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Tempa Rossa, i Verdi sfidano Renzi: "Non è un progetto strategico"

Secondo l'opposizione l'impianto lucano non serve a ridurre la dipendenza energetica italiana così come scriveva il Cipe nel 2011, ma per il premier l'investimento è fondamentale perché crea posti di lavoro al Sud
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MILANO - Verdi all'attacco del governo Renzi per il caso Tempa Rossa che ha già portato alle dimissioni della ministra dello Sviluppo economico, Federica Guidi. Per i Verdi, infatti, il progetto avviato nel 2012 - sulla base di una concessione ottenuta da Total nel 1989 - non ha alcun interesse nazionale. Anzi, provoca solo danni in termini di occupazione e rischi per l'ambiente.

TEMPA ROSSA / Cosa c'è nell'inchiesta della procura di Potenza

"E' incomprensibile come questa infrastruttura sia stata classificata di interesse strategico nazionale dal momento che tutto l'olio estratto verrà esportato" dice il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli che poi aggiunge: "L'estrazione del petrolio Tempa Rossa conviene solo a Total".

Una volta in funzione, l'impianto produrrà 2,7 milioni di tonnellate d'olio l'anno che saranno trasferite attraverso un oleodotto a Taranto e poi caricate su novante petroliere …
MILANO - Verdi all'attacco del governo Renzi per il caso Tempa Rossa che ha già portato alle dimissioni della ministra dello Sviluppo economico, Federica Guidi. Per i Verdi, infatti, il progetto avviato nel 2012 - sulla base di una concessione ottenuta da Total nel 1989 - non ha alcun interesse nazionale. Anzi, provoca solo danni in termini di occupazione e rischi per l'ambiente.

TEMPA ROSSA / Cosa c'è nell'inchiesta della procura di Potenza

"E' incomprensibile come questa infrastruttura sia stata classificata di interesse strategico nazionale dal momento che tutto l'olio estratto verrà esportato" dice il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli che poi aggiunge: "L'estrazione del petrolio Tempa Rossa conviene solo a Total".

Una volta in funzione, l'impianto produrrà 2,7 milioni di tonnellate d'olio l'anno che saranno trasferite attraverso un oleodotto a Taranto e poi caricate su novante petroliere che porteranno il prodotto nelle raffinerie Total e Shell all'estero: "I costi ambientali ed economici per le comunità locali sono drammatici". La beffa, però, rischia di essere anche economica. Le royalties italiane sono tra le più basse al mondo: 10% sul valore del prodotto offshore, 7% per il resto. Quasi nulla a confronto con Paesi come la Norvegia dove si paga oltre il 60%, ma il territorio è molto più ricco. Nelle proiezioni di Total, con il petrolio a 100 dollari l'Italia avrebbe incassato circa 180 milioni di dollari l'anno, ma con il Brent sotto quota 38 dollari la cifra scende a 68 milioni (gli analisti di Goldman Sachs prevedono un prezzo intorno ai 60 dollari per il 2017).

"Eppure - prosegue Bonelli - Total e Shell incassano un miliardo di dollari l'anno da Tempa rossa con le quotazioni attuali che arrivrebbero a 2,6 milioni annui con il greggio a 100 dollari. In sostanza in meno di due anni, la società rientra dell'investimento con una decina di occupati".

Nella fase di realizzazione - ovvero nei prossimi 24 mesi - il progetto Tempa Rossa realizzerà 300 nuovi posti di lavoro, mentre - secondo i Verdi - saranno oltre 35 le attività agricole che vedranno espropriati i loro terreni con una perdita di 280-350 posti di lavoro. I calcoli di Total, però, sono molto diversi e prevedono l'occupazione - compreso l'indotto - di oltre mille persone. Inoltre uno studio della Luiss aveva stimato che un investimento da due miliardi sul sito ne avrebbe generati sette sull'intero territorio.

Secondo i Verdi, però, Tempa Rossa non è un'infrastruttura di interesse strategico nazionale: "Total - conclude Bonelli - sta attuando una politica di colonizzazione delle risorse naturali della Basilicata. La società estrae il petrolio, se lo porta a casa sua e lascia l'inquinamento e i rifiuti petroliferi ai lucani e ai tarantini".

Di certo la definizione di interesse strategico nazionale nei confronti dell'impianto è cambiata negli anni. O quanto meno dall'approvazione del Cipe e del Via - nel 2011 sotto il governo Berlusconi e nel 2012 con il governo Renzi - all'accezione che ne da il governo Renzi. Se in un primo momento si sottolineava che lo sviluppo del giacimento avrebbe consentito "di coprire circa il 10 per cento del fabbisogno energetico nazionale per una durata di circa 20 anni e di fornire quindi un notevole contributo alla riduzione della dipendenza del Paese dall'estero per l'approvvigionamento energetico", oggi l'esecutivo mette l'accento sulla creazione di posti di lavoro.

Certo, la vendita all'estero del petrolio estratto a Tempa Rossa aiuta a bilanciare le importazioni di greggio, ma per Matteo Renzi è più importanche il progetto sia il più grande investimento privato esistente in Italia: "E' strategico perché prevede molti occupati nel Mezzogiorno e lo rifirmerei domattina" aveva detto il premier, anticipando forse le critiche poi arrivate dal partito di Bonelli.