Economia

Oxfam: "Ci sono 7.600 miliardi offshore"

Dopo i Panama Papers, la direttrice del Fmi, Christine Lagarde, pronta a lanciare una nuova piattaforma sulla tassazione con Banca Mondiale, Ocse e Onu

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MILANO - Oxfam, l'organizzazione internazionale che si occupa di progetti umanitari e di sviluppo, aggiorna il pallottoliere dei soldi custoditi al riparo degli occhi indiscreti del Fisco: parcheggiati offshore ci sono 7.600 miliardi di dollari. "Di 68 società che hanno avuto fondi dal Fmi, 51 usano paradisi fiscali", ha affermato Winnie Byanyima, il direttore esecutivo di Oxfam, intervenendo a un incontro sui sistemi fiscali con il direttore generale del Fmi, Christine Lagarde. La tassazione, con l'evasione e l'elusione, è tornata alla ribalta con lo scandalo dei Panama Papers, che ha travolto alcuni dei potenti del mondo. Solo pochi giorni fa, Oxfam aveva diffuso un report che si concentrava sulle 50 maggiori compagnie Usa, da Apple a General Electric, che da sole hanno oltre mille miliardi di dollari custoditi in filiali registrate presso Paesi che offrono condizioni fiscali migliori rispetto a quelle degli Stati Uniti.

L'attenzione sul problema, proprio a valle delle nuove rivelazioni dell'Icij, resta elevata. La Commissione Ue ha recentemente proposto una stretta fiscale che obbligherebbe le multinazionali a dettagliare la loro presenza e le tasse che pagano Paese per Paese. E novità si attendono in settimana: sarà lanciata martedì prossimo una nuova piattaforma sulla tassazione che metterà insieme Fmi, Banca Mondiale, Ocse e Onu. La stessa Lagarde, durante il Fiscal Forum 2016, ha spiegato: "E' fondamentale avere tutti intorno al tavolo", rappresentando pertanto "anche i Paesi a basso reddito". La contraddizione, secondo il numero uno dell'Fmi, è che "operiamo in un sistema globale ma le tassazioni sono su base nazionale". La task force "non avrà alcun orientamento politco - ha assicurato la Lagarde - le società faranno parte della consultazione ma le istituzioni devono lavorare autonomamente". Il direttore generale dell'organizzazione di Washington ha dunque ricordato che il Fondo monetario aveva fatto uno studio sulla situzione delle tassa a Panama nel 2012,  con delle raccomandazioni che non sono state attuate e pertanto, ha concluso, "il nostro report è passato praticamente inosservato".