LONDRA - Attenzione: non potrete più dire ai figli, se sono svogliati a scuola o all'università, che non faranno carriera nella vita. Uno studio pubblicato stamane dal Financial Times indica che un quarto dei più ricchi del mondo ha interrotto gli studi senza conseguire una laurea; e solo il 20 per cento dei miliardari della terra hanno un master, percentuale che scende al 5 per cento per chi ha ottenuto un dottorato di ricerca. Bill Gates, fondatore della Microsoft, e Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook, sono solo due dei super ricchi che hanno fatto fortuna studiando alla "scuola della vita", come la definisce il quotidiano della City, piuttosto che sui libri di testo. Non a caso Peter Thiel, il miliardario che ha fondato il sistema di pagamenti via internet Pay Pal, ha creato una borsa di studio per incoraggiare gli studenti a saltare l'università per essere più presto liberi di creare un'impresa e rischiare. La sua fondazione offre 100 mila dollari a giovani che "vogliono costruire nuove cose invece che stare seduti in classe". Uno dei recipienti del premio, il 19enne Dale Stephenson, ha dichiarato al quotidiano finanziario britannico che l'università è importante, "ti insegna a seguire istruzioni, rispettare scadenze e lavorare in gruppo, ma non dovrebbe essere l'unico modo per imparare".
Tra i motivi che hanno spinto l'agenzia di marketing inglese Verve Search a incrociare i dati sulla classifica dei miliardari "self made" di Forbes, cioè quelli che si sono fatti da soli, con il titolo di studio dei medesimi, c'è l'aumento del costo degli studi universitari, che per esempio in Gran Bretagna ha raggiunto le 9 mila sterline l'anno (circa 12 mila euro), spingendo alcuni a domandarsi se ne vale la pena. Un altro è il mito delle start-up, americane o no, nate in un garage grazie all'inventiva di un paio di adolescenti. Come conferma l'aneddoto, forse apocrifo, di Gates che, quando la mamma gli gridava di scendere in cucina per la cena e gli chiedeva cosa faceva chiuso in camera sua, rispondeva: "Non posso, sto pensando".
Ciononostante, la stessa indagine mostra che metà dei self-made men miliardari esaminati da Verve Search si sono laureati. Ma Kathy Harvey, vice-direttrice della scuola di business della Oxford University, ammonisce a non sottovalutare il valore di un titolo di studio: "Zuckerberg ha smesso di studiare perché aveva l'idea di Facebook e sarebbe stata una follia non perseguirla. Ma il suo successo è stato una combinazione di acume e fortuna. La maggior parte della gente trae grande beneficio dall'istruzione superiore. Il cui obiettivo non è diventare ricchi, ma diventare persone migliori".
Tra i motivi che hanno spinto l'agenzia di marketing inglese Verve Search a incrociare i dati sulla classifica dei miliardari "self made" di Forbes, cioè quelli che si sono fatti da soli, con il titolo di studio dei medesimi, c'è l'aumento del costo degli studi universitari, che per esempio in Gran Bretagna ha raggiunto le 9 mila sterline l'anno (circa 12 mila euro), spingendo alcuni a domandarsi se ne vale la pena. Un altro è il mito delle start-up, americane o no, nate in un garage grazie all'inventiva di un paio di adolescenti. Come conferma l'aneddoto, forse apocrifo, di Gates che, quando la mamma gli gridava di scendere in cucina per la cena e gli chiedeva cosa faceva chiuso in camera sua, rispondeva: "Non posso, sto pensando".
Ciononostante, la stessa indagine mostra che metà dei self-made men miliardari esaminati da Verve Search si sono laureati. Ma Kathy Harvey, vice-direttrice della scuola di business della Oxford University, ammonisce a non sottovalutare il valore di un titolo di studio: "Zuckerberg ha smesso di studiare perché aveva l'idea di Facebook e sarebbe stata una follia non perseguirla. Ma il suo successo è stato una combinazione di acume e fortuna. La maggior parte della gente trae grande beneficio dall'istruzione superiore. Il cui obiettivo non è diventare ricchi, ma diventare persone migliori".