MILANO - Si articola su tre punti principali il provvedimento del governo che punta a smobilitare parte dei 200 miliardi di crediti morosi attualmente nella pancia delle banche (si scende a poco meno di 90 miliardi al netto delle coperture) e prevede la concessione di garanzie dello Stato nell'ambito di operazioni di cartolarizzazione di crediti in sofferenza (si tratta in sostanza della cessione di crediti attraverso l'emissioni di nuovi titoli obbligazionari, nei quali gli stessi crediti verranno "impacchettati").
La garanzia sulle sofferenze. Lo Stato garantirà solo titoli della classe senior a patto che abbiano ottenuto un livello di rating da una agenzia riconosciuta dalla Bce corrispondente a un investment grade. La garanzia diviene efficace quando la banca abbia venduto più del 50% dei titoli junior. La garanzia non sarà comunque gratuita e il suo prezzo sarà definito sulla base di costi credit default swap (assicurazioni contro i fallimenti) di società italiane con un rating corrispondente a quello dei tioli senior che verrebbero garantiti.
Le garanzie, inoltre, possono essere richieste dalle banche che cartolarizzano e cedono i crediti in sofferenza, a fronte del pagamento di una commissione periodica al Tesoro, calcolata come percentuale annua sull'ammontare garantito e - come detto - a un prezzo di mercato che sarà calcolato prendendo come riferimento quello dei Cds (credit default swap, ovvero assicurazioni contro il mancato pagamento dei titoli) degli emittenti italiani con un livello di rischio corrispondente a quello dei titoli garantiti.
Inoltre, il prezzo sarà crescente nel tempo, sia per tenere conto dei maggiori rischi connessi a una maggiore durata delle note, sia per introdurre nello schema un forte incentivo a recuperare velocemente i crediti. Il prezzo previsto per i primi tre anni è calcolato come media del mid price dei Cds a tre anni per gli emittenti con rating corrispondente a quello delle tranche garantite. Al quarto e quinto anno il prezzo aumenterà in conseguenza dell'applicazione di un primo step up (Cds a 5 anni) e del pagamento di una maggiorazione incentivante, a compensazione del minore tasso pagato per i primi 3 anni. Dal sesto anno in avanti il prezzo della garanzia sarà pieno (Cds a 7 anni). Per il sesto e settimo anno sarà anche dovuta una ulteriore maggiorazione incentivante, a compensazione del minore tasso pagato per i primi 5 anni. Secondo gli esperti, insieme agli interventi della scorsa estate per accelerare i tempi di recupero dei crediti, l'operazione potrà mettere in moto 70 miliardi di sofferenze nei prossimi anni (infografica).
Recupero crediti. Sempre per ridurre i tempi di gestione di un credito moroso (attualmente superiori a sette anni), si prevede un altra serie di norme. SI tratta di aggiustamenti alla disciplina del fallimento, insieme ad altre disposizioni che riguardano la costituzione di pegni su beni mobiliari per consentire alle imprese di garantire i crediti concessi dalle banche. Ci dovrebbe essere poi una maggior facilità di accesso ai numeri presenti nelle banche dati, in modo da permettere alle parti delle procedure concorsuali di risolvere più rapidamente il recupero e la cessione dei crediti.
Riforma Bcc e pensionamenti. Il penultimo tema riguarda il credito cooperativo, con la definizione dei capisaldi dell'autoriforma delle Bcc: si prevede di istituire una holding unica, che dovrebbe avere un capitale minimo di 1 miliardo, a cui gli istituti di credito cooperativo potranno aderire con un patto di coesione. Le stesse banche cooperative deterranno il controllo della holding; attraverso il patto, poi, si stabilirà una rete di garanzie reciproche per mettere a fattor comune il patrimonio disperso nelle varie Bcc. Alla fine, dovrebbe uscirne un soggetto forte di un patrimonio di oltre 20 miliardi. Nelle ultime ore sono emerse anche ipotesi circa l'introduzione di strumenti per il prepensionamento dei bancari, a fronte di una riduzione dell'assegno previdenziale. Una misura che nel breve termine impatta sui conti pubblici e quindi sarebbe da definire ancora con un supplemento di attenzione. La necessità di procedere con le fusioni nel settore, quindi con snellimenti degli organici, gioca per un'accelerazione del tema, che però probabilmente slitterà ad altro luogo.
La garanzia sulle sofferenze. Lo Stato garantirà solo titoli della classe senior a patto che abbiano ottenuto un livello di rating da una agenzia riconosciuta dalla Bce corrispondente a un investment grade. La garanzia diviene efficace quando la banca abbia venduto più del 50% dei titoli junior. La garanzia non sarà comunque gratuita e il suo prezzo sarà definito sulla base di costi credit default swap (assicurazioni contro i fallimenti) di società italiane con un rating corrispondente a quello dei tioli senior che verrebbero garantiti.
Le garanzie, inoltre, possono essere richieste dalle banche che cartolarizzano e cedono i crediti in sofferenza, a fronte del pagamento di una commissione periodica al Tesoro, calcolata come percentuale annua sull'ammontare garantito e - come detto - a un prezzo di mercato che sarà calcolato prendendo come riferimento quello dei Cds (credit default swap, ovvero assicurazioni contro il mancato pagamento dei titoli) degli emittenti italiani con un livello di rischio corrispondente a quello dei titoli garantiti.
Inoltre, il prezzo sarà crescente nel tempo, sia per tenere conto dei maggiori rischi connessi a una maggiore durata delle note, sia per introdurre nello schema un forte incentivo a recuperare velocemente i crediti. Il prezzo previsto per i primi tre anni è calcolato come media del mid price dei Cds a tre anni per gli emittenti con rating corrispondente a quello delle tranche garantite. Al quarto e quinto anno il prezzo aumenterà in conseguenza dell'applicazione di un primo step up (Cds a 5 anni) e del pagamento di una maggiorazione incentivante, a compensazione del minore tasso pagato per i primi 3 anni. Dal sesto anno in avanti il prezzo della garanzia sarà pieno (Cds a 7 anni). Per il sesto e settimo anno sarà anche dovuta una ulteriore maggiorazione incentivante, a compensazione del minore tasso pagato per i primi 5 anni. Secondo gli esperti, insieme agli interventi della scorsa estate per accelerare i tempi di recupero dei crediti, l'operazione potrà mettere in moto 70 miliardi di sofferenze nei prossimi anni (infografica).
Recupero crediti. Sempre per ridurre i tempi di gestione di un credito moroso (attualmente superiori a sette anni), si prevede un altra serie di norme. SI tratta di aggiustamenti alla disciplina del fallimento, insieme ad altre disposizioni che riguardano la costituzione di pegni su beni mobiliari per consentire alle imprese di garantire i crediti concessi dalle banche. Ci dovrebbe essere poi una maggior facilità di accesso ai numeri presenti nelle banche dati, in modo da permettere alle parti delle procedure concorsuali di risolvere più rapidamente il recupero e la cessione dei crediti.
Riforma Bcc e pensionamenti. Il penultimo tema riguarda il credito cooperativo, con la definizione dei capisaldi dell'autoriforma delle Bcc: si prevede di istituire una holding unica, che dovrebbe avere un capitale minimo di 1 miliardo, a cui gli istituti di credito cooperativo potranno aderire con un patto di coesione. Le stesse banche cooperative deterranno il controllo della holding; attraverso il patto, poi, si stabilirà una rete di garanzie reciproche per mettere a fattor comune il patrimonio disperso nelle varie Bcc. Alla fine, dovrebbe uscirne un soggetto forte di un patrimonio di oltre 20 miliardi. Nelle ultime ore sono emerse anche ipotesi circa l'introduzione di strumenti per il prepensionamento dei bancari, a fronte di una riduzione dell'assegno previdenziale. Una misura che nel breve termine impatta sui conti pubblici e quindi sarebbe da definire ancora con un supplemento di attenzione. La necessità di procedere con le fusioni nel settore, quindi con snellimenti degli organici, gioca per un'accelerazione del tema, che però probabilmente slitterà ad altro luogo.