Bankitalia, dividendo di 340 milioni agli azionisti. Allo Stato 3,17 miliardi
Via Nazionale ha riportato per il 2015 un utile di 2,8 miliardi, in linea con l'anno scorso: 2,15 miliardi sono stati distribuiti allo Stato, in aggiunta a oltre 1 miliardo di imposte. Vendita delle quote: sono entrati 50 nuovi azionisti. Banche salvate: nuovi oneri di rustruttrazione per 400 milioni
MILANO - La Banca d'Italia ha versato 3,169 miliardi di euro nelle casse dello Stato nel corso del 2015, il 3% in più rispetto ai 3,068 miliardi dell'anno precedente. Un assegno che si compone per 2,157 miliardi della distribuzione dell'utile di Via Nazionale (1,909 miliardi l'anno precedente), a cui vanno sommate imposte per 1,012 miliardi (1,159 nel 2014).
I dati sono contenuti nella relazione sull'attività della Banca centrale del suo governatore, Ignazio Visco, in occasione dell'assemblea annuale dei partecipanti. Una relazione anticipata rispetto alle tradizionali considerazioni finali del 31 maggio. Bankitalia chiude il bilancio del 2015 con un utile netto di 2,8 miliardi "in linea con quello dello scorso anno", indica il governatore. Via Nazionale ha deciso di destinare ai partecipanti al capitale un dividendo di 340 milioni, analogo a quello pagato lo scorso anno, e corrispondente al 4,5% del capitale.
L'anticipo dell…
I dati sono contenuti nella relazione sull'attività della Banca centrale del suo governatore, Ignazio Visco, in occasione dell'assemblea annuale dei partecipanti. Una relazione anticipata rispetto alle tradizionali considerazioni finali del 31 maggio. Bankitalia chiude il bilancio del 2015 con un utile netto di 2,8 miliardi "in linea con quello dello scorso anno", indica il governatore. Via Nazionale ha deciso di destinare ai partecipanti al capitale un dividendo di 340 milioni, analogo a quello pagato lo scorso anno, e corrispondente al 4,5% del capitale.
L'anticipo dell…
MILANO - La Banca d'Italia ha versato 3,169 miliardi di euro nelle casse dello Stato nel corso del 2015, il 3% in più rispetto ai 3,068 miliardi dell'anno precedente. Un assegno che si compone per 2,157 miliardi della distribuzione dell'utile di Via Nazionale (1,909 miliardi l'anno precedente), a cui vanno sommate imposte per 1,012 miliardi (1,159 nel 2014).
I dati sono contenuti nella relazione sull'attività della Banca centrale del suo governatore, Ignazio Visco, in occasione dell'assemblea annuale dei partecipanti. Una relazione anticipata rispetto alle tradizionali considerazioni finali del 31 maggio. Bankitalia chiude il bilancio del 2015 con un utile netto di 2,8 miliardi "in linea con quello dello scorso anno", indica il governatore. Via Nazionale ha deciso di destinare ai partecipanti al capitale un dividendo di 340 milioni, analogo a quello pagato lo scorso anno, e corrispondente al 4,5% del capitale.
L'anticipo dell'assemblea, spiega Visco nella relazione, "risponde all'esigenza dell'eurosistema di ridurre e uniformare per quanto possibile i tempi di approvazione e pubblicazione dei bilanci delle banche centrali dell'area dell'euro".
Nel documento si affronta anche il tema delle quote di partecipazione nella Banca centrale, dopo la loro rivalutazione e l'obbligo di cessione da parte dei grandi azionisti, con un processo di ridistribuzione delle quote oltre il 3% che deve concludersi entro fine anno. Visco dettaglia che "le negoziazioni effettuate sino a oggi hanno già comportato il trasferimento di circa il 16 per cento del capitale; i tre maggiori partecipanti hanno ceduto complessivamente circa il 12 per cento delle proprie quote. Il novero dei partecipanti si è arricchito di 50 soggetti: sette enti di previdenza e assistenza, quattro fondazioni di matrice bancaria, 38 banche (in prevalenza intermediari di piccola dimensione di matrice cooperativa che hanno acquisito partecipazioni inferiori allo 0,1%) e una compagnia assicurativa. Gli enti e istituti di previdenza e assicurazione hanno aumentato la loro partecipazione dal 5,7 al 17,3 per cento; le fondazioni bancarie hanno finora acquisito lo 0,5 per cento del capitale".
Tra gli altri dati, la relazione sottolinea il mantenimento dei costi: lo scorso anno i costi operativi e le altre spese della Banca d'Italia hanno registrato una flessione di 153 milioni rispetto al 2014 e dal 2008 le spese sono scese del 12%.
Novità emergono anche sul fronte delle quattro banche salvate (CariChieti, CariFerrara, Banca Etruria e Banca Marche): costerà 422 milioni di euro la loro ristrutturazione. La stima emerge dalla relazione dei valutatori indipendenti consegnata pochi giorni fa al Fondo di risoluzione istituito presso via Nazionale, proprio per il salvataggio. I soldi serviranno a rilanciare i quattro istituti per renderli di nuovi competitivi e appetibili sul mercato. Nel dettaglio il 50% della cifra fa capo a Banca Marche, tra i 40 e 50 milioni a testa a Carife e Carichieti e il resto a Banca Etruria.
I valutatori hanno anche rivisto definitivamente il valore dei delle sofferenze trasferite nel veicolo che li deve vendere. In particolare, il valore di realizzo delle sofferenze è stato alzato in media dal 17 al 22%, con un guadagno di circa 200 milioni. D'altro canto, però, sono state individuate altre tipologie di rischio nell'area creditizia, come alcuni incagli trasformati in sofferenze, per 172 milioni, che hanno neutralizzato l'impatto complessivo della manovra sui conti del fondo. Il Fondo nazionale di risoluzione ha proprio oggi il primo rendiconto, pubblicato da Bankitalia. Il documento indica 1,75 miliardi di attività, 1,55 miliardi di passività e una perdita d'esercizio di 2,1 miliardi, determinata dagli interventi posti in essere per la copertura del deficit residuo di cessione delle quattro banche ponte (2,139 miliardi) e degli oneri connessi alle operazioni di finanziamento (18 milioni). Per i risparmiatori che aspettano i rimborsi, dopo l'azzeramento di azioni e obbligazioni durante il salvataggio, sembra arrivare un punto di svolta più volte atteso: il Cdm convocato per domani licenzierà il decreto sui ristori, ha annunciato il ministro Padoan. Secondo le attese, dovrebbe prevedere rimborsi automatici per coloro che hanno sottoscritto i titoli prima dell'agosto 2013, quando la Ue ha specificato che sarebbe stato loro chiesta la compartecipazione alle perdite in caso di ristrutturazione.
I dati sono contenuti nella relazione sull'attività della Banca centrale del suo governatore, Ignazio Visco, in occasione dell'assemblea annuale dei partecipanti. Una relazione anticipata rispetto alle tradizionali considerazioni finali del 31 maggio. Bankitalia chiude il bilancio del 2015 con un utile netto di 2,8 miliardi "in linea con quello dello scorso anno", indica il governatore. Via Nazionale ha deciso di destinare ai partecipanti al capitale un dividendo di 340 milioni, analogo a quello pagato lo scorso anno, e corrispondente al 4,5% del capitale.
L'anticipo dell'assemblea, spiega Visco nella relazione, "risponde all'esigenza dell'eurosistema di ridurre e uniformare per quanto possibile i tempi di approvazione e pubblicazione dei bilanci delle banche centrali dell'area dell'euro".
Nel documento si affronta anche il tema delle quote di partecipazione nella Banca centrale, dopo la loro rivalutazione e l'obbligo di cessione da parte dei grandi azionisti, con un processo di ridistribuzione delle quote oltre il 3% che deve concludersi entro fine anno. Visco dettaglia che "le negoziazioni effettuate sino a oggi hanno già comportato il trasferimento di circa il 16 per cento del capitale; i tre maggiori partecipanti hanno ceduto complessivamente circa il 12 per cento delle proprie quote. Il novero dei partecipanti si è arricchito di 50 soggetti: sette enti di previdenza e assistenza, quattro fondazioni di matrice bancaria, 38 banche (in prevalenza intermediari di piccola dimensione di matrice cooperativa che hanno acquisito partecipazioni inferiori allo 0,1%) e una compagnia assicurativa. Gli enti e istituti di previdenza e assicurazione hanno aumentato la loro partecipazione dal 5,7 al 17,3 per cento; le fondazioni bancarie hanno finora acquisito lo 0,5 per cento del capitale".
Tra gli altri dati, la relazione sottolinea il mantenimento dei costi: lo scorso anno i costi operativi e le altre spese della Banca d'Italia hanno registrato una flessione di 153 milioni rispetto al 2014 e dal 2008 le spese sono scese del 12%.
Novità emergono anche sul fronte delle quattro banche salvate (CariChieti, CariFerrara, Banca Etruria e Banca Marche): costerà 422 milioni di euro la loro ristrutturazione. La stima emerge dalla relazione dei valutatori indipendenti consegnata pochi giorni fa al Fondo di risoluzione istituito presso via Nazionale, proprio per il salvataggio. I soldi serviranno a rilanciare i quattro istituti per renderli di nuovi competitivi e appetibili sul mercato. Nel dettaglio il 50% della cifra fa capo a Banca Marche, tra i 40 e 50 milioni a testa a Carife e Carichieti e il resto a Banca Etruria.
I valutatori hanno anche rivisto definitivamente il valore dei delle sofferenze trasferite nel veicolo che li deve vendere. In particolare, il valore di realizzo delle sofferenze è stato alzato in media dal 17 al 22%, con un guadagno di circa 200 milioni. D'altro canto, però, sono state individuate altre tipologie di rischio nell'area creditizia, come alcuni incagli trasformati in sofferenze, per 172 milioni, che hanno neutralizzato l'impatto complessivo della manovra sui conti del fondo. Il Fondo nazionale di risoluzione ha proprio oggi il primo rendiconto, pubblicato da Bankitalia. Il documento indica 1,75 miliardi di attività, 1,55 miliardi di passività e una perdita d'esercizio di 2,1 miliardi, determinata dagli interventi posti in essere per la copertura del deficit residuo di cessione delle quattro banche ponte (2,139 miliardi) e degli oneri connessi alle operazioni di finanziamento (18 milioni). Per i risparmiatori che aspettano i rimborsi, dopo l'azzeramento di azioni e obbligazioni durante il salvataggio, sembra arrivare un punto di svolta più volte atteso: il Cdm convocato per domani licenzierà il decreto sui ristori, ha annunciato il ministro Padoan. Secondo le attese, dovrebbe prevedere rimborsi automatici per coloro che hanno sottoscritto i titoli prima dell'agosto 2013, quando la Ue ha specificato che sarebbe stato loro chiesta la compartecipazione alle perdite in caso di ristrutturazione.