Economia

Edf, Parigi vende i suoi gioielli per sostenere il nucleare

Dalla quota in Orange a quella in Peugeot, il governo Hollande sta pensando a una serie di privatizzazioni per sostenere gli investimenti nell'energia atomica e gli aumenti di capitale di Edf e Areva. Le prime cessioni riguarderanno gli aeroporti di Nizza e Lione.

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MILANO - Il governo francese è pronto a sacrificare "i gioielli della corona" pur di sostenere i progetti di energia nucleare che fanno capo al colosso di stato Electricité de France. Secondo indiscrezioni rilanciate dal Financial Times, l'amministrazione del presidente Francois Hollande ha allo studio la cessione di quote delle aziende controllate dall'Eliseo. Una operazione di finanza straordinaria che permetterebbe di recuperare fondi sia per il progetto di Edf per la realizzazione di una nuova centrale atomica in Gran Bretagna, sia per cominciare a costituire un "tesoretto" da utilizzare nei prossimi anni per dismettere le centrali francesi. Un impegno - quest'ultimo - che terrà impegnata l'amministrazione pubblica transalpina per i prossimi 40-50 anni, tenendo conto della vita media degli impianti e il fatto che la Francia ne ha in funzione ben 58.

Ma quali sono le società che potrebbero essere cedute e quanto se ne potrebbe ricavare? Il governo francese ha solo l'imbarazzo della scelta, visto che la sua holding di partecipazioni APE ha in pancia quote di 77 aziende diverse e di vari settori: si va dalla telefonia con Orange (di cui possiede ancora un 23 per cento) alla Peugeot, dal colosso dell'aerospazio e difesa Safran (15,4%) alla Renault, fino ad arrivare al consorizio Airbus per finire con Engie, l'altra grande utility di stato. Ma i primi asset che dovrebbero finire sul mercato sono le quote di maggioranza degli aeroporti di Lione e Nizza, che saranno ceduti secondo le previsioni entro la fine dell'anno: in questo caso, Parigi spera di incassare 1,5 e 1,8 miliardi. Una privatizzazione che interessa anche l'italiana Atlantia (che fa capo alla famiglia Benetton), che gestisce lo scalo di Fiumicino.

Le cessioni serviranno per non pesare sul debito pubblico, in vista dell'aumento di capitale da 4 miliardi annunciato da Edf, i cui conti sono gravati da un debito pari a 37 miliardi di euro e le cui quotazioni in Borsa sono ai minimi storici. Di questi, 3 miliardi sono a carico dello stato francese; il quale si è già impegnato anche nella ricapitalizzazione da 5 miliardi del gruppo Areva, la società di ingegneria che detiene i brevetti del nucleare francese. In particolare, del contestato sistema Epr, tecnologia alla base del nuovo impianto in costruzione a Flamanville in Normandia, la cui inaugurazione è già stata rinviata di cinque anni e che ha portato i costi di realizzazione da 3,5 a 11 miliardi.

Ma i francesi, in qualche modo, sono recidivi: la tecnologia Epr è la stessa che verrà utilizzata per la realizzazione di due nuovi reattori nella regione inglese del Sussex, dove si trova il sito di una vecchia centrale. Edf, in questo caso, appoggia la politica inglese che punta sull'atomo (oltre che sulle rinnovabili) per supplire alla fine dei giacimenti di gas e petrolio del Mare del Nord. La centrale di Hinkley Point ha un costo preventivato di oltre 18 miliardi. A cui si devono aggiungere almeno altri 55 miliardi che costituiscono una prima stima degli investimenti destinati nei prossimi dieci anni al "decomissioning" degli impianti da chiudere in Francia.

Ma non sarà semplice dare il via libera al progetto: oltre all'opposizione delle associazioni ambientaliste (Greenpeace su tutte), il governo di David Cameron se la dovrà vedere con i ricorsi presentati dagli altri stati membri, a cominciare dall'Austria, che lo accusano di aiuti di stato. Per sostenere i costi dell'investimento, il governo ha garantito che acquisirà l'energia a un prezzo prefissato per almeno 30 anni e ha concesso una serie di incentivi che verrranno pagati dalla bolletta dei britannici.

La decisione finale sull'investimento in Gran Bretagna verrà presa in via definitiva entro settembre, anche perché non tutto l'estabilishment politico-economico francese la pensa allo stesso modo. Come hanno dimostrato le clamorose dimissioni del direttore finanziario di Edf, Thomas Piquemal; il quale avrebbe fatto presente agli stessi vertici del governo tutti i rischi dell'avventura oltremanica.