MILANO - Facebook vince, Apple perde. Stessa causa, stesso tribunale, ma verdetti opposti come le decisioni dei due giudici che in Cina, a Pechino, si sono pronunciati a favore della tutela del marchio del social network e contro quello di Cupertino. Il paradosso è che mentre in Cina il social network di Mark Zuckerberg non ha ancora l'autorizzazione per operare, il melafonino è già un oggetto del desiderio.
Facebook ha quindi incassato una sentenza favorevole che ha condannando una società locale per aver registrato un marchio molto simile con l'obiettivo di farsi spazio nel mercato cinese. Secondo i giudici, con l'offerta "face book" i responsabili della Zhongshang Pearl River, azienda di bevande a base di latte, avrebbero "violato principi morali" con "l'ovvia intenzione di copiare un brand di alto profilo". Facebook adesso spera anche di convincere le autorità a concedere il permesso di operare in Cina: di recente Zuckerberg è stato a Pechino, ma per il momento la situazione resta in stallo.
Pochi giorni fa è andata peggio ad Apple che, ha perso la causa in appello alla corte municipale di Pechino contro la Xintong Tiandi Technology, azienda cinese che nel 2007 ha registrato la sua linea di prodotti in pelle con il nome, tutto maiuscolo, di IPHONE. Cupertino, approdata nel mercato locale degli smartphone nel 2009, aveva registrato nel 2002 il nome iPhone, ma il via libera alla proprietà del marchio è arrivato solo nel 2013. Secondo i giudici di primo grado, Apple non era stata in grado di provare che prima del 2007 in Cina si conoscesse l'iPhone. Secondo i magistrati d'appello ha influito sulla sentenza anche il fatto che la registrazione dei prodotti di pelletteria sia avvenuta nel 2007, prima dell'arrivo del melafonino.
Facebook ha quindi incassato una sentenza favorevole che ha condannando una società locale per aver registrato un marchio molto simile con l'obiettivo di farsi spazio nel mercato cinese. Secondo i giudici, con l'offerta "face book" i responsabili della Zhongshang Pearl River, azienda di bevande a base di latte, avrebbero "violato principi morali" con "l'ovvia intenzione di copiare un brand di alto profilo". Facebook adesso spera anche di convincere le autorità a concedere il permesso di operare in Cina: di recente Zuckerberg è stato a Pechino, ma per il momento la situazione resta in stallo.
Pochi giorni fa è andata peggio ad Apple che, ha perso la causa in appello alla corte municipale di Pechino contro la Xintong Tiandi Technology, azienda cinese che nel 2007 ha registrato la sua linea di prodotti in pelle con il nome, tutto maiuscolo, di IPHONE. Cupertino, approdata nel mercato locale degli smartphone nel 2009, aveva registrato nel 2002 il nome iPhone, ma il via libera alla proprietà del marchio è arrivato solo nel 2013. Secondo i giudici di primo grado, Apple non era stata in grado di provare che prima del 2007 in Cina si conoscesse l'iPhone. Secondo i magistrati d'appello ha influito sulla sentenza anche il fatto che la registrazione dei prodotti di pelletteria sia avvenuta nel 2007, prima dell'arrivo del melafonino.