MILANO - Prima ci ha provato Carlo Cottarelli (ereditato dal governo Letta), poi il tandem formato da Gutgeld e Perotti. Ma alla fine, tutti, per la troppa indecisione del premier, hanno fallito. La storia dei propositi di tagliare la spesa pubblica non sembra aver subito una svolta, neppure con l'esecutivo a guida di Matteo Renzi. A dare un giudizio 'politico' ai recenti tentativi di alleggerire la macchina pubblica è stata la Corte dei Conti, che ha bollato l'intero processo come un "parziale insuccesso".
Il presidente dei magistrati contabili, Raffaele Squitieri, ha puntato il dito contro la "non ottimale costruzione di basi conoscitive sui contenuti, sui meccanismi regolatori e sui vincoli che caratterizzano le diverse categorie di spesa oggetto dei propositi di tagli". Una frase che svela il solito problema: i tagli, anche quando ci sono, avvengono in maniera lineare e rischiano di danneggiare servizi che non andrebbero toccati, mentre laddove la matassa sarebbe da sbrogliare non si riescono a toccare i nervi giusti. Squitieri ha poi specificato che il riferimento è al passato e che, nonostante i deludenti risultati, è comunque apprezzabile la linea che si è imposta nell'ultimo periodo.
Anche uno studio della società di analisi economica Twig ha analizzato il lavoro fin qui svolto. Analizzando le due ultime leggi di Stabilità, i risparmi delle pubbliche amministrazioni saranno solo di 1 miliardo e mezzo inferiori all'andamento tendenziale. Questo non significa che la scure non sia stata impugnata: la sanità, ad esempio, ha lasciato sul campo, tra le due Stabilità e altri provvedimenti, 3,9 miliardi mentre Comuni, Province e Regioni hanno dovuto rinunciare a 5,9 miliardi. Ma a fronte di questi tagli, sono stati spesi più soldi per la scuola, gli ammortizzatori e il sociale.
Sul punto è arrivata anche la puntualizzazione del Mef, secondo il quale "tra 2014 e 2015 Il governo ha preso iniziative per la revisione della spesa che hanno determinato risparmi per 18 miliardi. E insieme ai provvedimenti della legge di stabilità 2016 si realizzano risparmi per 25 miliardi nell'anno in corso". Come sottolineava Twig, spiega il Tesoro che "questi risparmi hanno consentito di finanziare alcune delle misure a sostegno della crescita e dell'occupazione".
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Il presidente dei magistrati contabili, Raffaele Squitieri, ha puntato il dito contro la "non ottimale costruzione di basi conoscitive sui contenuti, sui meccanismi regolatori e sui vincoli che caratterizzano le diverse categorie di spesa oggetto dei propositi di tagli". Una frase che svela il solito problema: i tagli, anche quando ci sono, avvengono in maniera lineare e rischiano di danneggiare servizi che non andrebbero toccati, mentre laddove la matassa sarebbe da sbrogliare non si riescono a toccare i nervi giusti. Squitieri ha poi specificato che il riferimento è al passato e che, nonostante i deludenti risultati, è comunque apprezzabile la linea che si è imposta nell'ultimo periodo.
Anche uno studio della società di analisi economica Twig ha analizzato il lavoro fin qui svolto. Analizzando le due ultime leggi di Stabilità, i risparmi delle pubbliche amministrazioni saranno solo di 1 miliardo e mezzo inferiori all'andamento tendenziale. Questo non significa che la scure non sia stata impugnata: la sanità, ad esempio, ha lasciato sul campo, tra le due Stabilità e altri provvedimenti, 3,9 miliardi mentre Comuni, Province e Regioni hanno dovuto rinunciare a 5,9 miliardi. Ma a fronte di questi tagli, sono stati spesi più soldi per la scuola, gli ammortizzatori e il sociale.
Sul punto è arrivata anche la puntualizzazione del Mef, secondo il quale "tra 2014 e 2015 Il governo ha preso iniziative per la revisione della spesa che hanno determinato risparmi per 18 miliardi. E insieme ai provvedimenti della legge di stabilità 2016 si realizzano risparmi per 25 miliardi nell'anno in corso". Come sottolineava Twig, spiega il Tesoro che "questi risparmi hanno consentito di finanziare alcune delle misure a sostegno della crescita e dell'occupazione".
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