Economia

La cittadina Usa pronta ad abbandonare il carbone per la marijuana

La piccola Hotchkiss, in Colorado, è chiamata a votare una petizione per aprire i negozi di cannabis. I fautori della liberalizzazione sostengono che è l'unico modo per rimpiazzare i proventi del carbone, che sono in caduta libera con la crisi delle miniere
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ROMA - Dall'antiecologico carbone alla verde marijuana: è questo il salto che la cittadina americana di Hotchkiss sta per affrontare con un voto locale che si annuncia positivo, almeno secondo uno sponsor della legalizzazione come il New York Times. Ma lo dice anche la logica, visto che Hotchkiss è una cittadina di un migliaio di abitanti che finora viveva dei proventi del carbone, attualmente in caduta libera per almeno due motivi: il "Clear Power Plan" voluto da Obama contro i gas serra - e quindi contro il carbone - come fonte di energia e la nuova ampia disponibilità di gas di scisto a buon prezzo.

Il carbone non conviene più ed è di una settimana fa l'annuncio che anche il gigante Peabody Energy, numero uno negli Stati Uniti con 130 anni di miniere alle spalle, sta per imboccare la via della bancarotta, già intrapresa negli ultimi due anni da altri sei grossi produttori americani. Invece i proventi della marijuana si stanno dimostrando un ottimo aiuto per molte casse pubbliche, con un rientro di gettito che aiuta a finanziare altre iniziative. Così ora Hotchkiss potrebbe diventare un simbolico apripista: ciò che ha spinto 32 dei suoi cittadini a ottenere il voto del prossimo 5 aprile con una petizione, potrebbe presto portare sulla stessa strada molti altri piccoli centri lontani dalle aree urbane, dove si è diffusa la possibilità di usare marijuana, in quella che finora è risultata una netta contrapposizione città-campagna.

Quando alla fine del 2012 il Colorado votò la legalizzazione, a Hotchkiss il Consiglio cittadino restò perplesso. Pochi mesi dopo, nel 2013, decise senza consultazioni popolari di schierarsi contro, come l'intera Delta County di cui fa parte. Nel gennaio 2014, il Colorado arrivò all'apertura di punti vendita di marijuana a clienti dai 21 anni in su, primo in tutti gli Stati Uniti: un inizio d'anno con lunghe file davanti ai negozi di marijuana aperti a Denver e altre otto città dello Stato, seguiti da giornalisti e telecamere. Ma Hotchkiss non mollava.

D'altronde si chiama così per via del nome di un personaggio che fu "minatore, costruttore di strade, allevatore e carattere di tali mitiche proporzioni da essere nella Hall of Fame del Cowboy", come spiegano i testi ufficiali della Camera di commercio cittadina. Enos T. Hotchkiss diede il nome alla zona, dedita all'agricoltura e alle miniere, nel 1900. Un secolo e 13 anni dopo, l'ambiente continuava a sembrare non esattamente favorevole, con un'amministrazione comunale convinta che la marijuana fosse sinonimo di crimine e corruzione della gioventù, come ripete tuttora il sindaco Wendell Koontz, preoccupato che l'ufficio dello sceriffo - tre uomini in tutto - possa avere dei problemi a gestire le potenziali complicazioni e schierato a difesa della "reputazione di 'Città più amichevole del vicinato' che potrebbe andare persa per sempre". In effetti, all'ingresso della cittadina c'è un bel cartello in legno inciso e colorato con montagne innevate in cima, alberi di pesche e un salmone che risale il fiume in basso. In mezzo, la scritta del riconoscimento di "Friendliest Town Around".

Ma le miniere, nel frattempo, hanno chiuso, e i proventi della vendita di "erba", sia privati che in tasse, crescono in tutto il Colorado. Nel 2015 sono entrati 996 milioni di dollari, di cui 135 milioni nelle casse dello Stato (che ne ha impiegati ben 35 nel settore scolastico). Così a Hotchkiss qualcosa si è cominciato a muovere, soprattutto lungo la via principale. Lì affacciano il negozio di libri usati di Thomas Willis, quello di abiti di seconda mano "Rose", di Robbie Winne, quello di "Artigianato della Foresta incantata" di Donna Middleton (unicorni e draghetti di stoffa in prima fila) e soprattutto "Church of Art" l'ex chiesa trasformata in galleria d'arte da Mary Hockenbery.
L'anima dell'iniziativa è proprio lei, trapiantata in zona dal New Mexico, che si è fatta prima apprezzare con l'idea di cospargere l'intera strada di nuove fioriere. L'obiettivo era già quello di attirare in qualche modo il traffico dei turisti in transito, diretti verso le stazioni sciistiche. Ora, una rivendita di marijuana per passare la settimana bianca in allegria le è sembrata potenzialmente più efficace. In più, l'area sta cercando di riconvertirsi con agriturismi, anche quelli potenziale fonte di acquirenti di cannabis. Da quando in gennaio Mary ha lanciato la petizione che porta al referendum locale, associato alle elezioni municipali, sulla sua pagina Facebook si sono scatenate le reazioni, con piccole cittadine come Silt o Parachute, sempre in Colorado, che testimoniano di non aver avuto problemi dai negozi di cannabis aperti, o altre come Montrose (Delta County) da dove si segnala che il Consiglio ha vietato i negozi, ma questo ha solo spostato le attività di poche centinaia di metri, mentre intanto la municipalità soffre di mancanza di fondi per aggiustare le strade o finanziare le scuole. Il voto del 5 aprile sarà di certo seguito. E forse il cartello di legno subirà una modifica, con qualche foglia verde in più, mentre altrove potrebbero partire analoghe petizioni.