L'esercito dei consiglieri nelle partecipate: 26.500 manager, i cda costano 2,5 miliardi
I numeri della Uil fotografano l'universo delle società nei cui capitali è presente il pubblico, dallo Stato centrale agli Enti locali
MILANO - Il governo ha messo nel mirino le società partecipate dalla mano pubblica, nell'ambito della riforma della Pa di Marianna Madia. Una cura dimagrante quanto mai auspicabile, visto che si tratta di oltre 8mila società che mettono insieme 26mila e 500 consiglieri di amministrazione, cui si sommano 22mila persone negli organismi di controllo (sindaci e revisori). Una schiera di manager e professionisti che porta il costo diretto e indiretto dei board a 2,5 miliardi, dei quali circa 600 milioni riguardano i gettoni di presenza e le indennità.
Sono alcuni numeri messi in fila dalla Uil - Servizi Politiche Territoriali e Pubblico Impiego, relativi al 2014. Nel commento affidato ai segretari confederali Guglielmo Loy e Antonio Foccillo, il sindacato sottolinea che nel 2014, le Società, Consorzi, Enti e Fondazioni partecipati dalla Pa, sia a livello centrale che locale, sono 8.113, di cui: 423 sono partecipate dallo Stato (il 5% del totale); 7.472 (il …
Sono alcuni numeri messi in fila dalla Uil - Servizi Politiche Territoriali e Pubblico Impiego, relativi al 2014. Nel commento affidato ai segretari confederali Guglielmo Loy e Antonio Foccillo, il sindacato sottolinea che nel 2014, le Società, Consorzi, Enti e Fondazioni partecipati dalla Pa, sia a livello centrale che locale, sono 8.113, di cui: 423 sono partecipate dallo Stato (il 5% del totale); 7.472 (il …
MILANO - Il governo ha messo nel mirino le società partecipate dalla mano pubblica, nell'ambito della riforma della Pa di Marianna Madia. Una cura dimagrante quanto mai auspicabile, visto che si tratta di oltre 8mila società che mettono insieme 26mila e 500 consiglieri di amministrazione, cui si sommano 22mila persone negli organismi di controllo (sindaci e revisori). Una schiera di manager e professionisti che porta il costo diretto e indiretto dei board a 2,5 miliardi, dei quali circa 600 milioni riguardano i gettoni di presenza e le indennità.
Sono alcuni numeri messi in fila dalla Uil - Servizi Politiche Territoriali e Pubblico Impiego, relativi al 2014. Nel commento affidato ai segretari confederali Guglielmo Loy e Antonio Foccillo, il sindacato sottolinea che nel 2014, le Società, Consorzi, Enti e Fondazioni partecipati dalla Pa, sia a livello centrale che locale, sono 8.113, di cui: 423 sono partecipate dallo Stato (il 5% del totale); 7.472 (il 92,4% del totale) dagli Enti Territoriali (Regioni, Province, Comuni, Unioni dei Comuni ecc) e 218 (il 2,6% del totale) da altri Enti pubblici (Enti previdenziali, ACI ecc). Tra il 2012 e il 2014 gli enti locali sono riusciti a chiudere soltanto 251 società ed enti, a dimostrazione di quanto un'accelerazione nella riorganizzazione si renda necessaria.
A spaventare, come raccontato da Repubblica, è la questione occupazionale. I dipendenti delle società partecipate dagli enti locali, ricorda ancora la Uil, sono oltre 500 mila. Sono però più di 5mila le aziende con meno di 5 dipendenti e in quasi 3mila casi si verifica il paradosso che gli impiegati sono meno dei componenti del consiglio di amministrazone. Solo 580 società contano più di 100 dipendenti.
"Il valore economico che ogni anno muovono le società partecipate dagli enti locali supera i 40 miliardi di euro l'anno; mentre le perdite ammontano a 1,2 miliardi di euro l'anno", dettaglia il sindacato. "Per esempio nel Comune di Roma su 15 società partecipate direttamente nel 2013, 13 erano in attivo per 98,5 milioni di euro; mentre 2 (ATAC e Centro Ingrosso fiori), erano in passivo 220 milioni di euro. Il 62% (4.633 enti), delle società partecipate sono ubicate nelle Regioni del Nord; il 21,3% (1.591 enti), sono ubicati nelle regioni del Centro; il 16,7% (1.247), nelle Regioni del Sud.
"Se è ormai indispensabile e improcrastinabile mettere mano", sottolineano Loy e Foccillo, "alla moltitudine di Enti e Società pubbliche, spesso improduttive e fonte di produzione di deficit, ad iniziare dalle troppe società che non hanno dipendenti, e quindi difficilmente catalogabili come di pubblica utilità, dall'altro è indispensabile assicurare il mantenimento dell'attuale base occupazionale in generale e, in molte realtà, garantire la salvaguardia della funzione e della erogazione di servizi utili ai cittadini".
Sono alcuni numeri messi in fila dalla Uil - Servizi Politiche Territoriali e Pubblico Impiego, relativi al 2014. Nel commento affidato ai segretari confederali Guglielmo Loy e Antonio Foccillo, il sindacato sottolinea che nel 2014, le Società, Consorzi, Enti e Fondazioni partecipati dalla Pa, sia a livello centrale che locale, sono 8.113, di cui: 423 sono partecipate dallo Stato (il 5% del totale); 7.472 (il 92,4% del totale) dagli Enti Territoriali (Regioni, Province, Comuni, Unioni dei Comuni ecc) e 218 (il 2,6% del totale) da altri Enti pubblici (Enti previdenziali, ACI ecc). Tra il 2012 e il 2014 gli enti locali sono riusciti a chiudere soltanto 251 società ed enti, a dimostrazione di quanto un'accelerazione nella riorganizzazione si renda necessaria.
A spaventare, come raccontato da Repubblica, è la questione occupazionale. I dipendenti delle società partecipate dagli enti locali, ricorda ancora la Uil, sono oltre 500 mila. Sono però più di 5mila le aziende con meno di 5 dipendenti e in quasi 3mila casi si verifica il paradosso che gli impiegati sono meno dei componenti del consiglio di amministrazone. Solo 580 società contano più di 100 dipendenti.
"Il valore economico che ogni anno muovono le società partecipate dagli enti locali supera i 40 miliardi di euro l'anno; mentre le perdite ammontano a 1,2 miliardi di euro l'anno", dettaglia il sindacato. "Per esempio nel Comune di Roma su 15 società partecipate direttamente nel 2013, 13 erano in attivo per 98,5 milioni di euro; mentre 2 (ATAC e Centro Ingrosso fiori), erano in passivo 220 milioni di euro. Il 62% (4.633 enti), delle società partecipate sono ubicate nelle Regioni del Nord; il 21,3% (1.591 enti), sono ubicati nelle regioni del Centro; il 16,7% (1.247), nelle Regioni del Sud.
"Se è ormai indispensabile e improcrastinabile mettere mano", sottolineano Loy e Foccillo, "alla moltitudine di Enti e Società pubbliche, spesso improduttive e fonte di produzione di deficit, ad iniziare dalle troppe società che non hanno dipendenti, e quindi difficilmente catalogabili come di pubblica utilità, dall'altro è indispensabile assicurare il mantenimento dell'attuale base occupazionale in generale e, in molte realtà, garantire la salvaguardia della funzione e della erogazione di servizi utili ai cittadini".