Economia

Trichet: "La Ue dica sì al piano italiano"

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ROMA - "Il fondo Atlante mi sembra una buona iniziativa, tanto più urgente perché è assolutamente vero che il problema dei crediti incagliati in Italia è più profondo che in altri Paesi". Alle tante voci in favore di "Atlas", da Draghi all'Fmi, dal G20 al ministro Schaeuble, si aggiunge quella autorevole di Jean-Claude Trichet, che da presidente della Bce negli anni più bui della crisi non esitava ad elargire critiche e dettami verso il sistema finanziario italiano, culminati nella celeberrima lettera-ultimatum dell'estate 2011. "Erano altri tempi", sorride Trichet che è a Roma per l'assemblea della Trilateral di cui è presidente europeo.

L'approvazione formale del fondo Atlante è probabile visto il consenso che riscuote e il fatto che già è operativo. Rimane una domanda: perché la ferita delle sofferenze è più dolorosa in Italia?
"In parte per la durata della recessione, più lunga che negli altri Paesi, nonché per la struttura industriale con molte piccole aziende. Ma la maggiore responsabilità ricade sulla legislazione farraginosa e sull'inefficienza della burocrazia amministrativa nonché della giustizia civile. Le lacune delle leggi per i fallimenti e le liquidazioni delle banche, unite con la lentezza nel lavoro delle istituzioni coinvolte, sono un grosso handicap. Mi risulta che in questi giorni il governo stia introducendo misure per migliorare la situazione e tagliare i passaggi necessari: è di fondamentale importanza perché i tempi sono quattro volte più lunghi in Italia che nei Paesi dotati della legislazione più efficiente. Una banca deve sapere entro tempi ragionevoli se un credito va considerato perso e in quale proporzione, per cancellarlo in tutto o in parte dal bilancio e intraprendere nuove attività senza le incertezze derivanti dall'area grigia di importanti prestiti non performanti ".

Intanto il sistema finanziario attende i risultati delle misure monetarie lanciate dal suo successore. Arriveranno tali risultati o prevarrà la tesi dei critici secondo la quale sono manovre avventate e controproducenti?
"La Bce continua la sua missione di mantenere la stabilità dei prezzi combattendo ieri l'inflazione e oggi la deflazione. È evidente che le banche centrali, non solo la Bce ma la Fed e la Bank of Japan, stanno facendo uno sforzo straordinario. Ma, come Draghi ripete a ogni conferenza stampa così come facevo io ai miei tempi, tutto questo resterà vano senza uno sforzo parallelo dei governi, a partire dai Paesi con un forte surplus di bilancia dei pagamenti. Le banche centrali non possono essere gli unici attori in scena. È essenziale la spinta alla crescita attraverso una domanda interna più dinamica, con investimenti e consumi, a partire dai Paesi con ampi spazi di manovra. Questi devono fare uno sforzo supplementare: con avanzi dell'8-9% c'è spazio per aumenti salariali e sgravi fiscali, con benefici per i consumi e gli investimenti dell'intera eurozona. Altrove resta centrale il rispetto dei patti di stabilità per ripristinare condizioni di affidabilità. Anche l'Ue deve fare la sua parte: il piano Juncker va nella giusta direzione".