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Il realismo sulla crescita e la cura shock che serve per rilanciare il Pil

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ROMA - La decisione del ministro dell'Economia Padoan di ridurre - come emerge dalle bozze del Def che entra in Consiglio dei ministri stasera - la stima della crescita del Pil di quest'anno all'1,2% contro l'1,6% nell'autunno scorso è improntata al realismo. Le previsioni delle maggiori istituzioni internazionali vanno del resto verso una inesorabile riduzione del tasso di crescita, per l'Eurozona, e per l'Italia.

Il Fondo monetario nel gennaio scorso già parlava dell'1,3 per cento, la Commissione europea all'incirca nello stesso periodo indicava l'1,4 per cento e l'Ocse, a febbraio, si era spinta più in basso, fino all'1%. Sulla crescita, sebbene la partita ancora non sia finita e si attendano i dati definitivi del Consiglio dei ministri, il governo aveva tentato di essere un po' più ottimista ma l'Upb, l'autorità sui conti pubblici, aveva tirato il freno a mano. Posizione ispirata dal pa…
ROMA - La decisione del ministro dell'Economia Padoan di ridurre - come emerge dalle bozze del Def che entra in Consiglio dei ministri stasera - la stima della crescita del Pil di quest'anno all'1,2% contro l'1,6% nell'autunno scorso è improntata al realismo. Le previsioni delle maggiori istituzioni internazionali vanno del resto verso una inesorabile riduzione del tasso di crescita, per l'Eurozona, e per l'Italia.

Il Fondo monetario nel gennaio scorso già parlava dell'1,3 per cento, la Commissione europea all'incirca nello stesso periodo indicava l'1,4 per cento e l'Ocse, a febbraio, si era spinta più in basso, fino all'1%. Sulla crescita, sebbene la partita ancora non sia finita e si attendano i dati definitivi del Consiglio dei ministri, il governo aveva tentato di essere un po' più ottimista ma l'Upb, l'autorità sui conti pubblici, aveva tirato il freno a mano. Posizione ispirata dal panorama internazionale che è in rallentamento: sono state riviste al ribasso le stime del commercio mondiale; l'Eurozona lotta contro la deflazione, come attestano le preoccupate parole di Mario Draghi; forte diminuzione dei prezzi di petrolio e materie prime, se da una parte possono aiutare il consumatore dall'altra testimoniano una caduta generale della domanda globale dovuta alla crisi.

Anche gli anni a seguire, almeno stando alle bozze del Def, non prospettano grandi balzi in avanti: il 2017 avrà una crescita dell'1,4 per cento e lo stesso avverrà nel 2018. La Premessa al Def parla di fondamentali interventi sul capitale umano e sulla ricerca per favorire la crescita a medio termine e il governo sta mettendo in campo misure per favorire l'investimento nelle piccole e medie imprese che dovrebbero dare una spinta dello 0,2 alla crescita. E' vero pure che la produzione industriale nei primi mesi del 2016 ha dato segnali positivi, che l'economia italiana entra nel 2016 con quasi un punto di disoccupati in meno e che tutti prevedono un  maggior reddito disponibile da parte delle famiglie per le misure adottate nel biennio in corso, dall'abolizione della tassa sulla prima casa ai celebri 80 euro. Ma la sensazione è che manchi una cura shock per vincere la sfida del Pil e che la ricetta vada cercata nel campo delle tasse e degli investimenti. Anche perché, nel clima poco brillante dell'economia continentale, c'è chi in Europa fa maglio di noi: la solita Germania all'1,8 per cento, ma anche paesi come la Spagna al 2,8 per cento, o l'Olanda al 2,1 per cento.