Economia

Cgia, un terzo delle merci passa per il Brennero

La decisione di Vienna di ripristinare i controlli di frontiera può avere anche pesanti ripercussioni sull'economia italiana. Con danni tra i 5 e i 10 miliardi. Colpito soprattutto il settore dell'autotrasporto che ogni anno sposta 29 milioni di tonnellate di prodotti in entrata e in uscita

2 minuti di lettura
ROMA - Quaranta milioni di tonnellate di merci su cento totali all'anno passano per il Brennero. In entrata e in uscita, su gomma e rotaia. In altri termini, il 40% di tutto l'import e export che ha per meta o partenza l'Italia - e deve oltrepassare, in un senso o nell'altro, le Alpi - transita proprio per il valico alla frontiera con l'Austria. In particolare, un terzo del totale delle merci (29 tonnellate su 89) usano i Tir come mezzo. Questo significa che l'eventuale decisione di Vienna di ripristinare i controlli di frontiera, oltre alle pesanti implicazioni politiche, può avere una ripercussione anche sull'economia e sull'autotrasporto, allungando i tempi di ingressi e uscita dal valico dei torpedoni. E dunque di consegna delle merci. Con danni ipotetici tra 4,8 e 9,8 miliardi, tenuto conto anche della riduzione del potere di acquisto delle famiglie nel lungo periodo, dovuto pure al rialzo dei prezzi (dell'1 e del 2% nei due scenari), e del conseguente calo dei consumi interni. 

FOTO. Italia-Austria, come sarà la barriera al Brennero

Il calcolo è della Cgia di Mestre che ha analizzato  i dati di Alpinfo-Ufficio federale trasporti svizzero, riferiti al 2013 (ultimo anno disponibile). "Secondo uno studio redatto dall'associazione degli autotrasportatori belgi - segnala il coordinatore della Cgia Paolo Zabeo - ogni ora di lavoro costa mediamente 60 euro. Con un ritardo di sole due ore è stato stimato un aumento dei noli del 10% che ricadrà, nel medio e lungo periodo, sui costi e quindi sui prezzi dei prodotti e di conseguenza sul consumatore finale".  I controlli al Brennero rischiano dunque di colpire tutto il sistema produttivo, soprattutto quello legato alle esportazioni.
 
D'altro canto, il 75% del commercio intraeuropeo avviene su gomma. E, raccontano i dati di Alpinfo, gli 89 milioni di tonnellate di merci che annualmente viaggiano su Tir su e giù per l'arco alpino si distribuiscono così: Monte Bianco 8,3 milioni, Gottardo 9,3, Frejus 10, Tarvisio 15,2, Ventimiglia 17,3, Brennero 29. Se dunque anche altri paesi, dopo l'Austria, chiudessero le frontiere l'eventuale sospensione o abolizione dell'intera area Schengen avrebbe ovvie e pessime ricadute su uno dei settori più colpiti dalla crisi, l'autotrasporto. 

Sempre secondo le elaborazioni della Cgia (su dati Infocamere-Movimprese), tra il 2009 e il 2015 il numero complessivo delle aziende di questo settore è sceso di oltre 22 mila unità. Al 31 dicembre 2015 erano attive 86.590 imprese. A pagare di più sono state proprio le aree territoriali di confine (Friuli Venezia Giulia -27,1%, Piemonte -25,3%, Liguria -24,4%, Lombardia -23,4%, Trentino Alto Adige -21,8%, Veneto -19,8%) dove, tra le altre cose, è maggiore la presenza dei vettori stranieri, specie dai paesi dell'Est, che da anni praticano una concorrenza sleale nei confronti dei nostri operatori non rispettando tempi di guida e normative in materia di cabotaggio. Con l'eventuale ripristino dei controlli, molti operatori stranieri dell'autotrasporto potrebbero stabilirsi più a lungo sul territorio italiano, con evidenti ricadute negative per i nostri autotrasportatori.

L'eventuale blocco di Schengen avrebbe infine un effetto dirompente anche per l'Unione europea che nella peggiore delle ipotesi, secondo le previsioni della Cgia, potrebbe costare fino a  94 miliardi di euro all'anno.