Call center, gli sgravi contributivi falsano le gare d'appalto
Filippo Santelli, di FILIPPO SANTELLIIn un settore dove il lavoro pesa per l'80% dei costi, le aziende storiche con lavoratori più anziani sono svantaggiate nei confronti di società neonate che farebbe nuove assunzioni grazie a 24mila euro di contributi in tre anni
ROMA - Decine di assunzioni, grazie al Jobs Act. Ma anche decine di esuberi, a causa del Jobs Act. Nel settore dei call center la riforma del lavoro, e in particolare gli sgravi contributivi per le aziende che assumono a tempo indeterminato, si sta traducendo in una partita di giro. O peggio, al ribasso, denunciano in un'inedita alleanza i sindacati e Assocontact, la sigla della aziende del settore. A mostrarlo, sostengono, sono le recenti gare per i servizi di contact center bandite da Enel e Poste Italiane. Le imprese che da anni gestivano quelle commesse, rispettivamente Almaviva e Gepin Contact, hanno perso tutti i lotti finora assegnati. A vantaggio di concorrenti, come la calabrese System House e la pugliese Esprivia, che hanno messo sul piatto offerte tra il 20 e il 30 per cento più economiche, in termini di tariffe per minuto. La differenza? Le prime hanno lavoratori con anzianità più che decennale, e buste paghe più alte. Le seconde farebbero n…
ROMA - Decine di assunzioni, grazie al Jobs Act. Ma anche decine di esuberi, a causa del Jobs Act. Nel settore dei call center la riforma del lavoro, e in particolare gli sgravi contributivi per le aziende che assumono a tempo indeterminato, si sta traducendo in una partita di giro. O peggio, al ribasso, denunciano in un'inedita alleanza i sindacati e Assocontact, la sigla della aziende del settore. A mostrarlo, sostengono, sono le recenti gare per i servizi di contact center bandite da Enel e Poste Italiane. Le imprese che da anni gestivano quelle commesse, rispettivamente Almaviva e Gepin Contact, hanno perso tutti i lotti finora assegnati. A vantaggio di concorrenti, come la calabrese System House e la pugliese Esprivia, che hanno messo sul piatto offerte tra il 20 e il 30 per cento più economiche, in termini di tariffe per minuto. La differenza? Le prime hanno lavoratori con anzianità più che decennale, e buste paghe più alte. Le seconde farebbero nuove assunzioni, potendo quindi contare sugli sgravi contributivi previsti dalla riforma del lavoro. Che nelle Regioni del Sud Italia, dove hanno sede, rimarranno anche per il 2016, e spesso si accompagnano a ulteriori incentivi locali.
Circa 350 di Gepin Contact, tra Roma e Milano, sono già stati messi in mobilità da fine febbraio, mentre per 3 mila di Almaviva in Sicilia la procedura sta per partire. I sindacati, negli ultimi anni, hanno sempre denunciato gli effetti negativi sull'occupazione delle delocalizzazioni dei call center all'estero, specie in Albania. Ma questa volta l'effetto dumping sembra essere tutto interno al territorio italiano, un effetto (indesiderato) del Jobs Act. Lo suggerisce il presidente di Assocontact, Roberto Boggio: "Nel nostro settore il lavoro incide per l'80% dei costi complessivi, e gli incentivi per le assunzioni hanno drogato il mercato a favore dei nuovi entranti, realtà più piccole". Lo conferma il presidente della commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano: "Gli sgravi per le assunzioni garantiscono alle aziende 8mila euro di risparmi l'anno, oltre 24mila euro nei tre anni. È evidente che con questo sconto c'è un gap di competitività, una concorrenza sleale. I 14 euro l'ora accettati da Poste sono molto al di sotto di tutti gli standard contrattuali".
Nella partita del Jobs Act, il settore dei call center ha ottenuto di poter salvaguardare i contrati co.co. pro usati per assumere gli addetti ai servizi in uscita, come le campagne di telemarketing. Ma per quelli in entrata, i classici servizi di assistenza clienti, i lavoratori vengono assunti a tempo indeterminato. E secondo Damiano, "si sarebbero dovute prevedere delle eccezioni agli sgravi per i settori a più alta intensità di manodopera". Le gare di Poste e Enel non sono state condotte secondo il criterio del massimo ribasso, bensì con quella dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Ma con un ripartizione dei criteri, tra tecnici e economici, che assicura comunque un valore decisivo ai costi. Una soluzione in grado di riequilibrare le gare, ed evitare corse al ribasso, potrebbe essere rappresentata dalla "clausola sociale", la norma contenuta nel nuovo codice degli appalti che prevede la salvaguardia dei livelli occupazionali quando si bandiscono nuovi contratti. "La gara in questione è stata bandita prima dell'entrata in vigore della norma, e i vincitori manterranno i livelli occupazionali", dicono da Enel. Inoltre, per diventare operativa, la clausola dovrà essere recepita all'interno dei contratti nazionali di categoria. I sindacati e le imprese Assocontact si sono dette pronte a un "patto di sistema" su questo punto. Resta il problema dei migliaia di lavoratori finiti in mobilità. Il governo, per ora, ha aperto un tavolo d'emergenza, e garantito 50 milioni di euro per le crisi aziendali del settore.
Circa 350 di Gepin Contact, tra Roma e Milano, sono già stati messi in mobilità da fine febbraio, mentre per 3 mila di Almaviva in Sicilia la procedura sta per partire. I sindacati, negli ultimi anni, hanno sempre denunciato gli effetti negativi sull'occupazione delle delocalizzazioni dei call center all'estero, specie in Albania. Ma questa volta l'effetto dumping sembra essere tutto interno al territorio italiano, un effetto (indesiderato) del Jobs Act. Lo suggerisce il presidente di Assocontact, Roberto Boggio: "Nel nostro settore il lavoro incide per l'80% dei costi complessivi, e gli incentivi per le assunzioni hanno drogato il mercato a favore dei nuovi entranti, realtà più piccole". Lo conferma il presidente della commissione Lavoro alla Camera Cesare Damiano: "Gli sgravi per le assunzioni garantiscono alle aziende 8mila euro di risparmi l'anno, oltre 24mila euro nei tre anni. È evidente che con questo sconto c'è un gap di competitività, una concorrenza sleale. I 14 euro l'ora accettati da Poste sono molto al di sotto di tutti gli standard contrattuali".
Nella partita del Jobs Act, il settore dei call center ha ottenuto di poter salvaguardare i contrati co.co. pro usati per assumere gli addetti ai servizi in uscita, come le campagne di telemarketing. Ma per quelli in entrata, i classici servizi di assistenza clienti, i lavoratori vengono assunti a tempo indeterminato. E secondo Damiano, "si sarebbero dovute prevedere delle eccezioni agli sgravi per i settori a più alta intensità di manodopera". Le gare di Poste e Enel non sono state condotte secondo il criterio del massimo ribasso, bensì con quella dell'offerta economicamente più vantaggiosa. Ma con un ripartizione dei criteri, tra tecnici e economici, che assicura comunque un valore decisivo ai costi. Una soluzione in grado di riequilibrare le gare, ed evitare corse al ribasso, potrebbe essere rappresentata dalla "clausola sociale", la norma contenuta nel nuovo codice degli appalti che prevede la salvaguardia dei livelli occupazionali quando si bandiscono nuovi contratti. "La gara in questione è stata bandita prima dell'entrata in vigore della norma, e i vincitori manterranno i livelli occupazionali", dicono da Enel. Inoltre, per diventare operativa, la clausola dovrà essere recepita all'interno dei contratti nazionali di categoria. I sindacati e le imprese Assocontact si sono dette pronte a un "patto di sistema" su questo punto. Resta il problema dei migliaia di lavoratori finiti in mobilità. Il governo, per ora, ha aperto un tavolo d'emergenza, e garantito 50 milioni di euro per le crisi aziendali del settore.