Economia

Europa-Usa low cost, a Norwegian il primo round

Il terzo vettore a basso costo europeo pronto a volare anche da Cork verso Boston. In arrivo collegamenti da Italia, Francia, Belgio.
La rabbia delle compagnie tradizionali Ue e statunitensi non ferma il via libera del dipartimento dei Trasporti americano

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ROMA - Oltre due anni di attesa ma per Norwegian è una vittoria senza precedenti. La terza compagnia low cost europea che punta a effettuare voli diretti a basso prezzo dall'Europa verso gli Usa - Italia, Irlanda, Francia e Belgio compresi - incassa una prima vittoria.

Le autorità Usa hanno accettato in via "provvisoria" la possibilità di effettuare voli intercontinentali entro maggio. Un dossier, quello passato al setaccio dagli Stati Uniti fin dall'arrivo della richiesta, datata dicembre 2013, mai così difficile da gestire. Infatti la Norwegian, che punta a voli a basso costo da diverse città europee verso New York, Boston, Los Angeles e altre metropoli Usa, è anche riuscita a utilizzare l'Irlanda (una sorta di paradiso fiscale per molte compagnie aeree grazie a tasse minime sugli aerei registrati in loco e costi del lavoro inferiori al resto d'Europa), come cavallo di Troia per collegare i due continenti e in particolare dal Paese del trifoglio, da Cork a Boston.

Il vettore nordico si è subito trovato nel bel mezzo di una tempesta "politica" con l'opposizione di gran parte delle compagnie aeree europee, da Lufthansa a Sas e quelle Usa: American Airlines, Delta, United. Inoltre Alpa, l'associazione internazionale dei piloti, è scesa in campo per difendere i diritti di chi sugli aerei ci lavora, proprio per evitare un doppio trattamento: quello di chi vola in condizioni di parità di contratto di lavoro e chi su una low cost intercontinentale. 

I grandi vettori a questo punto hanno ancora un mese di tempo per portare davanti agli uffici del Dipartimento dei Trasporti Usa le proprie osservazioni al preventivo via libera americano ai voli che è arrivato dopo due anni di approfondimento da parte di studi legali sulle complesse normative internazionali e la collaborazione del Dipartimento di Stato e quello della Giustizia americani.

Alla fine però gli Usa hanno deciso che "nulla si oppone alla concessione del permesso" e i cieli per i big del settore appaiono sempre più turbolenti.