MILANO - La lunga crisi economica dalla quale il Paese sta cercando di uscire ha depresso gli italiani, non solo nel portafoglio ma anche nella soddisfazione sulla qualità della vita degli italiani è fortemente diminuita negli anni della crisi economica. L'indicatore - secondo un'indagine di Tecnè e della Fondazione di Vittorio della Cgil - è diminuita di 21 punti dal 2009 passando da 121 a 100, il valore più basso degli ultimi 10 anni. Il Rapporto ha l'obiettivo di misurare lo stato di salute del Paese dal punto di vista delle diseguaglianze territoriali utilizzando indicatori quali la qualità delle abitazioni, i beni posseduti, la salute e l'equità economica.
Il Rapporto conferma la presenza di forti diseguaglianze a livello territoriale, sia nell'indice generale ( a fronte di un indice sulla qualità dello sviluppo per l'Italia uguale a 100 si registra 111 per il Nord Est e 87 per il Sud e le Isole) sia nelle diverse macro aree considerate. Il Nord Est resta ampiamente sopra la media (111) e il Centro poco sopra la media (103). Nella qualità delle abitazioni le differenze si riducono (da 106 del Nord Est a 89 delle Isole) così come le condizioni di salute (dal 103 del Centro al 96 delle Isole) mentre il divario si allarga di nuovo nei beni posseduti dalle famiglie (tra 112 del Nord Est a 88 al Sud) e nei servizi sociali e sistema sanitario.
In quest'ultima area il divario è di oltre trenta punti tra i 120 del Nord Est e i 79 del Sud. Se si guarda alla struttura economica, ovvero alle strutture di impresa, agli investimenti e agli occupati, l'indicatore passa dal 113 del Nord Ovest al 75 delle Isole. Per l'equità la differenza è ancora maggiore con un indicatore (considerata l'Italia pari a 100) pari a 123 per il Nord Est e 75 per le Isole.
"All'Italia - si legge nel Rapporto - "serve un salto di qualità che vada non solo nella direzione di un recupero di fiducia ma soprattutto in un grande progetto che punti a colmare i gravi ritardi tra Nord e Mezzogiorno presenti in ognuna delle 10 macro aree di analisi. E' inimmaginabile pensare di recuperare il terreno perduto in anni se permangono differenze così forti nelle varie aree del Paese, differenze che si riflettono inevitabilmente nella velocità di risalita e che espongono a crisi cicliche e a un progressivo degrado economico delle aree più povere.".
Il Rapporto conferma la presenza di forti diseguaglianze a livello territoriale, sia nell'indice generale ( a fronte di un indice sulla qualità dello sviluppo per l'Italia uguale a 100 si registra 111 per il Nord Est e 87 per il Sud e le Isole) sia nelle diverse macro aree considerate. Il Nord Est resta ampiamente sopra la media (111) e il Centro poco sopra la media (103). Nella qualità delle abitazioni le differenze si riducono (da 106 del Nord Est a 89 delle Isole) così come le condizioni di salute (dal 103 del Centro al 96 delle Isole) mentre il divario si allarga di nuovo nei beni posseduti dalle famiglie (tra 112 del Nord Est a 88 al Sud) e nei servizi sociali e sistema sanitario.
In quest'ultima area il divario è di oltre trenta punti tra i 120 del Nord Est e i 79 del Sud. Se si guarda alla struttura economica, ovvero alle strutture di impresa, agli investimenti e agli occupati, l'indicatore passa dal 113 del Nord Ovest al 75 delle Isole. Per l'equità la differenza è ancora maggiore con un indicatore (considerata l'Italia pari a 100) pari a 123 per il Nord Est e 75 per le Isole.
"All'Italia - si legge nel Rapporto - "serve un salto di qualità che vada non solo nella direzione di un recupero di fiducia ma soprattutto in un grande progetto che punti a colmare i gravi ritardi tra Nord e Mezzogiorno presenti in ognuna delle 10 macro aree di analisi. E' inimmaginabile pensare di recuperare il terreno perduto in anni se permangono differenze così forti nelle varie aree del Paese, differenze che si riflettono inevitabilmente nella velocità di risalita e che espongono a crisi cicliche e a un progressivo degrado economico delle aree più povere.".