Economia

Prestiti bancari, manca la svolta: ad aprile quelli a famiglie e imprese scendono dello 0,3%

Secondo i dati dell'Abi si consolida invece la ripresa del settore immobiliare, con i mutui in crescita dell'1,1% e nuovi minimi sui tassi richiesti: 2,3%. Sofferenze in risalita a 83,6 miliardi di euro

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MILANO - Timida crescita dei prestiti bancari in Italia, ma non si può certo parlare di una svolta vera e propria nonostante le condizioni di finanziamento per le banche siano vantaggiose, grazie all'attività della Bce. Secondo la rilevazione mensile dell'Abi, l'Associazione delle banche italiane, l'andamento complessivo dei prestiti è stato positivo dello 0,4% su dodici mesi prima. Segnali ancora di contrazione, invece, per l'andamento del solo segmento dei prestiti verso famiglie e imprese: calo dello 0,3% annuo. "Da alcuni mesi c'è un'oscillazione attorno allo zero - commenta il capo economista e vice dg vicario dell'Associazione, Gianfranco Torriero - si attende una spinta per tornare su livelli più elevati". Sul fronte della raccolta, conferme positive dalla crescita dei depositi: +4,6% annuo, la più alta variazione tendenziale registrata da cinque mesi.

Per quanto riguarda il dettaglio dei mutui, si consolida la ripresa. L'Abi, relativamente al dato di marzo, parla di un ammontare complessivo dei finanziamenti bancari per l'acquisto dell'abitazione in crescita dell'1,1% rispetto allo stesso mese del 2015. In costante discesa il tasso sui nuovi contratti di mutuo: sono arrivati al 2,3% medio (2,33% medio in marzo) e ciò nonostante lo spostamento verso il tasso fisso (i due terzi) della tipologia dei nuovi finanziamenti. Nel complesso, non si sono mai visti tassi d'interesse mai così bassi per i prestiti bancari: ad ad aprile sono diminuiti ancora e quello medio sul totale dei finanziamenti è sceso al 3,12%, dal 3,16% di marzo.

Da ultimo, il dato sulla mole di crediti morosi nella pancia degli istituti tricolori: le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni già effettuate dalle banche con proprie risorse), a fine marzo sono cresciute di mezzo miliardo rispetto al mese prima, a quota 83,6 miliardi di euro. Il rapporto sofferenze nette su impieghi totali è risultato pari al 4,60% a marzo 2016, lo stesso valore di febbraio 2015 (4,93% a fine 2015; 0,86%, prima dell’inizio della crisi).