Apple, la fabbrica dei sogni ha esaurito la sua carica?
Federico Rampini , dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINI
Di poche altre aziende nella storia del capitalismo si può dire che abbiano "creato un mercato nuovo". E' il caso di Apple. Anche quando si è impadronita di intuizioni altrui – l’iPod è arrivato dopo altri gadget digitali mp3 per scaricare musica e lo stesso smartphone esisteva prima dell’iPhone – Apple le ha trasfigurate al punto da farle apparire come bisogni nuovi, inventati da Steve Jobs nel suo laboratorio da stregone di Cupertino.
Ora per la prima volta sembra chiudersi un'èra, un capitolo che dura dal 2003 ed era segnato dalla continua ascesa delle vendite. Oppure dura dal 2007, quando fu lanciato l’iPhone che da allora ha impresso il suo segno sui "bisogni" di una vasta quota della popolazione mondiale. Non tutti coloro che hanno uno smartphone si piegano per forza al carisma Apple. E tuttavia proprio quel fascino riesce ancora a imporre un sovrapprezzo formidabile rispetto a tutti i concorr…
Ora per la prima volta sembra chiudersi un'èra, un capitolo che dura dal 2003 ed era segnato dalla continua ascesa delle vendite. Oppure dura dal 2007, quando fu lanciato l’iPhone che da allora ha impresso il suo segno sui "bisogni" di una vasta quota della popolazione mondiale. Non tutti coloro che hanno uno smartphone si piegano per forza al carisma Apple. E tuttavia proprio quel fascino riesce ancora a imporre un sovrapprezzo formidabile rispetto a tutti i concorr…
Di poche altre aziende nella storia del capitalismo si può dire che abbiano "creato un mercato nuovo". E' il caso di Apple. Anche quando si è impadronita di intuizioni altrui – l’iPod è arrivato dopo altri gadget digitali mp3 per scaricare musica e lo stesso smartphone esisteva prima dell’iPhone – Apple le ha trasfigurate al punto da farle apparire come bisogni nuovi, inventati da Steve Jobs nel suo laboratorio da stregone di Cupertino.
Ora per la prima volta sembra chiudersi un'èra, un capitolo che dura dal 2003 ed era segnato dalla continua ascesa delle vendite. Oppure dura dal 2007, quando fu lanciato l’iPhone che da allora ha impresso il suo segno sui "bisogni" di una vasta quota della popolazione mondiale. Non tutti coloro che hanno uno smartphone si piegano per forza al carisma Apple. E tuttavia proprio quel fascino riesce ancora a imporre un sovrapprezzo formidabile rispetto a tutti i concorrenti. Come macchina da profitti, Apple ha segnato un nuovo record storico. Ma come fabbrica dei sogni, potrebbe essere vicina ad avere esaurito la carica di innovazione, fantasia, creatività.
Di certo il ritmo delle vendite di iPhone si stabilizza e non sta più crescendo, nonostante l’exploit sul mercato cinese. Fase di stanca, legata anche ad una congiuntura mondiale debole, o qualcosa di peggio? E visto che Apple è diventata, oltre che la regina delle Borse per capitalizzazione, anche l’icona di un’epoca intera, è inevitabile collegare questo segnale di stanca con il dibattito sulla "stagnazione secolare". Rilanciato in questi giorni dall’uscita del saggio "The Rise and Fall of American Growth: The US Standard of Living Since the Civil war" di Robert Gordon della Northwest University. Al centro di questa ricerca c'è il mistero della produttività che ha smesso di crescere, nonostante l'impressione che l'epoca attuale sia densa di innovazioni. In sintesi, l’ultimo grosso balzo della produttività umana accadde con l’avvento del personal computer – l’epoca segnata da Bill Gates più che da Steve Jobs – mentre tutte le invenzioni venute dopo non lasciano traccia nella nostra capacità di creare ricchezza.
Ora per la prima volta sembra chiudersi un'èra, un capitolo che dura dal 2003 ed era segnato dalla continua ascesa delle vendite. Oppure dura dal 2007, quando fu lanciato l’iPhone che da allora ha impresso il suo segno sui "bisogni" di una vasta quota della popolazione mondiale. Non tutti coloro che hanno uno smartphone si piegano per forza al carisma Apple. E tuttavia proprio quel fascino riesce ancora a imporre un sovrapprezzo formidabile rispetto a tutti i concorrenti. Come macchina da profitti, Apple ha segnato un nuovo record storico. Ma come fabbrica dei sogni, potrebbe essere vicina ad avere esaurito la carica di innovazione, fantasia, creatività.
Di certo il ritmo delle vendite di iPhone si stabilizza e non sta più crescendo, nonostante l’exploit sul mercato cinese. Fase di stanca, legata anche ad una congiuntura mondiale debole, o qualcosa di peggio? E visto che Apple è diventata, oltre che la regina delle Borse per capitalizzazione, anche l’icona di un’epoca intera, è inevitabile collegare questo segnale di stanca con il dibattito sulla "stagnazione secolare". Rilanciato in questi giorni dall’uscita del saggio "The Rise and Fall of American Growth: The US Standard of Living Since the Civil war" di Robert Gordon della Northwest University. Al centro di questa ricerca c'è il mistero della produttività che ha smesso di crescere, nonostante l'impressione che l'epoca attuale sia densa di innovazioni. In sintesi, l’ultimo grosso balzo della produttività umana accadde con l’avvento del personal computer – l’epoca segnata da Bill Gates più che da Steve Jobs – mentre tutte le invenzioni venute dopo non lasciano traccia nella nostra capacità di creare ricchezza.