Economia

Telefonia, emendamento Ap rischia di cancellare apertura ad altri operatori negli uffici postali

Il Garante della concorrenza aveva cancellato, a gennaio, la posizione di privilegio di Poste Mobile. Ma al Senato potrebbe essere messo tutto in discussione
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ROMA. Ospitare negli uffici postali i punti vendita di qualsiasi società telefonica chieda di averne uno. A gennaio 2016, il Garante della Concorrenza (l'Antitrust) ha cancellato il privilegio di Poste Mobile, da sempre l'unico operatore ammesso negli uffici postali italiani. Ma ora la decisione dell'Antitrust - su cui pende anche un ricorso al Tar - rischia di perdere ogni effetto. Al Senato - con chirurgica precisione - Area Popolare presenta una serie di emendamenti alla legge sulla Concorrenza. Lo scopo è cancellare un comma specifico della legge 287 del 1990. La decisione dell'Antitrust - che apre a tutte le società telefoniche gli uffici postali - si basa proprio su questo piccolo comma (il 2-quater dell'articolo 8) che regola le "pari opportunità di iniziativa economica".
 
A gennaio, dunque, il Garante ha affermato il diritto degli altri operatori di aprire un punto vendita nei 13 mila 300 uffici postali alle stesse condizioni di cui beneficia Poste Mobile. Questi operatori possono presentare offerte, distribuire opuscoli, vendere sim, cellulari, ricariche. E queste saranno possibili anche agli sportelli fisici di Poste e ai 7000 mila automatici del Postamat.
 
In prima fila per approfittare di questa opportunità è la Tre, che ha vinto il ricorso in Antitrust. Ma anche Vodafone e Fastweb, che si sono accodate alla "causa".
 
Nella delibera, l'Antitrust ricorda che Poste Italiane ha creato la sua capillare rete di uffici grazie ai trasferimenti dello Stato nella stagione aurea del monopolio. Titolare di un "servizio economico d'interesse generale", a maggior ragione è tenuta a una condotta che favorisca la concorrenza.
 
Hanno aggravato la posizione di Poste alcune e-mail che i suoi dirigenti si sono scambiati quando valutavano le richieste della Tre di avere spazio. In una e-mail trovata dalla Finanza, un dipendente di Poste suggerisce di "buttarla in caciara" perché "la richiesta della Tre non è un rischio". Troppo tardi - secondo l'Antitrust - Poste ha mostrato effettiva disponibilità verso la Tre
 
Nella sua difesa, Poste ricorda che la sua Poste Mobile ha una quota minima nel mercato della telefonia (il 3,6%, mentre la Tre è al 10%). Aprire alla Tre e agli altri operatori gli uffici postali, a giudizio di Poste avrebbe un effetto boomerang. Aiuterà chi è già grande (la Tre fattura 1,9 miliardi) soffocando chi è piccolo come Poste Mobile (operatore virtuale, privo di una rete di ripetitori che deve noleggiare).
 
Questo il confronto davanti all'Antitrust. Ma adesso è pronta Area Popolare (il partito del ministro Alfano) ad azzerare tutto con gli emendamenti presentati in Senato sul tema.