MILANO - Piazza Affari affonda a fine seduta e chiude in calo del 2,45% con la pioggia di vendite che ha travolto i titolo bancari sospesi più volte nel corso della giornata per eccesso di ribasso: Mps ha perso l'8,09%, il Banco Popolare il 7,55%; Ubi Banca il 6,27% e Unicredit il 5,92%. Il comparto è sotto pressione per i difficili aumenti di capitale che devono affrontare la Popolare di Vicenza e Veneto Banca, ma preoccupa anche l'incertezza complessiva per la gestione dei crediti in sofferenza: i contatti tra Bruxelles e il ministero del Tesoro proseguono fitti, ma la soluzione che libererebbe i bilanci delle banche di pesanti fardelli degli incagli è ancora lontana.
Tiene meglio il resto del Vecchio continente: Francoforte arretra dello 0,98%, Parigi perde lo 0,90% e Londra scivola dello 0,4%, mentre Madrid lascia sul terreno l'1,26%. Negativa anche Wall Street: il Dow Jones perde lo 0,98%, il Nasdaq l'1,47% e lo S&P 500 l'1,19%. Ad aumentare l'incertezza generalizzata sui listini contribuiscono le banche centrali. I verbali dell'ultima riunione della Federal Reserve confermano la volontà di essere prudenti nel rialzo dei tassi, mossi per la prima volta nel dicembre scorso dopo sette anni di minimi storici.
Nella riunione del 15-16 marzo, hanno svelato le minute pubblicate ieri sera, c'è stato un intenso dibattito durante il quale i governatori hanno soppesato da una parte la buona performance economica degli Stati Uniti e dall'altra le troppe incertezze legate al clima globale. Alla fine, ha prevalso con una buona maggioranza la posizione cauta sostenuta dal governatore Janet Yellen, in ragione del fatto che alzare i tassi a fine mese "segnalerebbe un senso di urgenza che non consideriamo appropriato". Non è mancato chi (un paio di banchieri) ha chiesto comunque di alzare i tassi già da marzo. In ogni caso, alla fine si è consolidata la previsione di due rialzi di un quarto di punto nel corso del 2016 (dai quattro preventivati a dicembre), con nove banchieri su 17 che sostengono questa ipotesi.
Il mercato sconta ormai tassi invariati per il meeting di aprile, stando all'analisi dei future sui Fed funds, mentre si sale a circa un terzo di possibilità per una mossa a giugno. Destinata a proseguire anche la fase espansiva della politica monetaria della Bce: "La debolezza frena l'inflazione, ma non ci arrendiamo", sostengono tutti i massimi esponenti dell'Eurotower, mentre i verbali dell'ultima riunione non escludono ulteriori tagli sui tassi. Una fermezza nel mostrarsi accomodanti che arresta la risalita dell'euro, che rientra sotto quota 1,14 sul dollaro americano è chiude in calo a 1,1379 dollari e 122,82 yen dopo il forte rialzo di ieri. Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi vive una fiammata a quota 120 punti prima di calare in area 115 punti base con il rendimento del decennale italiano all'1,28%.
Insomma, i toni da "colomba" della Fed e delle altre Banche centrali cercano di sostenere i mercati azionari, anche se gli analisti notano come non sia del tutto affermata nelle sale operative la convinzione che si tratti di un'espansione solida e duratura. Di tanto in tanto, infatti, si registrano ancora pesanti scossoni e la volatilità resta elevata. Il petrolio, reduce da un recupero a seguito del calo degli stock americani, è in calo a New York, dove le quotazioni perdono lo 0,56% a 37,53 dollari al barile. In mattinata Tokyo ha chiuso in lieve rialzo recuperando lo 0,22%. Quotazioni dell'oro ancora in lieve rialzo: il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,4% a 1.226 dollari l'oncia.
L'agenda macroeconomica registra il calo oltre le attese dei sussidi settimanali di disoccupazione negli Usa: -9 mila unità a 267 mila, a fronte di un'attesa discesa di 6 mila unità. La Banca centrale del Giappone ha già confermato la sua politica espansiva: è pronta a mettere in campo nuove misure di allentamento monetario per stimolare l'economia e contrastare la deflazione, ha ribadito Haruhiko Kuroda, intervenendo all riunione trimestrale dei responsabili delle filiali regionali dell'istituto centrale. In Francia, intanto, il deficit della bilancia commerciale di febbraio è aumentato di 1,3 miliardi e si è attestato a 5,2 miliardi di euro, appesantito da prodotti petroliferi, auto e aeronautica.
Tiene meglio il resto del Vecchio continente: Francoforte arretra dello 0,98%, Parigi perde lo 0,90% e Londra scivola dello 0,4%, mentre Madrid lascia sul terreno l'1,26%. Negativa anche Wall Street: il Dow Jones perde lo 0,98%, il Nasdaq l'1,47% e lo S&P 500 l'1,19%. Ad aumentare l'incertezza generalizzata sui listini contribuiscono le banche centrali. I verbali dell'ultima riunione della Federal Reserve confermano la volontà di essere prudenti nel rialzo dei tassi, mossi per la prima volta nel dicembre scorso dopo sette anni di minimi storici.
Nella riunione del 15-16 marzo, hanno svelato le minute pubblicate ieri sera, c'è stato un intenso dibattito durante il quale i governatori hanno soppesato da una parte la buona performance economica degli Stati Uniti e dall'altra le troppe incertezze legate al clima globale. Alla fine, ha prevalso con una buona maggioranza la posizione cauta sostenuta dal governatore Janet Yellen, in ragione del fatto che alzare i tassi a fine mese "segnalerebbe un senso di urgenza che non consideriamo appropriato". Non è mancato chi (un paio di banchieri) ha chiesto comunque di alzare i tassi già da marzo. In ogni caso, alla fine si è consolidata la previsione di due rialzi di un quarto di punto nel corso del 2016 (dai quattro preventivati a dicembre), con nove banchieri su 17 che sostengono questa ipotesi.
Il mercato sconta ormai tassi invariati per il meeting di aprile, stando all'analisi dei future sui Fed funds, mentre si sale a circa un terzo di possibilità per una mossa a giugno. Destinata a proseguire anche la fase espansiva della politica monetaria della Bce: "La debolezza frena l'inflazione, ma non ci arrendiamo", sostengono tutti i massimi esponenti dell'Eurotower, mentre i verbali dell'ultima riunione non escludono ulteriori tagli sui tassi. Una fermezza nel mostrarsi accomodanti che arresta la risalita dell'euro, che rientra sotto quota 1,14 sul dollaro americano è chiude in calo a 1,1379 dollari e 122,82 yen dopo il forte rialzo di ieri. Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi vive una fiammata a quota 120 punti prima di calare in area 115 punti base con il rendimento del decennale italiano all'1,28%.
Insomma, i toni da "colomba" della Fed e delle altre Banche centrali cercano di sostenere i mercati azionari, anche se gli analisti notano come non sia del tutto affermata nelle sale operative la convinzione che si tratti di un'espansione solida e duratura. Di tanto in tanto, infatti, si registrano ancora pesanti scossoni e la volatilità resta elevata. Il petrolio, reduce da un recupero a seguito del calo degli stock americani, è in calo a New York, dove le quotazioni perdono lo 0,56% a 37,53 dollari al barile. In mattinata Tokyo ha chiuso in lieve rialzo recuperando lo 0,22%. Quotazioni dell'oro ancora in lieve rialzo: il lingotto con consegna immediata guadagna lo 0,4% a 1.226 dollari l'oncia.
L'agenda macroeconomica registra il calo oltre le attese dei sussidi settimanali di disoccupazione negli Usa: -9 mila unità a 267 mila, a fronte di un'attesa discesa di 6 mila unità. La Banca centrale del Giappone ha già confermato la sua politica espansiva: è pronta a mettere in campo nuove misure di allentamento monetario per stimolare l'economia e contrastare la deflazione, ha ribadito Haruhiko Kuroda, intervenendo all riunione trimestrale dei responsabili delle filiali regionali dell'istituto centrale. In Francia, intanto, il deficit della bilancia commerciale di febbraio è aumentato di 1,3 miliardi e si è attestato a 5,2 miliardi di euro, appesantito da prodotti petroliferi, auto e aeronautica.