Economia

Sigurdsson: "Scandalo Panama Papers è solo l'apice, stop alla Piovra islandese"

Dopo il caso dei conti off shore dell'ex premier, parla lo scrittore vincitore del premio letterario annuale: "Questo è solo il culmine della nostra lunga crisi. Se vincerà la protesta, questo Paese potrà diventare laboratorio di democrazia e aprirsi all'Europa e al mondo"

4 minuti di lettura
REYKJAVIK - "La pagina islandese dello scandalo dei Panama Papers è solo il culmine della nostra lunga crisi: il paese in piazza, con le più grandi manifestazioni della sua Storia di nazione indipendente, dice basta al sistema di potere che chiamiamo la nostra Piovra". Ofeigur Sigurdsson, lo scrittore del momento qui in Islanda, vincitore del premio letterario annuale (nel paese col più alto numero di scrittori al mondo per abitante) è ottimista. E in questo lungo colloquio a Stofan, l'ex antiquario in una casetta di legno del centro a un passo da Harpa, la splendida ipervetrata sala concerti della capitale, Stofan divenuto caffè letterario e punto d'incontro del Movimento tra una manifestazione e l'altra, ci spiega la 'Piovra islandese' e la sua crisi.

Contro cosa va in piazza l'Islanda?
"Non solo contro i soldi a Panama dell'ex premier rimasto capo della destra e deputato dopo le dimissioni. Primo, contro le sue menzogne: ha negato fino all'ultimo come fece Nixon col Watergate. Secondo, contro quella che, citando Saviano, chiamiamo 'Piovra': il sistema di complicità tra politici e poteri economici che aggira la democrazia, da decenni. Prima complicità con armatori e big della pesca, poi con le banche, ora con il comparto del turismo che ha rilanciato l'economia: il primo tour operator è in mano a un ministro della destra, ecco solo un esempio. Così come per decenni politici e armatori hanno deciso insieme chi aveva il monopolio delle zone di pesca. O così come sono state sempre gestite qui le banche: o eri un vip dell'economia, o dovevi letteralmente supplicare in ginocchio il banchiere influente di turno. Accadde anche a mio padre per un mutuo, quand'ero bambino, si rende conto? Non è normale in Scandinavia, evoca quasi in un certo mondo il mondo descritto da Saviano seppur senza killer, vendette violente o esecuzioni in strada".
        
Come ha potuto la Piovra islandese resistere per decenni, in un paese scandinavo?
"Siamo diversi da parte della Scandinavia. Siamo un'isola, questo conta producendo senso e a volte diffidenza e voglia di distanza pericolose verso il mondo esterno. Secondo, siamo pochi, circa 350mila. Paradossalmente, se un popolo o una società sono così piccole ciò indebolisce la Memoria, quindi il senso critico. Per decenni media, opposizioni di turno, gli ambienti accademici e anche molti intellettuali con poche eccezioni come il nostro Nobel Halldòr Laxness, hanno taciuto. Non abbiamo avuto decenni di dibattito e analisi. Armatori, big della pesca, politici conservatori che non parlano nessuna lingua straniera né hanno viaggiato, e hanno un orizzonte pari ai cinquanta-cento chilometri dei loro feudi elettorali, hanno dominato indisturbati. Non amano il dibattito, quelli della destra ancora al potere. A ogni critica reagiscono rabbiosi con insulti, si chiudono e negano ogni intervista, poi riemergono in pubblico definendosi vittime. Guarda caso, dicono spesso 'lasciateci lavorare, noi sappiamo governare, siamo gli esperti'. Il nuovo premier provvisorio designato è giunto a dire che 'la democrazia è sopravvalutata come sistema', si rende conto?".
        
Perché la gente ha creduto loro e li ha votati, dopo la brutale crisi finanziaria del 2008?
"Perché dopo una crisi che nel 2008-2009 ha colpito la nostra società in ogni famiglia, quasi peggio che in Grecia, la gente ha creduto che Gunnlaugsson (il premier di destra dimissionario, ndr) fosse il volto nuovo. E la gente ha voluto rassicurarsi, chiudere gli occhi e sperare. E credere alle sue promesse di nuovo stile e giustizia severa con banche e poteri forti, mentre lui mentiva persino inventandosi titoli di studio. Lui e la Piovra hanno usurpato e disarmato la voglia di riforme e cambiamento di un paese esausto, approfittando del bisogno di pace e rilancio".
        
E come funziona la Piovra?
"In pubblico, negando la realtà. La sinistra fece superare al paese, con sacrifici duri, la crisi del 2008, loro promisero una fine dei sacrifici e un nuovo inizio. Sono riusciti a rendere meno critica l'opinione pubblica desiderosa di stabilità. Sono riusciti a servire i loro intrecci d'interessi in conflitto con gli interessi del paese. Fino al caso Panama. Ora rinasce la speranza: manifestazioni d'ampiezza storica, un Movimento anti-Piovra senza precedenti. La gente vuole trasparenza e democrazia diretta. Spera di trasformare in laboratorio questo paese da decenni in mano alla Piovra, a famiglie eccellenti ai vertici di economia e politica che hanno usato il potere per restarci e per una governance fatta di self service quotidiano e di favori reciproci".
        
Come ce l’hanno fatta finora?
"Il potere della Piovra ha radici lontane. Da quando negli anni Cinquanta e Sessanta iniziò la mescolanza tra ruoli al vertice politico e i vertici delle banche. Per cui appunto si aiutavano a vicenda, mentre per un minicredito per casa o azienda familiare i cittadini normali dovevano supplicare in ginocchio. E anche adesso, pur investito dalle proteste dei cittadini esasperati, il sistema di connections tra ministri e big dell'economia è ancora intatto. Sono decisi a tutto pur di restare al potere, sia i leader politici della coalizione di destra sia i loro amici nel mondo economico".
        
Quali sono le basi di potere del braccio politico della Piovra islandese?
"Se parliamo sia di elettori sia di appoggi dei big economici, i partiti conservatori sono molto più forti nell'interno, nelle campagne, insomma nel paese profondo, che non negli ambienti urbani. Il cosiddetto 'Partito del Progresso' del premier dimissionario (bisognerebbe chiamarlo Partito del regresso) difende storicamente gli interessi agrari o big della pesca. Il suo alleato, il Partito dell’Indipendenza, difende big industriali e finanziari decisi a scelte senza scrupoli, come attirare qui investimenti industriali che distruggerebbero l'ambiente. Il nuovo settore tirante del turismo è condiviso. Parliamo tra l'altro di potenti privi di qualifiche e formazione culturale, accademica, professionale, di alti studi. I tipici leader del Partito del Progresso sono ex grandi proprietari agrari o loro figli, lanciatisi in politica per difendere il potere della famiglia e delle famiglie amiche. Economia e politica per loro non sono mondi con valori e principi, ma realtà da sfruttare. E in questa Piovra i potenti dell'economia sono degni amici e 'familiari' dei politici loro alleati. Non hanno niente a che vedere, per esempio, con le grandi famiglie come i Wallenberg e altri, 'patrons' del capitalismo globale svedese capacissimo di convivere con una democrazia avanzata e vigile".
        
E in un paese scandinavo la gente è stata al gioco così a lungo?
"Insisto: paese piccolo, poca Memoria. Non siamo la Svezia, o altre società urbane, industriali, a democrazia profondamente radicata. Le radici della Piovra islandese coesistono con radici storiche particolari. Siamo stati a lungo un popolo di pescatori e cacciatori che a causa di nove mesi in media di duro inverno poteva cacciare o pescare pochi giorni all'anno. Quindi doveva poi vivere di provviste. Con lo stesso principio abbiamo guardato all'Unione europea, a cui questa destra della Piovra ha rinunciato a chiedere di appartenere: ci siamo chiesti cosa potevamo avere dalla Ue, non cosa potevamo dare. E la Piovra ha usato abilmente sia questi istinti egoisti sia la paura diffusa del mondo esterno, anche dell'Europa, per consolidare il suo potere".
        
Non teme che la protesta contro la Piovra diventi violenta?
"No, al momento sembra che abbiamo imparato l'arte e la tecnica della protesta pacifica. E sono un movimento pacifico i Pirati, che col 40 per cento dei consensi nei sondaggi sono apparentemente prima forza politica. Dovranno darsi strutture per diventare forza di governo, ecco la sfida. Ma hanno l'energia e la voglia di lanciare nuovi esperimenti per rilegittimare la democrazia, ecco la speranza. Se il Movimento vincerà contro la Piovra, l'Islanda potrà divenire non solo laboratorio della democrazia, ma anche paese più aperto all'Europa e al mondo".