L'hanno battezzato (con il senno di poi un po' incautamente) "Dreamliner", l'aereo dei sogni. A cinque anni dal suo primo decollo però - e malgrado il successo commerciale - il Boeing 787 rimane di gran lunga il peggior incubo della storia dell'aviazione civile moderna. Un horror ad alta quota che tra ghiaccio nei motori, principi d'incendio in stiva, ali difettose, rivetti ballerini e software capricciosi ha trasformato il modello di punta di Seattle in una sorta di "Duna dei cieli", una copia volante della mitologica e jellatissima utilitaria Fiat.
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Le cose, a dire il vero, avrebbero dovuto andare in un altro modo. Il progetto del 787 è partito alla fine dello scorso millennio a Seattle con un obiettivo ben più ambizioso: creare l'aereo più leggero, tecnologico ed efficiente del mondo. Un "jet di plastica" in grado di consumare il 20% in meno del suo predecessore (il Boeing 767) grazie all'uso massiccio di materiali compositi e all'addio ai comandi penumatici e idraulici, sostituiti dall'elettronica. L'obiettivo commerciale era chiaro: conquistare la fascia più alta e ricca del mercato - quella dei voli a lungo raggio - con un velivolo veloce, versatile e super-moderno spiazzando l'Airbus che aveva giocato tutte le sue carte sul mastodontico ("e un po' goffo", dicevano in America) A380.
Sulla carta tutto bello. Lo sviluppo del Dreamliner però si è trasformato da subito in una via crucis: il battesimo del 787, con simbologia tutta americana, era previsto per il 7-8-2007. Niente da fare. Prima le rivettature si sono rivelate difettose. Poi ci sono stati problemi alle giunture delle ali. Quindi sono arrivati i ritardi dei fornitori, i malfunzionamenti dei software e i capricci degli stabilizzatori. Morale: dopo un varo "farlocco" nel luglio 2007 ad uso e consumo della stampa, con un velivolo assemblato in fretta e furia con pezzi finti e fermo a terra, il Dreamliner ha staccato per la prima volta le ruote dalla pista solo nel dicembre 2009, dopo sette rinvii del battesimo dell'aria.
Sembrava la fine dell'incubo. Invece era solo l'inizio. I guai si sono sommati ai guai. Perdite di carburante, tante noie elettriche. Le componenti in fibra di carbonio che faticano a reggere i primi stress-test, software che funzionano a singhiozzo. Problemi di gioventù tipici di ogni modello di aereo, si sono sempre difesi in Boeing. Fatto sta che l'ingresso in servizio commerciale del nuovo fiore all'occhiello di Seattle è arrivata solo a settembre 2011, dopo vari stop and go, con la consegna del primo aereo alla All Nippon Airways.
Tutto è bene quel che finisce bene? Naturalmente, trattandosi del Dreamliner, no. Poco più di un anno dopo, nel gennaio 2013, i piloti del volo All Nippon Airways 692 hanno iniziato a sentire puzza di bruciato in cabina 18 minuti dopo il decollo da Yamaguchi. Sul cruscotto si è accesa la spia rossa dell'allarme ("fumo a bordo") e il 787 nuovo di zecca è stato costretto a un atterraggio d'emergenza evacuando sugli scivoli i suoi 126 passeggeri sulla pista di Osaka. L'inchiesta ha scoperto che questo incidente (come altri sette simili capitati in precedenza) era legato al malfunzionamento delle avveniristiche batterie al litio installate a bordo. Un gioiello della tecnologia con l'unico difetto di prendere fuoco di tanto in tanto. Le autorità Usa e molte compagnie mondiali hanno messo a terra tutti i loro Dreamliner, ripartiti poi ad aprile dopo la sostituzione di tutte le batterie con un nuovo modello più sicuro.
Risolto il problema del fuoco, ora è spuntato quello del ghiaccio, l'ennesimo capitolo dell'Odissea fantozziana del Dreamliner. Questa tegola non poteva arrivare in un momento peggiore. Il 787, dopo il faticoso rodaggio, sembra essere decollato a livello commerciale. Le vendite tirano, 393 velivoli sono stati già consegnati e 62 compagnie ne hanno ordinati altri 1.139, convinte che il jet di plastica di Seattle funzioni meglio del gigantesco A380. L'Airbus, non a caso, sta rivalutando il futuro della sua ammiraglia per una possibile sospensione della produzione. Probabile ci ripensi. Almeno fino a quando andrà avanti la telenovela dell'incubo dell'aereo da sogno.
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Le cose, a dire il vero, avrebbero dovuto andare in un altro modo. Il progetto del 787 è partito alla fine dello scorso millennio a Seattle con un obiettivo ben più ambizioso: creare l'aereo più leggero, tecnologico ed efficiente del mondo. Un "jet di plastica" in grado di consumare il 20% in meno del suo predecessore (il Boeing 767) grazie all'uso massiccio di materiali compositi e all'addio ai comandi penumatici e idraulici, sostituiti dall'elettronica. L'obiettivo commerciale era chiaro: conquistare la fascia più alta e ricca del mercato - quella dei voli a lungo raggio - con un velivolo veloce, versatile e super-moderno spiazzando l'Airbus che aveva giocato tutte le sue carte sul mastodontico ("e un po' goffo", dicevano in America) A380.
Sulla carta tutto bello. Lo sviluppo del Dreamliner però si è trasformato da subito in una via crucis: il battesimo del 787, con simbologia tutta americana, era previsto per il 7-8-2007. Niente da fare. Prima le rivettature si sono rivelate difettose. Poi ci sono stati problemi alle giunture delle ali. Quindi sono arrivati i ritardi dei fornitori, i malfunzionamenti dei software e i capricci degli stabilizzatori. Morale: dopo un varo "farlocco" nel luglio 2007 ad uso e consumo della stampa, con un velivolo assemblato in fretta e furia con pezzi finti e fermo a terra, il Dreamliner ha staccato per la prima volta le ruote dalla pista solo nel dicembre 2009, dopo sette rinvii del battesimo dell'aria.
Sembrava la fine dell'incubo. Invece era solo l'inizio. I guai si sono sommati ai guai. Perdite di carburante, tante noie elettriche. Le componenti in fibra di carbonio che faticano a reggere i primi stress-test, software che funzionano a singhiozzo. Problemi di gioventù tipici di ogni modello di aereo, si sono sempre difesi in Boeing. Fatto sta che l'ingresso in servizio commerciale del nuovo fiore all'occhiello di Seattle è arrivata solo a settembre 2011, dopo vari stop and go, con la consegna del primo aereo alla All Nippon Airways.
Tutto è bene quel che finisce bene? Naturalmente, trattandosi del Dreamliner, no. Poco più di un anno dopo, nel gennaio 2013, i piloti del volo All Nippon Airways 692 hanno iniziato a sentire puzza di bruciato in cabina 18 minuti dopo il decollo da Yamaguchi. Sul cruscotto si è accesa la spia rossa dell'allarme ("fumo a bordo") e il 787 nuovo di zecca è stato costretto a un atterraggio d'emergenza evacuando sugli scivoli i suoi 126 passeggeri sulla pista di Osaka. L'inchiesta ha scoperto che questo incidente (come altri sette simili capitati in precedenza) era legato al malfunzionamento delle avveniristiche batterie al litio installate a bordo. Un gioiello della tecnologia con l'unico difetto di prendere fuoco di tanto in tanto. Le autorità Usa e molte compagnie mondiali hanno messo a terra tutti i loro Dreamliner, ripartiti poi ad aprile dopo la sostituzione di tutte le batterie con un nuovo modello più sicuro.
Risolto il problema del fuoco, ora è spuntato quello del ghiaccio, l'ennesimo capitolo dell'Odissea fantozziana del Dreamliner. Questa tegola non poteva arrivare in un momento peggiore. Il 787, dopo il faticoso rodaggio, sembra essere decollato a livello commerciale. Le vendite tirano, 393 velivoli sono stati già consegnati e 62 compagnie ne hanno ordinati altri 1.139, convinte che il jet di plastica di Seattle funzioni meglio del gigantesco A380. L'Airbus, non a caso, sta rivalutando il futuro della sua ammiraglia per una possibile sospensione della produzione. Probabile ci ripensi. Almeno fino a quando andrà avanti la telenovela dell'incubo dell'aereo da sogno.