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Gli Usa crescono, ma il calo dei profitti delle imprese preoccupa

L'ultimo rapporto sull'economia americana ha mostrato una sostenuta ripresa. Ma si è acceso un campanello d'allarme: gli utili delle Corporations sono caduti come non accadeva dall'inizio della crisi. Certo, pesano il calo del petrolio e una posta straordinaria di Bp, che ha pagato 20 miliardi per porre fine alle dispute sul Golfo del Messico. Ma i timori ci sono, anche per l'Europa

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MILANO - Gli Stati Uniti sono cresciuti più delle attese nell'ultimo trimestre del 2015, chiuso con un +1,4% contro il +1% preventivato dagli analisti, tanto che la dinamica del Pil per l'intero anno scorso parla di un +2,4% da sogno per il Vecchio continente. Ma c'è un elemento che preoccupa gli addetti ai lavori, tanto da far parlare qualcuno di un rischio recessione sulla prima economia del mondo: i profitti industriali sono calati sensibilmente.

I dati diffusi da Washington, infatti, parlano di un fragoroso -11,5% degli utili ante imposte delle Corporations a stelle e strisce nell'ultimo quarto del 2015, rispetto allo stesso periodo del 2014. Si tratta del maggior tracollo dallo scoppio della crisi, nel 2008, quando si verificò uno schianto di quasi un terzo. Nell'intero anno passato, gli utili ante imposte sono calati nel complesso del 3,1%, il peggior risultato negli ultimi sette anni.

Insomma, mentre i più ragionano della forza della ripresa come una possibile spinta decisiva alla Fed per alzare nuovamente i tassi d'interesse, alcuni sono preoccupati da questi campanelli d'allarme. Palando all'agenzia Bloomberg, Nariman Behravesh, capo economista di Ihs, definisce le figure come una "cattiva notizia", perché la storia insegna che quando i profitti scendono, spesso l'economia li segue al ribasso dal momento che le compagnie tagliano i piani di investimenti e assunzioni.

Chiaramente non è possibile arrivare a conclusioni così affrettate e pessimistiche. Anche perché sui numeri dell'ultimo trimestre 2015 pesa da sola una posta da oltre 20 miliardi imputabile a Bp, che ha chiuso le dispute legali sulla fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico del 2010 sborsando il necessario per una multa salatissima. Senza questa posta straordinaria, i profitti sarebbero scesi del 7,6%, secondo i calcoli dell'agenzia finanziaria. Nel complesso, al di là di questo caso-limite, gran parte del declino sembra proprio generato dall'industria del petrolio e mineraria, comparti massacrati (in quanto a marginalità) dal crollo dei prezzi delle materie prime. Resta, come nota Jesse Edgerton di Jp Morgan, la preoccupazione per una spia dell'inizio di un periodo di contrazione dei profitti, generata da un mercato del lavoro più difficile, la crescita dei salari e un calo di produttività". Insomma, una inversione di tendenza negli Usa, che proprio per l'Europa non ci vorrebbe.