Cgil: "L'economia non riparte, basta annunci. Serve una politica espansiva"
Dal rapporto sulla fiducia economica delle famiglie e delle imprese, realizzato dalla Fondazione Di Vittorio della Cgil e dall'Istituto di ricerche Tecnè emerge un quadro macroeconomico peggiorato rispetto agli ultimi tre mesi dell'anno scorso
MILANO - La Cgil torna ad attaccare il governo e contesta i segnali di ripresa sbandierati da Palazzo Chigi e nel Def. Secondo il sindacato guidato da Susanna Camusso, infatti, il primo trimestre dell'anno è partito con "la percezione di una congiuntura ancora difficile e un peggioramento del clima di fiducia" rispetto all'ultimo trimestre del 2015. E' scritto nero su bianco nel rapporto sulla fiducia economica delle famiglie e delle imprese, realizzato dalla Fondazione Di Vittorio della Cgil e dall'Istituto di ricerche Tecnè. Dall'indagine, infatti, emerge che le valutazioni negative continuano a prevalere "ampiamente" rispetto a quelle positive.
Sul fronte dell'occupazione, in particolare, il clima di fiducia registra "un peggioramento complessivo", con le attese positive sia da parte delle imprese che delle famiglie in calo. E i giudizi degli intervistati "sembrano riflettere i timori, per l'anno in corso…
Sul fronte dell'occupazione, in particolare, il clima di fiducia registra "un peggioramento complessivo", con le attese positive sia da parte delle imprese che delle famiglie in calo. E i giudizi degli intervistati "sembrano riflettere i timori, per l'anno in corso…
MILANO - La Cgil torna ad attaccare il governo e contesta i segnali di ripresa sbandierati da Palazzo Chigi e nel Def. Secondo il sindacato guidato da Susanna Camusso, infatti, il primo trimestre dell'anno è partito con "la percezione di una congiuntura ancora difficile e un peggioramento del clima di fiducia" rispetto all'ultimo trimestre del 2015. E' scritto nero su bianco nel rapporto sulla fiducia economica delle famiglie e delle imprese, realizzato dalla Fondazione Di Vittorio della Cgil e dall'Istituto di ricerche Tecnè. Dall'indagine, infatti, emerge che le valutazioni negative continuano a prevalere "ampiamente" rispetto a quelle positive.
Sul fronte dell'occupazione, in particolare, il clima di fiducia registra "un peggioramento complessivo", con le attese positive sia da parte delle imprese che delle famiglie in calo. E i giudizi degli intervistati "sembrano riflettere i timori, per l'anno in corso, della fine della spinta derivante dagli sgravi contributivi del 2015 e del perdurare della crisi economica".
"L'economia italiana non riparte, manca lo slancio necessario per uscire definitivamente dalla crisi" dice laconicamente il segretario generale, Susanna Camusso che poi aggiunge: "Questa realtà deve essere cambiata, adottando una vera strategia di politiche economiche espansive, fatta non di annunci ma di interventi concreti ed immediati a partire da quelli fiscali a favore di lavoratori e pensionati, da un cambiamento delle norme sulle pensioni e da un forte rilancio di investimenti pubblici".
Secondo Camusso la situazione non è positiva "per il mondo del lavoro e i pensionati, le famiglie e anche le imprese" perché "peggiora il clima di fiducia, dati che, sostanzialmente, coincidono con l'andamento di alcuni dei principali indicatori come Pil, povertà e occupazione". A subire la complicata situazione sono "lavoratori dipendenti, precari, disoccupati e pensionati che, partendo dalle loro condizioni sociali e di reddito, esprimono i giudizi negativi più alti sia sulla situazione attuale che sulla prospettiva".
Il sindacato però è proccupato anche per "le attese sul futuro andamento dell'occupazione considerando finita la dinamica legata agli sgravi contributivi. Calano, dunque, le attese positive sia di famiglie che di imprese e ben un 40% di lavoratori e pensionati pensa ad un futuro peggioramento dell'occupazione".
Di qui la necessità, rimarcata da Camusso, di mettere in campo politiche economiche espansive, investimenti pubblici, interventi fiscali a favore di lavoratori e pensionati, insieme al cambiamento delle norme sulle pensioni "come richiesto da Cgil, Cisl e Uil".
Nel dettaglio dello studio, solo il 4% delle imprese ritiene che la situazione economica attuale sia migliore a quella dell'anno scorso, a fronte del 29% che vede, invece, un peggioramento. Diminuiscono le famiglie che giudicano migliorata la situazione economica dell'Italia (23% rispetto al 24% del quarto trimestre 2015), mentre salgono del 2% i giudizi negativi. In calo di due punti percentuali anche i giudizi positivi della popolazione composta da lavoratori dipendenti, precari, disoccupati e pensionati mentre cresce la quota di quanti giudicano peggiorata la situazione economica del Paese (43%).
I giudizi sulla situazione economica dell'Italia si riflettono anche sulle prospettive a breve/medio termine. Le previsioni a 12 mesi, infatti, peggiorano tra tutti i campi di riferimento pur restando leggermente in territorio positivo. L'indice cala di 6 punti tra le imprese (da 60 a 54), di 2 punti tra le famiglie (da 54 a 52) e di 3 punti tra i lavoratori dipendenti, precari, disoccupati e pensionati (da 55 a 52). Solo il 18% delle imprese prevede un miglioramento della situazione economica dell'Italia (nell'ultimo trimestre del 2015 erano il 29%), mentre attendono un peggioramento l'11% (+1%).
Sul fronte dell'occupazione, in particolare, il clima di fiducia registra "un peggioramento complessivo", con le attese positive sia da parte delle imprese che delle famiglie in calo. E i giudizi degli intervistati "sembrano riflettere i timori, per l'anno in corso, della fine della spinta derivante dagli sgravi contributivi del 2015 e del perdurare della crisi economica".
"L'economia italiana non riparte, manca lo slancio necessario per uscire definitivamente dalla crisi" dice laconicamente il segretario generale, Susanna Camusso che poi aggiunge: "Questa realtà deve essere cambiata, adottando una vera strategia di politiche economiche espansive, fatta non di annunci ma di interventi concreti ed immediati a partire da quelli fiscali a favore di lavoratori e pensionati, da un cambiamento delle norme sulle pensioni e da un forte rilancio di investimenti pubblici".
Secondo Camusso la situazione non è positiva "per il mondo del lavoro e i pensionati, le famiglie e anche le imprese" perché "peggiora il clima di fiducia, dati che, sostanzialmente, coincidono con l'andamento di alcuni dei principali indicatori come Pil, povertà e occupazione". A subire la complicata situazione sono "lavoratori dipendenti, precari, disoccupati e pensionati che, partendo dalle loro condizioni sociali e di reddito, esprimono i giudizi negativi più alti sia sulla situazione attuale che sulla prospettiva".
Il sindacato però è proccupato anche per "le attese sul futuro andamento dell'occupazione considerando finita la dinamica legata agli sgravi contributivi. Calano, dunque, le attese positive sia di famiglie che di imprese e ben un 40% di lavoratori e pensionati pensa ad un futuro peggioramento dell'occupazione".
Di qui la necessità, rimarcata da Camusso, di mettere in campo politiche economiche espansive, investimenti pubblici, interventi fiscali a favore di lavoratori e pensionati, insieme al cambiamento delle norme sulle pensioni "come richiesto da Cgil, Cisl e Uil".
Nel dettaglio dello studio, solo il 4% delle imprese ritiene che la situazione economica attuale sia migliore a quella dell'anno scorso, a fronte del 29% che vede, invece, un peggioramento. Diminuiscono le famiglie che giudicano migliorata la situazione economica dell'Italia (23% rispetto al 24% del quarto trimestre 2015), mentre salgono del 2% i giudizi negativi. In calo di due punti percentuali anche i giudizi positivi della popolazione composta da lavoratori dipendenti, precari, disoccupati e pensionati mentre cresce la quota di quanti giudicano peggiorata la situazione economica del Paese (43%).
I giudizi sulla situazione economica dell'Italia si riflettono anche sulle prospettive a breve/medio termine. Le previsioni a 12 mesi, infatti, peggiorano tra tutti i campi di riferimento pur restando leggermente in territorio positivo. L'indice cala di 6 punti tra le imprese (da 60 a 54), di 2 punti tra le famiglie (da 54 a 52) e di 3 punti tra i lavoratori dipendenti, precari, disoccupati e pensionati (da 55 a 52). Solo il 18% delle imprese prevede un miglioramento della situazione economica dell'Italia (nell'ultimo trimestre del 2015 erano il 29%), mentre attendono un peggioramento l'11% (+1%).