“Basta parlar male di noi. Non si può mettere in discussione l’intero operato della Repubblica di Panama per uno scandalo nato da uno studio di avvocati che ha sì sede a Panama, ma con filiali attive in 21 Stati sparsi nel mondo”. L’ambasciatore panamense in Italia Fernando Berguido da una decina di giorni legge e rilegge il nome del suo Paese sulle prime pagine di tutti giornali del mondo. Sul tavolo di vetro del suo ufficio romano a Torre Argentina conserva le copie dei quotidiani e dell’Espresso, sottolineate a penna.
Non è colpa di nessuno se l’inchiesta del consorzio giornalistico è stata chiamata “Panama Papers”, no?
“E’ una definizione profondamente ingiusta. Secondo quanto è emerso finora dai media, nessuno dei fondi era o è gestito direttamente a Panama. E non ci sono banche panamensi coinvolte”.
Sta negando che il vostro Stato abbia delle questioni da risolvere sulla trasparenza bancaria?
“Non lo nego, però non siamo gli unici bad guy al mondo. La Francia ora chiede alla comunità internazionale di declassarci e inserirci nella black list dei paradisi fiscali. Mi chiedo: farà lo stesso anche con il Delaware o con i territori d’oltremare del Regno Unito? Negli ultimi 10 anni Panama ha attuato modifiche importantissime sulla trasparenza, e nei 21 mesi dell’attuale governo di Juan Carlos Valera è stato adottato un pacchetto di riforme senza precedenti”
Cos’è cambiato?
“Il vero punto debole per noi è la circolazione di azioni al portatore, le cosiddette bearer shares con cui si occultano facilmente i beneficiari. Dal gennaio 2016 le abbiamo dichiarate con una legge illegali. Qualsiasi agenzia ora è in grado di risalire agli azionisti e ai beneficiari effettivi. E le società che ancora le hanno, sono obbligate a dichiararle”.
E’ un piccolo passo in avanti, ma la strada è lunga. Non è un caso che studi legali come Mossak Fonseca abbiano interesse a mantenere la sede legale nel vostro Paese.
“Abbiamo istituto anche la Commissione nazionale contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento al terrorismo, e abbiamo sottoscritto accordi in materia fiscale con 15 governi per evitare la doppia imposizione”.
Anche con l’Italia?
“Con voi abbiamo tre specifici accordi bilaterali, ma quello più importante, relativo all’evasione fiscale e sottoscritto a dicembre 2010, è fermo alla Camera del Parlamento italiano. La Repubblica di Panama lo ha ratificato cinque anni fa”.
Non è colpa di nessuno se l’inchiesta del consorzio giornalistico è stata chiamata “Panama Papers”, no?
“E’ una definizione profondamente ingiusta. Secondo quanto è emerso finora dai media, nessuno dei fondi era o è gestito direttamente a Panama. E non ci sono banche panamensi coinvolte”.
Sta negando che il vostro Stato abbia delle questioni da risolvere sulla trasparenza bancaria?
“Non lo nego, però non siamo gli unici bad guy al mondo. La Francia ora chiede alla comunità internazionale di declassarci e inserirci nella black list dei paradisi fiscali. Mi chiedo: farà lo stesso anche con il Delaware o con i territori d’oltremare del Regno Unito? Negli ultimi 10 anni Panama ha attuato modifiche importantissime sulla trasparenza, e nei 21 mesi dell’attuale governo di Juan Carlos Valera è stato adottato un pacchetto di riforme senza precedenti”
Cos’è cambiato?
“Il vero punto debole per noi è la circolazione di azioni al portatore, le cosiddette bearer shares con cui si occultano facilmente i beneficiari. Dal gennaio 2016 le abbiamo dichiarate con una legge illegali. Qualsiasi agenzia ora è in grado di risalire agli azionisti e ai beneficiari effettivi. E le società che ancora le hanno, sono obbligate a dichiararle”.
E’ un piccolo passo in avanti, ma la strada è lunga. Non è un caso che studi legali come Mossak Fonseca abbiano interesse a mantenere la sede legale nel vostro Paese.
“Abbiamo istituto anche la Commissione nazionale contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento al terrorismo, e abbiamo sottoscritto accordi in materia fiscale con 15 governi per evitare la doppia imposizione”.
Anche con l’Italia?
“Con voi abbiamo tre specifici accordi bilaterali, ma quello più importante, relativo all’evasione fiscale e sottoscritto a dicembre 2010, è fermo alla Camera del Parlamento italiano. La Repubblica di Panama lo ha ratificato cinque anni fa”.