Economia

Ryanair: "Vola a Londra per 19,99 sterline ed evita la Brexit"

La low cost irlandese si schiera contro l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue e offre voli da tutta Europa a prezzi stracciati per convincere gli inglesi a tornare a casa per votare

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LONDRA - Un volo da qualsiasi parte in Europa fino alla capitale britannica per 19,99 sterline, circa 26 euro, è sicuramente un'occasione, ma la RyanAir, la linea aerea che lo ha offerto, in passato ha fatto anche promozioni migliori. Ad attirare l'attenzione su quest'ultima, tuttavia, è la data: vale solo per il 23 giugno, o per essere più precisi per le 24 ore precedenti e per la giornata del 23. E lo slogan che accompagna la speciale tariffa rivela il perché: "Fly to London for 19,99 to vote Remain", ovvero vola a Londra per 19 sterline e 99 pence per votare "rimanere". Una delle due alternative di voto possibili nel referendum sull'Unione europea che si terrà appunto fra un mese, il 23 giugno prossimo. L'altra, come è noto, è "Leave", ossia andarsene, riassunta dall'acronimo Brexit (Britain exit - la Britannia esce, sottinteso dalla Ue). La compagnia dei voli a basso costo è in prima linea, anche per bocca del suo vulcanico amministratore delegato Michael O'Leary, nell'esortare i britannici a restare in Europa. Non che abbia voce in capitolo: la Ryan è irlandese, dunque il suo ad o i suoi proprietari, azionisti, dipendenti irlandesi, non partecipano alla consultazione. Ma ha un interesse molto diretto al risultato, perché con i suoi voli "low cost" ha rivoluzionato lo stile di vita europeo, dando un non piccolo contributo all'unificazione reale del continente.

E' grazie alla RyanAir che ragazzi italiani studiano e lavorano a Londra ma tornano a casa una volta al mese dalla mamma (senza rovinare se stessi o il portafoglio della mamma). E' grazie alla Ryan che polacchi, greci, lituani, olandesi, spagnoli, tedeschi, volano da un capo all'altro d'Europa, per lavoro, per studio, per diletto, sentendosi parte di uno spazio senza frontiere politiche e senza barriere economiche.
 
Per questo O'Leary desidera che l'Unione europea non alzi muri al proprio interno. Perciò fa il tifo per "Remain", rimanere nella Ue, nel referendum di giugno. E dunque ne ha approfittato per prendere, come fa spesso, i classici due piccioni con una fava: facilitare il voto dei cittadini britannici residenti negli altri 27 paesi della Ue, prevedibilmente più filo-europei dei loro compatrioti euroscettici residenti nel Regno Unito, facendoli tornare a casa a un prezzo particolarmente basso; e farsi pubblicità con uno slogan e una trovata ad effetto.
 
L'iniziativa, prevedibilmente, non è piaciuta a tutti. Non è piaciuta per niente ai fans del Brexit, che l'hanno addirittura denunciata come illegale. Dominic Cumming, direttore della "Leave Campaign", la definisce "corrotta", in violazione delle norme sul referendum e del Bribery Act, la legge anti-corruzione, e ha chiesto alla polizia di aprire un'inchiesta. Scotland Yard conferma di avere ricevuto un esposto e considererà la richiesta. "Un gesto disperato da parte di gente che sta per perdere", commenta O'Leary dal quartier generale di Dublino della Ryan Air.
 
Un'aria di crescente preoccupazione, se non proprio di disperazione, si comincia in effetti a percepire nel campo di Brexit. L'ex-sindaco di Londra Boris Johnson e il leader dell'Ukip Nigel Farage, i due leader della campagna per l'uscita dalla Ue, mettono già le mani avanti affermando che il referendum potrebbe non essere definitivo: nel futuro, in caso di vittoria del sì alla Ue, è possibile che tenteranno di organizzarne un altro. E poi ci sono i bookmaker, solitamente più precisi dei sondaggi nel prevedere (sulla base delle scommesse) l'esito di un evento, non solo in campo sportivo: ieri, per il terzo giorno consecutivo, hanno abbassato le quotazioni sulla vittoria dei sì all'Europa, che ora viene data 1/5, l'equivalente di un 83 per cento di probabilità che la Gran Bretagna resti nell'Unione europea. I sondaggi fanno la medesima previsione, sia pure in termini meno netti: i sì alla Ue vinceranno 46 a 41 per cento, secondo quello del Financial Times.