Economia

Banda larga, voucher del governo per gli sconti alle famiglie "deboli"

Le società che gestiranno reti costruite con soldi pubblici pagheranno un canone di concessione che lo Stato userà per buoni-abbonamento. Il Garante delle Comunicazioni detta le linee guida in materia e avvisa le compagnie che non potranno puntare ad extra profitti

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ROMA - Le società che gestiranno una rete in fibra ottica creata completamente con denaro pubblico verseranno un canone di concessione allo Stato. E lo Stato investirà i soldi incassati per dare dei voucher, dei buoni sconto alla famiglie deboli che sottoscriveranno un abbonamento. In generale, le società che gestiranno reti ultraveloci dovranno poi concederle in affitto a condizioni eque e non discriminatorie, se costruite anche solo in parte con denaro della collettività. Interessate a queste reti saranno società di tlc - magari di medie e piccole dimensioni - che non hanno una infrastruttura propria e devono affittarne una per poi vendere il servizio finale al cittadino.
 
Il Garante per le Comunicazioni (l'AgCom) entra nella partita della banda ultra larga dettando le sue linee guida in materia (relatore del provvedimento Antonio Preto). Destinatari di queste linee sono le aziende che gestiranno reti Internet velocissime e pubbliche. Sono considerate pubbliche perché realizzate in tutto o in parte con il denaro di tutti. Le linee guida sono richieste dalla Commissione Ue che vigilia sulla legittimità degli aiuti di Stato perché non ledano la concorrenza.

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Il Garante dunque vuole che l'Erario possa ricavare un canone di concessione per le reti a finanziamento internamente pubblico. Sarà il soggetto che fa l'appalto (la "stazione appaltante") a decidere se il canone ci dovrà essere fissandone poi il valore. Il ricavato avrà due destinazioni. Lo Stato investirà i soldi in nuove reti ultra veloci oppure - come detto - assegnerà dei buoni sconto in particolare ai giovani e alle famiglie povere, per sostenere la domanda di abbonamenti al web rapido.
 
I bandi pubblici già assegnati con appalto porteranno la fibra ottica a 10 milioni di abitanti in 760 Comuni italiani. Saranno collegate alla fibra anche 5.200 sedi della Pubblica Amministrazione (tra cui 400 ospedali e duemila scuole). Per l'80 per cento delle persone, la fibra arriverà fino all'armadio di strada mentre l'ultimo tratto correrà fino a casa lungo la vecchia rete in rame di Tim. Alla fine la velocità massima della connessione oscillerà  tra i 30 e i 50 magabit al secondo.  Per il 20 per cento delle persone, la fibra arriverà direttamente in casa o in ufficio con enormi benefici in termini di performance e qualità.
 
Per i nuovi bandi sono disponibili 4,3 miliardi di euro (2,1 europei e 2,2 assegnati ad agosto 2015 con delibera del Cipe). A questi fondi si aggiungono altri 1,3 miliardi di euro, per arrivare a 5,6 miliardi complessivi. I fondi potranno essere usati in tre modi diversi. Intanto con un intervento diretto: Infratel, società del ministero dello Sviluppo economico, fa la rete e poi la dà in usufrutto oneroso agli operatori (modello che viene usato nelle zone più povere, dove i privati non vogliono investire). Incentivo: le società di tlc mettono almeno il 30 per cento del costo per fare la rete (il resto sono fondi pubblici) e poi la possiedono. Il terzo modello è la partnership pubblico-privata. Lo Stato e gli operatori decidono di intervenire insieme.