MILANO - Il governo ha appena approvato il nuovo Documento di economia e finanza, puntando per il prossimo anno a una riduzione del deficit/Pil all'1,8% e a un contenimento del debito pubblico. Si tratta di impegni inferiori a quelli previsti soltanto nell'autunno scorso, ma d'altra parte la ripresa economica ha dato prova di esser più difficile delle aspettative un po' per tutto l'Occidente e la Commissione europea potrebbe - in cambio delle riforme per la crescita proposte - continuare a chiudere un occhio sulla deviazione rispetto alla correzione dei conti richiesta originariamente. Portare il deficit/Pil all'1,8% (rispetto all'1,1% originario), significa risparmiare una stretta ai conti da 11 miliardi. Ma, ammesso che quest'anno si chiuderà al 2,3% e confidando in una ripresa del denominatore del rapporto (cioè il Pil), ci sono comunque sforzi da fare.
Se soltanto la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia costa 15 miliardi, aggiungendo le promesse di tagli delle tasse e i costi per finanziare le misure per il rilancio (nel Def si parla di incentivi alla famiglia per figli e lavoro, sgravi fiscali alle imprese che assumono e una seconda fase del Jobs Act, relativa ai contratti aziendali), non è peregrino dire che la prossima legge di Bilancio dovrà trovare più di 20 miliardi di armi. E per farlo sarà imprescindibile cercare di mettere (di nuovo) mano alla spesa pubblica, a cominciare dalla giungla delle agevolazioni fiscali: uno dei dossier più antichi sul tavolo dei commissari ai tagli che si sono vi avia succeduti, e che dovrebbe essere il primo da rispolverare.
Intanto, un conteggio su cosa è avvenuto nel recente passato arriva dalla Cgia di Mestre, secondo la quale la spending ha frenato la spesa pubblica, ma non quella pensionistica e per l'assistenza: "Nonostante gli sforzi profusi con la spending review", si legge in una nota dell'Ufficio studi, "la spesa pubblica corrente al netto degli interessi è aumentata nell'ultimo anno di 340 milioni di euro, arrivando a toccare la quota di 691,2 miliardi di euro. Alcune voci di spesa che la compongono sono in calo, ma non quella pensionistica-assistenziale che, al netto del bonus degli 80 euro introdotto dal Governo Renzi per una parte del 2014 e per l'intero 2015, è salita di 3,1 miliardi nell'ultimo anno".
Nell'analisi elaborata dell'Ufficio studi della Cgia si evince che tra il 2014 e il 2015, ad esempio, grazie alla riduzione del numero degli addetti e al blocco dei contratti dei dipendenti pubblici, la spesa per il personale è scesa di 1,8 miliardi di euro; i consumi intermedi sono aumentati di 267 milioni di euro; le altre uscite correnti si sono ridotte di 4,5 miliardi mentre le prestazioni sociali in natura, rappresentate quasi interamente dalla spesa e dall'assistenza sanitaria-farmaceutica, sono aumentate di 410 milioni di euro. Ma la voce che ha subito l'impennata più decisa è stata quella pensionistica-assistenziale: +6,1 miliardi di euro. Tenendo conto che in questo capitolo sono inclusi anche gli 80 euro erogati dal Governo ai lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi, rilevano gli analisti della Cgia, si deduce che tra il 2014 e il 2015, al netto dei 16 miliardi che è costato nell'ultimo biennio il bonus Renzi, la spesa pensionistica-assistenziale è passata da 320,3 a 323,4 miliardi di euro (+ 3,1 miliardi). La Cgia, pur ritenendo giusta la battaglia del sindacato per difendere le pensioni, chiede si faccia di più per i giovani.
Elaborazioni Ufficio Studi CGIA su dati Istat (aggiornati al 04/04/2016)
(*) Include diverse tipologie di spesa tra cui rientrano, ad esempio, le spese di manutenzione ordinaria, gli acquisti di cancelleria, le spese energetiche e di esercizio dei mezzi di trasporto, i servizi di ricerca e sviluppo e di formazione del personale acquistati all'esterno ecc.
(**) Spesa per beni e servizi sostenuta dalle amministrazioni pubbliche per le funzioni della protezione sociale e della sanità (ad esempio gli acquisti per la sanità come medicinali, farmaci, assistenza medica ecc.).
(***) All'interno delle prestazioni sociali in denaro, dal 2014 è stato computato anche il bonus di 80 euro; infatti, le misure statistiche non classificano il bonus di 80 euro come riduzione del peso fiscale ma come spesa sociale. In riferimento alle prestazioni sociali circa l'80% è dovuto alle pensioni mentre il 20% è dovuto alle altre forme di assistenza.
(****) Le altre uscite correnti riguardano contributi alla produzione, risorse proprie dell’UE, altre imposte indirette sulla produzione, trasferimenti correnti diversi a ISP, famiglie e imprese, aiuti internazionali, premi di assicurazione, imposte dirette.
(*****) Trasferimenti in conto capitale a famiglie, imprese e resto del mondo; acquisizioni meno cessioni di attività non finanziarie non prodotte; voce che può essere influenzata da operazioni di natura straordinaria o dall’applicazione di regole specifiche dei conti nazionali.
Se soltanto la sterilizzazione delle clausole di salvaguardia costa 15 miliardi, aggiungendo le promesse di tagli delle tasse e i costi per finanziare le misure per il rilancio (nel Def si parla di incentivi alla famiglia per figli e lavoro, sgravi fiscali alle imprese che assumono e una seconda fase del Jobs Act, relativa ai contratti aziendali), non è peregrino dire che la prossima legge di Bilancio dovrà trovare più di 20 miliardi di armi. E per farlo sarà imprescindibile cercare di mettere (di nuovo) mano alla spesa pubblica, a cominciare dalla giungla delle agevolazioni fiscali: uno dei dossier più antichi sul tavolo dei commissari ai tagli che si sono vi avia succeduti, e che dovrebbe essere il primo da rispolverare.
Intanto, un conteggio su cosa è avvenuto nel recente passato arriva dalla Cgia di Mestre, secondo la quale la spending ha frenato la spesa pubblica, ma non quella pensionistica e per l'assistenza: "Nonostante gli sforzi profusi con la spending review", si legge in una nota dell'Ufficio studi, "la spesa pubblica corrente al netto degli interessi è aumentata nell'ultimo anno di 340 milioni di euro, arrivando a toccare la quota di 691,2 miliardi di euro. Alcune voci di spesa che la compongono sono in calo, ma non quella pensionistica-assistenziale che, al netto del bonus degli 80 euro introdotto dal Governo Renzi per una parte del 2014 e per l'intero 2015, è salita di 3,1 miliardi nell'ultimo anno".
Nell'analisi elaborata dell'Ufficio studi della Cgia si evince che tra il 2014 e il 2015, ad esempio, grazie alla riduzione del numero degli addetti e al blocco dei contratti dei dipendenti pubblici, la spesa per il personale è scesa di 1,8 miliardi di euro; i consumi intermedi sono aumentati di 267 milioni di euro; le altre uscite correnti si sono ridotte di 4,5 miliardi mentre le prestazioni sociali in natura, rappresentate quasi interamente dalla spesa e dall'assistenza sanitaria-farmaceutica, sono aumentate di 410 milioni di euro. Ma la voce che ha subito l'impennata più decisa è stata quella pensionistica-assistenziale: +6,1 miliardi di euro. Tenendo conto che in questo capitolo sono inclusi anche gli 80 euro erogati dal Governo ai lavoratori dipendenti con redditi medio-bassi, rilevano gli analisti della Cgia, si deduce che tra il 2014 e il 2015, al netto dei 16 miliardi che è costato nell'ultimo biennio il bonus Renzi, la spesa pensionistica-assistenziale è passata da 320,3 a 323,4 miliardi di euro (+ 3,1 miliardi). La Cgia, pur ritenendo giusta la battaglia del sindacato per difendere le pensioni, chiede si faccia di più per i giovani.
| Voci di spesa corrente | 2013 | 2014 | 2015 | Var. ass. ultimo anno (2015-2014) | Var. % ultimo anno (2015/2014) |
|---|---|---|---|---|---|
| Spese per il personale | 164.784 | 163.622 | 161.746 | -1.876 | -1,1 |
| Consumi intermedi (*) | 89.579 | 88.564 | 88.831 | +267 | +0,3 |
| Prestazioni sociali in natura acquistate (**) | 43.552 | 43.784 | 44.194 | +410 | +0,9 |
| Prestazioni sociali in denaro (***) | 319.688 | 326.863 | 332.985 | +6.122 | +1,9 |
| Altre uscite correnti (****) | 66.065 | 68.071 | 63.488 | -4.583 | -6,7 |
| (A) Spesa corrente al netto interessi | 683.668 | 690.904 | 691.244 | +340 | +0,0 |
| (B) Interessi | 77.568 | 74.340 | 68.440 | -5.900 | -7,9 |
| Totale spesa corrente (A+B) | 761.236 | 765.244 | 759.684 | -5.560 | -0,7 |
| Voci di spesa in c/capitale | 2013 | 2014 | 2015 | Var. ass. ultimo anno (2015-2014) | Var. % ultimo anno (2015/2014) |
| Investimenti fissi lordi | 38.439 | 36.871 | 37.256 | +385 | +1,0 |
| Contributi agli investimenti | 13.977 | 13.170 | 15.684 | +2.514 | +19,1 |
| Altre uscite in c/c (*****) | 5.330 | 10.249 | 13.805 | +3.556 | +34,7 |
| (C) Totale spese c/c | 57.746 | 60.290 | 66.745 | +6.455 | +10,7 |
| TOTALE SPESA PUBBLICA (A+B+C) | 818.982 | 825.534 | 826.429 | +895 | +0,1 |
| Incidenza % su Pil | 51,0 | 51,2 | 50,5 | -0,7 | |
| TOTALE ENTRATE (D) | 772.023 | 776.598 | 784.041 | +7.443 | +1,0 |
| DEFICIT PUBBLICO [D-(A+B+C)] | -46.959 | -48.936 | -42.388 | ||
| Incidenza % su Pil | -2,9 | -3,0 | -2,6 |
(*) Include diverse tipologie di spesa tra cui rientrano, ad esempio, le spese di manutenzione ordinaria, gli acquisti di cancelleria, le spese energetiche e di esercizio dei mezzi di trasporto, i servizi di ricerca e sviluppo e di formazione del personale acquistati all'esterno ecc.
(**) Spesa per beni e servizi sostenuta dalle amministrazioni pubbliche per le funzioni della protezione sociale e della sanità (ad esempio gli acquisti per la sanità come medicinali, farmaci, assistenza medica ecc.).
(***) All'interno delle prestazioni sociali in denaro, dal 2014 è stato computato anche il bonus di 80 euro; infatti, le misure statistiche non classificano il bonus di 80 euro come riduzione del peso fiscale ma come spesa sociale. In riferimento alle prestazioni sociali circa l'80% è dovuto alle pensioni mentre il 20% è dovuto alle altre forme di assistenza.
(****) Le altre uscite correnti riguardano contributi alla produzione, risorse proprie dell’UE, altre imposte indirette sulla produzione, trasferimenti correnti diversi a ISP, famiglie e imprese, aiuti internazionali, premi di assicurazione, imposte dirette.
(*****) Trasferimenti in conto capitale a famiglie, imprese e resto del mondo; acquisizioni meno cessioni di attività non finanziarie non prodotte; voce che può essere influenzata da operazioni di natura straordinaria o dall’applicazione di regole specifiche dei conti nazionali.