Economia

Gli occupati salgono, ma mancano le politiche attive

I numeri di gennaio confermano la crescita delle assunzioni. Ma per intaccare la disoccupazione, ancora all'11,5%, servono politiche per favorire l'incontro tra domanda e offerta

1 minuti di lettura
Le rilevazioni mensili dell’occupazione vanno prese sempre con cautela, tanto più che gennaio è un mese tradizionalmente di assunzioni. In ogni caso gli ultimi dati dell’Istat dicono che la bolla occupazionale drogata dai maxi sconti sui contributi non c’è sostanzialmente stata. O se c’è stata non è ancora scoppiata.
Nonostante a gennaio siano scattati i nuovi sgravi, ridotti del 40 per cento rispetto a quelli del 2015, l’occupazione stabile è cresciuta. Anzi sono proprio gli occupati a tempo indeterminato (+99 mila) a consentire il saldo positivo di  70 mila occupati, con la diminuzione di 28 mila occupati a termine e l’invarianza dell’occupazione autonoma. Il temuto crollo delle assunzioni in concomitanza del nuovo regime di sgravi non è avvenuto. Per una parte il jobs act sta funzionando, accompagnando la mini ripresa (aumenta il Pil e per la prima volta dopo otto anni sono cresciuti gli investimenti). C’è però un’altra parte della riforma del mercato del lavoro che ancora non si vede, quella relativa alle politiche attive. L’Agenzia nazionale doveva partire proprio a gennaio, se andrà bene la vedremo in azione intorno a maggio. Questo è il buco nero del nostro sistema di reclutamento, con poche risorse e pochi addetti. Se il nostro tasso di occupazione rimane molto lontano dalla media Ue è anche perché le politiche attive (con qualche eccezione nelle regioni settentrionali) non funzionano. E i dati dell’Istat dicono anche questo quando confermano una disoccupazione stabile all’11,5 per cento, con gli inattivi che restano ancora tanti e il tasso di occupazione, appunto, fermo. I posti di lavoro li creano le aziende, investendo risorse nell’innovazione e anche nel capitale umano. Ma il compito del governo non è terminato perché non può limitarsi a scrivere le nuove regole. Le riforme, infatti, vanno applicate in tutte le loro parti, dall’abolizione dell’articolo 18 alle politiche per favorire l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.