Gli eventi eccezionali. Sono il pomo della discordia principale. L’Italia ha messo nero su bianco un conto da oltre 3 miliardi (lo 0,2% del Pil) per la gestione dei flussi straordinari di migranti, in particolare nel bacino del Mediterraneo. Spese che per Roma vanno scomputate dal conteggio del deficit, proprio come avviene per il contributo che la Ue versa alla Turchia (3 miliardi) per tamponare l’emergenza profughi. La Commissione, in sede di giudizio sui progetti di bilancio degli Stati membri, ha rinviato la decisione alla primavera: le spese verranno quantificate solo ex post e allora potrà arrivare il via libera al maggior deficit. È questa la fetta sulla quale si gioca il braccio di ferro, quella che permetterebbe di far salire il deficit dal 2,2 al 2,4% del Pil, senza far scattare procedure d’infrazione comunitarie. In attesa delle risposte Ue, il governo ha avviato il piano su sicurezza e cultura, altra misura giudicata straordinaria visti gli attentati di Parigi, che fa salire l’asticella del deficit proprio al 2,4% del Pil.
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