MILANO - Fumata grigia all'Eurogruppo sul salvataggio della Grecia. I ministri delle finanze Ue hanno applaudito le riforme delle pensioni e del fisco approvate dal Parlamento di Atene. Tutte le decisioni più importanti sono state però rinviate: "I tecnici metteranno a punto nei prossimi giorni l'intesa di massima già raggiunta - hanno detto i protagonisti - ma l'accordo dovrà prevedere anche le misure preventive chieste dall'Fmi". Provvedimenti per i quali allo stato ci sono posizioni molto differenti". Non solo. Di debito, per ora, non si parla a livello ufficiale. La questione è stata affidata ai tecnici che elaboreranno studi sulla struttura dell'esposizione. "A breve termine si può renderlo più sostenibile scadenzando i pagamenti in modo differente e tenendo conto più del volume di scadenze annuali che dell'ammontare complessivo - ha detto il presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem - mentre in una seconda fase si potrebbero rivedere le scadenze, allungando magari il periodo in cui Atene non dovrà pagare interessi". Qualsiasi tratattiva complessiva partirà solo quando l'esecutivo ellenico avrà completato tutte le riforme richieste dal memorandum. E il caso sarà riesaminato al prossimo Eurogruppo del 24 giugno.
"L'accordo è necessario, la discussione è stata positiva - ha aggiunto il Commissario all'economia Pierre Moscovici - . Atene ha fatto riforme importanti e la Ue l'ha riconosciuto". L'ottimismo di oggi deve però fare i conti con i nodi ancora da sciogliere. Il primo e più serio è la doppia richiesta dell'Fmi a Tsipras e ad Angela Merkel, tema su cui ieri, a prima vista, non sono stati fatti significativi passi avanti. Il governo ellenico, sostiene Washington, deve mettere nero su bianco e approvare in Parlamento una lista dettagliata di tagli pari al 2% del Pil (3,6 miliardi circa) da far scattare se salteranno gli obiettivi di budget: un avanzo primario dell'1,75% nel 2017 e del 3,5% nel 2018. La stessa Christine Lagarde ha definito allo stato questi target irrealistici e "per evitare nuove misure socialmente ed economicamente controproducenti" ha chiesto a Berlino e alla Ue di dettagliare immediatamente il piano di ristrutturazione dei 311 miliardi di esposizione della Grecia. Obiettivo da raggiungere con un mix tra allungamento delle scadenze e una sforbiciata ai tassi d'interesse, già bassissimi. Il ministro delle finanze ellenico Euclid Tsakalotos ha risposto che l'ok a misure preventive "è incostituzionale" e ha presentato all'Eurogruppo una controproposta: Atene si renderebbe disponibile a intervenire subito in caso di sforamenti dei parametri concordati ma senza precisare come. E l'Eurogruppo - l'ha ammesso Jeroen Dijsselbloem - sembra aver accettato questa soluzione. Anche la Germania ha aperto qualche timido spriraglio sul fronte del debito: il vice-cancelliere tedesco, il socieldemocratico Sigmar Gabriel, ha detto "che tutti sanno che prima o poi bisognerà ridurlo e che tanto vale farlo subito". Il portavoce del Governo ha ribadito però che la Germania è contro un taglio del debito tout court e che le trattative potranno partire solo quando l'Eurogruppo certificherà che Tsirpas ha mantentuto i suoi impegni sulle riforme.
I prossimi giorni diranno se la fumata bianca sul salvataggio della Grecia è alle viste o meno. Tsipras è riuscito nel voto in Parlamento di domenica sera a tenere unita Syriza. La minoranza del partito è però sul piede di guerra e l'ok in aula alle nuove misure preventive chieste dal Fondo Monetario rischia di essere un passaggio molto più difficile. Sullo sfondo c'è sempre il rischio che il premier, di fornte a passaggi troppo complessi, possa far saltere il tavolo riportando il paese a elezioni.
"L'accordo è necessario, la discussione è stata positiva - ha aggiunto il Commissario all'economia Pierre Moscovici - . Atene ha fatto riforme importanti e la Ue l'ha riconosciuto". L'ottimismo di oggi deve però fare i conti con i nodi ancora da sciogliere. Il primo e più serio è la doppia richiesta dell'Fmi a Tsipras e ad Angela Merkel, tema su cui ieri, a prima vista, non sono stati fatti significativi passi avanti. Il governo ellenico, sostiene Washington, deve mettere nero su bianco e approvare in Parlamento una lista dettagliata di tagli pari al 2% del Pil (3,6 miliardi circa) da far scattare se salteranno gli obiettivi di budget: un avanzo primario dell'1,75% nel 2017 e del 3,5% nel 2018. La stessa Christine Lagarde ha definito allo stato questi target irrealistici e "per evitare nuove misure socialmente ed economicamente controproducenti" ha chiesto a Berlino e alla Ue di dettagliare immediatamente il piano di ristrutturazione dei 311 miliardi di esposizione della Grecia. Obiettivo da raggiungere con un mix tra allungamento delle scadenze e una sforbiciata ai tassi d'interesse, già bassissimi. Il ministro delle finanze ellenico Euclid Tsakalotos ha risposto che l'ok a misure preventive "è incostituzionale" e ha presentato all'Eurogruppo una controproposta: Atene si renderebbe disponibile a intervenire subito in caso di sforamenti dei parametri concordati ma senza precisare come. E l'Eurogruppo - l'ha ammesso Jeroen Dijsselbloem - sembra aver accettato questa soluzione. Anche la Germania ha aperto qualche timido spriraglio sul fronte del debito: il vice-cancelliere tedesco, il socieldemocratico Sigmar Gabriel, ha detto "che tutti sanno che prima o poi bisognerà ridurlo e che tanto vale farlo subito". Il portavoce del Governo ha ribadito però che la Germania è contro un taglio del debito tout court e che le trattative potranno partire solo quando l'Eurogruppo certificherà che Tsirpas ha mantentuto i suoi impegni sulle riforme.
I prossimi giorni diranno se la fumata bianca sul salvataggio della Grecia è alle viste o meno. Tsipras è riuscito nel voto in Parlamento di domenica sera a tenere unita Syriza. La minoranza del partito è però sul piede di guerra e l'ok in aula alle nuove misure preventive chieste dal Fondo Monetario rischia di essere un passaggio molto più difficile. Sullo sfondo c'è sempre il rischio che il premier, di fornte a passaggi troppo complessi, possa far saltere il tavolo riportando il paese a elezioni.