enti creditizi e finanziari | 1.033 | ||
| Deducibilita totale interessi enti creditizi e finanziari | -1.020 | ||
| Abolizione IRAP imprese agricole e pesca | -167 | -196 | -196 |
| Aumento della deduzione imponibile IRAP | 0 | -339 | -177 |
| 2^ tipologia di interventi | |||
| Regime forfetario dei minimi | 283 | -512 | -293 |
| Assegnazione agevolata beni ai soci | 49 | -56 | -49 |
| 3^ tipologia di interventi | |||
| Maggiorazione ammortamenti 40% | -170 | -943 | -1.258 |
| Misure per favorire la ripresa degli investimenti nel Mezzogiorno | -617 | -617 | -617 |
| Altro | |||
| IVA per crediti non riscossi in procedure fallimentari | 0 | -340 | -340 |
| Anticipo decorrenza revisione del sistema sanzionatorio | -40 | 0 | 0 |
| Totale | -662 | -5.981 | -6.887 |
Il conteggio arriva da uno studio dell'Ufficio parlamentare di bilancio, opera di Francesca Gastaldi, Maria Grazia Pazienza e Corrado Pollastri, che incasella in poche esaurienti parole l'azione dell'esecutivo: bene l'alleggerimento dei carichi sulle imprese, in accordo con l'invito europeo di diventare più competitivi dal punto di visa fiscale. Bene anche, attraverso i provvedimenti corollari al taglio Ires, la "tutela delle imprese minori", che da sole hanno meno armi rispetto alle grandi società per combattere il mostro fiscale a molte teste. Bene, infine, le politiche di sostegno agli investimenti per sostenere la ripresa. "Tuttavia", c'è un rovescio della medaglia, "l'insieme di queste misure contribuisce a produrre un'ulteriore frammentazione del sistema di imposizione rispetto a quella già esistente. Si tratta di un'inversione di tendenza rispetto alle politiche ispirate alla neutralità e alla uniformità di prelievo sostenute in passato, accettando e assecondando, anche da un punto di vista fiscale, la complessità e la differenziazione del mondo delle imprese".
POLICY. Il bilancio della Renzinomics
La nota dell'Upb si concentra in particolare sugli effetti delle misure a sostegno degli investimenti. Si tratta quindi della possibilità di ammortizzare al 140% del valore d'acquisto gli investimenti in nuovi impianti e macchinari (acquisiti tra metà ottobre 2015 e fine 2016) e del credito d'imposta per le aziende del Sud che investono in beni strumentali (con un decalare dal 20 per cento della cifra stanzaita per le piccole imprese, al 15% per le medie e al 10% per le grandi e con un tetto massimo di rispettivamente di 1,5, 5 e 15 milioni di euro). Costruendo queste misure, il governo ha ipotizzato 80 miliardi di investimenti agevolati nel 2016 e stimato complessivamente una riduzione del gettito dalle imprese (in termini di Irpef o Ires, a seconda della natura giuridica dell'impresa) di 800 milioni quest'anno, 1,5 miliardi il prossimo, 19 miliardi nel 2018 e di nuovo a calare fino a 1 miliardo nel 2022.
La ricognizione degli addetti ai lavori conclude che i risparmi d'imposta offerti non sono proporzionali agli investimenti effettuati. Visto che riguardano gli esborsi per impianti e macchinari, sulla base del comportamento delle aziende si evince che più del 60 per cento degli investimenti rientra tra quelli agevolabili nei settori dell'industria manifatturiera, mentre questa percentuale cade ad appena il 20 per cento in quello dei servizi. Ricordano poi che "il risparmio di imposta risente dei diversi coefficienti di ammortamento e quindi della tipologia dei beni agevolabili all'interno delle imprese e nei vari settori. In particolare, mentre i due settori menzionati si dividono equamente circa l'80 per cento dell'investimento agevolabile complessivo, in quello dell'industria si concentra una quota più elevata del risparmio di imposta (48,2 per cento, contro il 34,3 per cento)".
Da considerare anche la questione dimensionale: complessivamente, circa tre quarti delle imprese nel campione beneficerebbe di una riduzione del carico tributario. Secondo il campione analizzato, alle imprese più grandi, in cui si concentra quasi la metà del totale degli investimenti agevolabili, andrebbe oltre il 41 per cento del risparmio di imposta complessivo.