MILANO - Il prezzo è elemento fondamentale di un mercato finanziario e anche l'equilibrio della soluzione italiana al problema delle sofferenze bancarie ruota intorno a questioni di valutazione. Entro la metà della prossima settimana diventerà operativo salvo intoppi il piano architettato dai funzionari di Bankitalia, del Mef e dai loro consulenti. Si tratta di una soluzione "leggera" al fardello di quei prestiti che le banche hanno erogato anni addietro e che - complici i lunghi tempi della crisi - le imprese e le famiglie non sono in grado di ripagare. E' uno dei macigni sul sistema del credito italiano: una montagna da oltre 200 miliardi di crediti cattivi, 88 al netto delle loro coperture, che per le banche rappresentano un ostacolo all'erogazione di nuovi finanziamenti.
Proprio i banchieri auspicano da tempo una soluzione di sistema, che secondo alcuni potrebbe avere effetti sul Pil nell'ordine di interi punti percentuali. Per capirsi, la famosa clausola di flessibilità sui migranti vale solo 0,2 punti di prodotto. Ma proprio le banche, d'altra parte, in un simile contesto potrebbero esser costrette a metter nero su bianco perdite ingenti. Gli istituti venderanno le sofferenze a società costituite ad hoc, una diversa per ogni banca. Queste ultime, partecipate con i capitali dei fondi specializzati interessati a questo business crescente, potranno impacchettare i crediti scaduti in titoli finanziari, di diversa qualità a seconda della loro natura. Ad esempio, un mutuo moroso con l'abitazione a garantirne l'importo avrà un valore maggiore di un prestito erogato per acquistare un pacchetto vacanze, ma senza alcuna garanzia. Così divisi, i pacchetti di crediti diventati titoli finanziari (bond), verranno immessi sul mercato e prezzati. Su questi titoli, il veicolo creato per gestire le sofferenze potrà comprare una garanzia dello Stato. Il Tesoro si impegnerà a metter sul piatto, attraverso la Cdp, fino a 40 miliardi di euro. In cambio verrà remunerato all'1% annuo. Alla scadenza dei titoli, il rimborso dei sottoscrittori avverrà attraverso i fondi incassati dalle società specializzate, che si dovranno attivare per recuperare quanto più possibile dai crediti in sofferenza. Se non ci riuscissero, potrà scattare la garanzia pubblica.
Dalla costruzione del meccanismo è evidente che lo snodo fondamentale è il prezzo di cessione delle sofferenze. Queste sono scritte a bilancio in media al 43,5% del loro valore nominale: per ogni 100 euro di prestiti morosi, le banche mettono da parte 56,5 euro per coprire la possibilità che quel credito non rientri mai. Nel momento in cui le sofferenze saranno cedute alle società di nuova costituzione, gli investitori chiederanno ulteriori sconti rispetto a quel valore. Tanto più saranno alti questi sconti, tanto maggiori saranno le perdite delle banche e quindi le necessità di coprirle con nuovi denari. Di contro, sarà più agevole il lavoro di chi dovrà trattare quelle sofferenze e cercare di recuperare i crediti: basterà uno sforzo minore per generare una plusvalenza. Secondo l'orientamento del mercato, il prezzo dei pacchetti sarà in media tra il 20 e il 30% del loro valore nominale. R&S Mediobanca traccia una mappa degli impatti sulle principali banche italiane, a seconda del taglio effettuato sul valore delle sofferenze. Se verranno cedute al 20% del prezzo originario, scenario più cupo per gli istituti, il contraccolpo potenziale andrebbe dai 9,4 miliardi di Unicredit ai 319 milioni della Pop Sondrio. Nell'intero sistema, un taglio del valore al 25% significa 37 miliardi di perdite potenziali.
Fonte: R&S Mediobanca
E' ovviamente uno scenario ipotetico, perché non basterà la disposizione di legge perché si smuovano in una notte 200 miliardi di crediti: il processo sarà molto più lento e con esso anche gli effetti sui bilanci bancari. Inoltre, come visto, ci sono varie tipologie di sofferenze sul mercato, che richiederanno valutazioni specifiche e differenziate. Le recenti operazioni di compravendita di pacchetti sono avvenute in una forbice molto ampia di prezzo: dal 9 a oltre il 40% del nominale, è emerso in ambienti finanziari, solo per citare alcune operazioni chiuse nelle scorse settimane dal Monte dei Paschi o dalla Algebris di Davide Serra. Molto dipenderà, poi, da come il management deciderà di sfruttare la finestra che si va ad aprire: alcuni potranno coglierla per una radicale pulizia di bilancio, magari andando incontro a richieste di capitale ai soci. Altri preferiranno posporre il tema, per non intaccare i risultati.
Proprio i banchieri auspicano da tempo una soluzione di sistema, che secondo alcuni potrebbe avere effetti sul Pil nell'ordine di interi punti percentuali. Per capirsi, la famosa clausola di flessibilità sui migranti vale solo 0,2 punti di prodotto. Ma proprio le banche, d'altra parte, in un simile contesto potrebbero esser costrette a metter nero su bianco perdite ingenti. Gli istituti venderanno le sofferenze a società costituite ad hoc, una diversa per ogni banca. Queste ultime, partecipate con i capitali dei fondi specializzati interessati a questo business crescente, potranno impacchettare i crediti scaduti in titoli finanziari, di diversa qualità a seconda della loro natura. Ad esempio, un mutuo moroso con l'abitazione a garantirne l'importo avrà un valore maggiore di un prestito erogato per acquistare un pacchetto vacanze, ma senza alcuna garanzia. Così divisi, i pacchetti di crediti diventati titoli finanziari (bond), verranno immessi sul mercato e prezzati. Su questi titoli, il veicolo creato per gestire le sofferenze potrà comprare una garanzia dello Stato. Il Tesoro si impegnerà a metter sul piatto, attraverso la Cdp, fino a 40 miliardi di euro. In cambio verrà remunerato all'1% annuo. Alla scadenza dei titoli, il rimborso dei sottoscrittori avverrà attraverso i fondi incassati dalle società specializzate, che si dovranno attivare per recuperare quanto più possibile dai crediti in sofferenza. Se non ci riuscissero, potrà scattare la garanzia pubblica.
Dalla costruzione del meccanismo è evidente che lo snodo fondamentale è il prezzo di cessione delle sofferenze. Queste sono scritte a bilancio in media al 43,5% del loro valore nominale: per ogni 100 euro di prestiti morosi, le banche mettono da parte 56,5 euro per coprire la possibilità che quel credito non rientri mai. Nel momento in cui le sofferenze saranno cedute alle società di nuova costituzione, gli investitori chiederanno ulteriori sconti rispetto a quel valore. Tanto più saranno alti questi sconti, tanto maggiori saranno le perdite delle banche e quindi le necessità di coprirle con nuovi denari. Di contro, sarà più agevole il lavoro di chi dovrà trattare quelle sofferenze e cercare di recuperare i crediti: basterà uno sforzo minore per generare una plusvalenza. Secondo l'orientamento del mercato, il prezzo dei pacchetti sarà in media tra il 20 e il 30% del loro valore nominale. R&S Mediobanca traccia una mappa degli impatti sulle principali banche italiane, a seconda del taglio effettuato sul valore delle sofferenze. Se verranno cedute al 20% del prezzo originario, scenario più cupo per gli istituti, il contraccolpo potenziale andrebbe dai 9,4 miliardi di Unicredit ai 319 milioni della Pop Sondrio. Nell'intero sistema, un taglio del valore al 25% significa 37 miliardi di perdite potenziali.
| (in mln di euro) | Sofferenze lorde | Accantonamenti | Sofferenze nette | Perdita con cessione al 20% | Perdita con cessione al 30% |
|---|---|---|---|---|---|
| Banca Mps | 26.301 | 16.828 | 9.473 | 4.212,8 | 1.582,7 |
| Banca Pop ER | 6.870 | 3.904 | 2.966 | 1.592 | 905 |
| Banca Pop Milano | 3.341 | 1.829 | 1.512 | 843,8 | 509,7 |
| Banca Pop Sondrio | 1.849 | 1.160 | 689 | 319,2 | 134,3 |
| Banco Popolare | 15.403 | 8.981 | 6.422 | 3.341,4 | 1.801,1 |
| Intesa Sanpaolo | 38.968 | 24.484 | 14.484 | 6.690,4 | 2.793,6 |
| UBI Banca | 6.920 | 2.676 | 4.244 | 2.860 | 2.168 |
| UniCredit | 50.626 | 31.101 | 19.525 | 9.399,8 | 4.337,2 |
| Totale | 150.278 | 90.963 | 59.315 | 29.259,4 | 14.231,6 |
E' ovviamente uno scenario ipotetico, perché non basterà la disposizione di legge perché si smuovano in una notte 200 miliardi di crediti: il processo sarà molto più lento e con esso anche gli effetti sui bilanci bancari. Inoltre, come visto, ci sono varie tipologie di sofferenze sul mercato, che richiederanno valutazioni specifiche e differenziate. Le recenti operazioni di compravendita di pacchetti sono avvenute in una forbice molto ampia di prezzo: dal 9 a oltre il 40% del nominale, è emerso in ambienti finanziari, solo per citare alcune operazioni chiuse nelle scorse settimane dal Monte dei Paschi o dalla Algebris di Davide Serra. Molto dipenderà, poi, da come il management deciderà di sfruttare la finestra che si va ad aprire: alcuni potranno coglierla per una radicale pulizia di bilancio, magari andando incontro a richieste di capitale ai soci. Altri preferiranno posporre il tema, per non intaccare i risultati.