MILANO - I mercati finanziari chiudono deboli in Europa in scia al ribasso del prezzo del petrolio. Milano si conferma in rosso e perde l'1,52% con Fca a lungo penalizzata dal possibile coinvolgimento nell'indagine sulle emissioni in Germania: il titolo del Lingotto però inverte la rotta e arichivia la seduta in recupero. L'Acea, l'Associazione dei produttori europei, "prende atto" degli annunci ma interviene con una posizione ufficiale: "Tutti i veicoli sottoposti a test rispettano gli attuali requisiti regolatori".
Debole anche il comparto bancario, mentre Moody's ha ammonito sui possibili impatti per le istituzioni finanziarie italiane - Unicredit in particolare - dall'impegno nel fondo Atlante. Anche gli altri listini Ue sono in negativo: Londra perde lo 0,78%, Francoforte lo 0,76% e Parigi cede lo 0,52%. Chiusura in calo per Wall Street, già reduce da una seduta contrastata, col Dow Jones che perde lo 0,15% a 17.977,38 punti e il Nasdaq lo 0,21% a 4.895,79 punti. Male anche l'indice S&P500 che cede lo 0,18% a 2.087,80 punti.
Non aiuta l'umore dei mercati il dato più atteso di giornata (agenda), ovvero l'indice Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche: pur con variazioni minime, l'indice è calato ad aprile a 106,6 punti, da 106,7 a marzo e soprattutto contro attese che stimavano un progresso a 107 punti. L'indice sulle condizioni attuali è sceso a 113,2 (da 113,8) con un consenso di 113,8 mentre quello sulle aspettative è salito a 100,4 da 100, sotto però il consenso di 100,7. Mario Draghi è alla finestra della Bce per vedere se le misure straordinarie messe in campo dall'istituto centrale stanno dando i loro frutti: venerdì verranno pubblicati i dati sul Pil dell'Eurozona del primo trimestre dell'anno, in anticipo rispetto al solito (a solo un mese dalla fine del periodo di riferimento, come accade per Usa e Uk); la pubblicazione viene a cadere, così, insieme alle rilevazioni sull'inflazione.
Se la Banca centrale europea aspetta conferme dall'economia della correttezza delle scelte di politica monetaria, la Fed torna al centro del palcoscenico. Come notano gli analisti, la posizione presa da Francoforte (lasciare gli stimoli invariati e capire che effetto hanno le misure già messe in campo, prima di fare ulteriori passi) apre un pertugio a Janet Yellen per il secondo rialzo dei tassi dal dicembre scorso. Se questo avvenisse mentre la Bce annuncia nuovi stimoli, infatti, si aprirebbe una forbice tra euro e dollaro troppo pericolosa per le industrie americane: una moneta Usa in rafforzamento (cosa scontata nel caso di un rialzo dei tassi Usa, mentre la Bce stampa moneta) deprimerebbe il commercio estero a stelle e strisce. Secondo il mercato, le possibilità di un ritocco del costo del denaro da parte della Fed già nella riunione di mercoledì 27 aprile sono a zero, e si alzano a una su cinque per il meeting di giugno. Ma nel terzo trimestre dell'anno potrebbe arrivare la mossa della Fed. A marzo, le vendite di case nuove sono scese per il terzo mese di fila, segno che il mercato immobiliare residenziale fatica a prendere slancio: è sceso dell'1,5% rispetto al mese precedente a un tasso annualizzato pari a 511.000 Unità. Gli analisti attendevano un dato a quota 520.000.
Chiusura in lieve rialzo per l'euro sul dollaro sopra quota 1,12. La moneta unica passa di mano a 1,1270 mentre arretra nei confronti della valuta nipponica a 125,08 yen. Valuta giapponese che guadagna anche nei confronti del dollaro a 110,97: i mercati guardano alla riunione della Boj di giovedì, per capire se annuncerà altri stimoli all'economia. L'agenzia Bloomberg sostiene che la Boj potrebbe approvare misure di sostegno del sistema bancario danneggiato dalla politica dei tassi negativi e la notizia ha indebolito lo yen nella chiusura di venerdì scorso, salvo poi recuperare terreno oggi. Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi si stabilizza in area 125 punti base, con un rendimento dei titoli italiani in rialzo all'1,53%. Il tasso risconosciuto agli obbligazionisti ha rivisto i livelli più alti dallo scorso febbraio: le discussioni sul debito greco stanno riaccendendo qualche tensione sul fronte obbligazionario.
Si stabilizza anche il prezzo del petrolio, debole in mattinata dopo una settimana all'insegna della risalita. Gli investitori, in particolare sul mercato asiatico, hanno preso posizione dopo la notizia che la Saudi Arabian Oil Co. intende completare a maggio l'espansione del giacimento di Shaybah, mantenendo a 12 milioni di barili al giorno la sua capacità produttiva. A il Wti torna sopra 43,8 dollari al barile, mentre il Brent recupera quota 45 dollari. Sul mercato, in ogni caso, dominano le aspettative per un rialzo dei prezzi dell'oro nero: le posizioni "lunghe", cioè le scommesse su un trend crescente dei valori, sono ai massimi dal maggio dell'anno scorso e nonostante il fallimento del vertice di Doha per congelare la produzione il greggio è reduce da un +8% nell'ultima settimana, spinto dalla crescita dei consumi Usa. Poco mosso, infine, l'oro che segna 1235 dollari l'oncia.
Avvio di settimana debole per la Borsa di Tokyo, che ha chiuso in calo dello 0,76% a 17.439,30 punti. Ribasso intorno al mezzo punto percentuale per la Borsa di Shanghai.
Debole anche il comparto bancario, mentre Moody's ha ammonito sui possibili impatti per le istituzioni finanziarie italiane - Unicredit in particolare - dall'impegno nel fondo Atlante. Anche gli altri listini Ue sono in negativo: Londra perde lo 0,78%, Francoforte lo 0,76% e Parigi cede lo 0,52%. Chiusura in calo per Wall Street, già reduce da una seduta contrastata, col Dow Jones che perde lo 0,15% a 17.977,38 punti e il Nasdaq lo 0,21% a 4.895,79 punti. Male anche l'indice S&P500 che cede lo 0,18% a 2.087,80 punti.
Non aiuta l'umore dei mercati il dato più atteso di giornata (agenda), ovvero l'indice Ifo sulla fiducia delle imprese tedesche: pur con variazioni minime, l'indice è calato ad aprile a 106,6 punti, da 106,7 a marzo e soprattutto contro attese che stimavano un progresso a 107 punti. L'indice sulle condizioni attuali è sceso a 113,2 (da 113,8) con un consenso di 113,8 mentre quello sulle aspettative è salito a 100,4 da 100, sotto però il consenso di 100,7. Mario Draghi è alla finestra della Bce per vedere se le misure straordinarie messe in campo dall'istituto centrale stanno dando i loro frutti: venerdì verranno pubblicati i dati sul Pil dell'Eurozona del primo trimestre dell'anno, in anticipo rispetto al solito (a solo un mese dalla fine del periodo di riferimento, come accade per Usa e Uk); la pubblicazione viene a cadere, così, insieme alle rilevazioni sull'inflazione.
Se la Banca centrale europea aspetta conferme dall'economia della correttezza delle scelte di politica monetaria, la Fed torna al centro del palcoscenico. Come notano gli analisti, la posizione presa da Francoforte (lasciare gli stimoli invariati e capire che effetto hanno le misure già messe in campo, prima di fare ulteriori passi) apre un pertugio a Janet Yellen per il secondo rialzo dei tassi dal dicembre scorso. Se questo avvenisse mentre la Bce annuncia nuovi stimoli, infatti, si aprirebbe una forbice tra euro e dollaro troppo pericolosa per le industrie americane: una moneta Usa in rafforzamento (cosa scontata nel caso di un rialzo dei tassi Usa, mentre la Bce stampa moneta) deprimerebbe il commercio estero a stelle e strisce. Secondo il mercato, le possibilità di un ritocco del costo del denaro da parte della Fed già nella riunione di mercoledì 27 aprile sono a zero, e si alzano a una su cinque per il meeting di giugno. Ma nel terzo trimestre dell'anno potrebbe arrivare la mossa della Fed. A marzo, le vendite di case nuove sono scese per il terzo mese di fila, segno che il mercato immobiliare residenziale fatica a prendere slancio: è sceso dell'1,5% rispetto al mese precedente a un tasso annualizzato pari a 511.000 Unità. Gli analisti attendevano un dato a quota 520.000.
Chiusura in lieve rialzo per l'euro sul dollaro sopra quota 1,12. La moneta unica passa di mano a 1,1270 mentre arretra nei confronti della valuta nipponica a 125,08 yen. Valuta giapponese che guadagna anche nei confronti del dollaro a 110,97: i mercati guardano alla riunione della Boj di giovedì, per capire se annuncerà altri stimoli all'economia. L'agenzia Bloomberg sostiene che la Boj potrebbe approvare misure di sostegno del sistema bancario danneggiato dalla politica dei tassi negativi e la notizia ha indebolito lo yen nella chiusura di venerdì scorso, salvo poi recuperare terreno oggi. Lo spread tra Btp decennali e omologhi tedeschi si stabilizza in area 125 punti base, con un rendimento dei titoli italiani in rialzo all'1,53%. Il tasso risconosciuto agli obbligazionisti ha rivisto i livelli più alti dallo scorso febbraio: le discussioni sul debito greco stanno riaccendendo qualche tensione sul fronte obbligazionario.
Si stabilizza anche il prezzo del petrolio, debole in mattinata dopo una settimana all'insegna della risalita. Gli investitori, in particolare sul mercato asiatico, hanno preso posizione dopo la notizia che la Saudi Arabian Oil Co. intende completare a maggio l'espansione del giacimento di Shaybah, mantenendo a 12 milioni di barili al giorno la sua capacità produttiva. A il Wti torna sopra 43,8 dollari al barile, mentre il Brent recupera quota 45 dollari. Sul mercato, in ogni caso, dominano le aspettative per un rialzo dei prezzi dell'oro nero: le posizioni "lunghe", cioè le scommesse su un trend crescente dei valori, sono ai massimi dal maggio dell'anno scorso e nonostante il fallimento del vertice di Doha per congelare la produzione il greggio è reduce da un +8% nell'ultima settimana, spinto dalla crescita dei consumi Usa. Poco mosso, infine, l'oro che segna 1235 dollari l'oncia.
Avvio di settimana debole per la Borsa di Tokyo, che ha chiuso in calo dello 0,76% a 17.439,30 punti. Ribasso intorno al mezzo punto percentuale per la Borsa di Shanghai.