Economia

Il mercato del lavoro Usa sotto le attese: creati 160mila posti

Gli economisti si aspettavano un incremento di 200mila posti di lavoro ad aprile. Tasso di disoccupazione fermo al 5%. Prosegue la fase di incertezza dei listini, che comunque recuperano dai minimi della mattinata. Scambi deboli in Asia, Tokyo ha chiuso in calo dello 0,25%

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MILANO - I listini registrano il rallentamento del mercato del lavoro statunitense, che ha creato 160mila nuovi posti nel mese di aprile. Le attese degli economisti seguiti da Bloomberg indicavano la creazione di 200mila posti di lavoro e il dato finale è il più basso da sette mesi; sono stati inoltre rivisti al ribasso i numeri dei mesi precedenti. Invariato il tasso di disoccupazione, che ha una diversa base statistica, al 5%: il livello che equivale alla "piena occupazione". In calo invece il tasso di partecipazione al lavoro: è sceso al 62,8%, anche in questo caso sotto le previsioni. Unico aspetto sopra le aspettative è la crescita dei salari, al 2,5%.

Si tratta di rilievi importanti nell'ottica della Federal Reserve, la Banca centrale Usa, che ha avviato il percorso di rialzo dei tassi nel dicembre 2015, ma l'ha poi stoppato a seguito delle turbolenze finanziarie di inizio anno e per il peggioramento delle condizioni economiche globali. Ora, questi numeri sul lavoro possono esser letti con preoccupazione, soprattutto se associati al rallentamento del Pil Usa nel primo trimestre dell'anno. Alcuni alti funzionari di Washington hanno riaperto le porte a un possibile rialzo dei tassi a giugno, eppure, sui mercati, la possibilità di un aumento del costo del denaro scende sotto il 10%.
Nel grafico di sinistra, il calo del tasso della disoccupazione Usa. In quello di destra, il livello di creazione di posti di lavoro, mese per mese 
Il contesto dei listini in queste ultime settimane è stato di incertezza, alimentata dai dati sulla fragilità dell'economia mondiale, unita ai timori per l'incertezza delle politiche delle Banche centrali. La pubblicazione del rapporto Usa ha generato una iniziale sbandata, poi i mercati hanno recuperato: Milano riduce le perdite e chiude a -0,45%, grazie al recupero delle banche, Londra inverte la rotta e chiude in rialzo dello 0,14%, Francoforte dello 0,18%, mentre Parigi limita i danni al -0,42%. Wall Street tratta in lieve ribasso con il Dow Jones che oscilla intorno alla parità, mentre l'S&P 500 cede lo 0,2% e il Nasdaq lo 0,4%. A Piazza Affari è sempre protagonista il comparto del credito: ieri l'assemblea della Popolare di Vicenza ha generato un ribaltone nella popolare veneta, si aspettano nel giro dei prossimi giorni i primi passi per l'aumento di capitale. Schizza invece al rialzo Mps, che ieri ha annunciato conti trimestrali (utile per 94 milioni) al di sopra delle aspettative. A fine giornata Wall Street chiude in rialzo spinta dall'aumento del prezzo del petrolio e dai dati sul mercato del lavoro negli Usa, che allontanano il temuto rialzo dei tassi da parte della Fed. Il Dow Jones guadagna lo 0,45% a quota 17.640,63; il Nasdaq cresce dello 0,40% a 4.736,15 punti.
Anche sul fronte valutario si registrano le reazioni alla pubblicazione dei dati Usa. Il dollaro, che si era rafforzato nelle ultime ore, torna a indebolirsi chiude a 1,419 contro l'euro: si riducono le probabilità che la Fed alzi i tassi a giugno. L'accresciuta avversione al rischio degli investitori traina lo yen, che sale a quota 121,86 sull'euro e a 106,71 sul dollaro. In Europa, l'agenda è piuttosto scarica e reca soltanto i dati spagnoli sulla produzione industriale: sale del 2,8% annuale destagionalizzata a marzo, trainata dalla produzione di beni ed equipaggiamenti intermedi, che avanza del 9,2%.

In mattinata, come accennato, le Piazze asiatiche hanno trattato al ribasso: la Borsa di Tokyo, tornata agli scambi dopo alcuni giorni di chiusura per festività, ha perso lo 0,25%. La Banca centrale cinese ha drenato 220 miliardi di yuan (33,85 miliardi di dollari Usa) dal mercato, questa settimana, al fine di garantire l'offerta di moneta stabile. In Giappone , l'indice Pmi servizi si è attestato ad aprile a 49,3 punti, in calo rispetto ai 50 punti del mese precedente (soglia che rappresenta anche la separazione tra espansione e contrazione dell'economia).

Sul fronte delle materie prime, il petrolio a giugno al Nymex segna un -0,97% a 43,89 dollari al barile. Dopo i dati Usa, allunga l'oro a 1290 dollari l'oncia (+1,5%) così come il decennale americano il cui rendimento è sceso a 1,71%.